Avezzano – In quella che doveva essere finalmente la prima udienza dibattimentale del processo per l’uccisione dell’orsa Amarena la giudice Francesca D’Orazio ha accolto l’eccezione di nullità della citazione a giudizio, sollevata in aula dalla difesa dell’imputato.
A causa del vizio riscontrato, il giudice ha disposto che il procedimento riparta integralmente da capo, annullando di fatto quanto già svolto nelle precedenti fasi e costringendo le parti civili già costituite a presentare di nuovo l’istanza di ammissione.
A quasi tre anni dai fatti, questa situazione lascia intravedere il rischio di prescrizione che renderebbe vano il lavoro degli investigatori e dei periti che avevano inchiodato l’imputato alle sue responsabilità.
In questo paese, alla mancanza di pene congrue per i delitti di bracconaggio e distruzione del nostro capitale naturale e all’assenza di qualsiasi efficace controllo del territorio si aggiunge una magistratura che lavora con tempi geologici e a volte con un’intollerabile superficialità, tutti elementi che oggettivamente facilitano l’impunità dei colpevoli.
Qual è stata la risposta dello Stato a una recente e lunga serie di attacchi al patrimonio naturale abruzzese? Lo “ZERO” assoluto!
Dagli avvelenamenti che hanno ripetutamente ucciso lupi e grifoni alle “sparizioni” di altri orsi monitorati dai parchi nazionali quali “Forchetta”, “Peppina” e “Mario”, fino ad almeno uno dei due orsi recentemente recuperati morti all’Olmo di Bobbi e dei quali uno probabilmente avvelenato, le indagini non hanno prodotto mai alcun risultato e nell’unico caso dove qualcuno viene colto sul fatto è la Magistratura che con la sua superficialità rischia di garantirne l’impunità.
Resta purtroppo la frustrazione di tanti cittadini abruzzesi ed italiani che da questo processo continuano ad attendersi una corretta e veritiera ricostruzione dei fatti che portarono alla “fucilazione” di un’orsa che mai si era dimostrata aggressiva ed era diventata l’ambasciatrice della sua specie, simbolo ed orgoglio della nostra regione.
Fonte: Salviamo l'Orso
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