Avezzano – Si allungano i tempi della giustizia per l’uccisione di Amarena, l’orsa simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Durante l’ultima udienza che si è tenuta questa mattina presso il Tribunale di Avezzano, il giudice dott.ssa Orsini ha accolto l’eccezione di nullità del decreto di citazione a giudizio sollevata dalla difesa dell’imputato Andrea Leombruni.
La decisione del giudice riporta il procedimento alla fase iniziale. Come spiegato dall’avvocato Donatella Monaco, che rappresenta Animaliberaction e altre associazioni di parte civile, gli atti tornano ora in Procura e sarà necessario notificare un nuovo decreto di citazione nei prossimi mesi.
L’associazione ha espresso profonda amarezza e delusione per questo arresto forzato, attribuendo il ritardo a errori procedurali che impediscono l’ingresso nel vivo della fase dibattimentale.
Ancora più dura è la posizione del WWF Italia, che manifesta seria preoccupazione per il concreto rischio di prescrizione a quasi tre anni dall’evento.
L’uccisione di Amarena, avvenuta mentre l’orsa si trovava con i suoi due cuccioli, è considerata un atto di straordinaria gravità con ripercussioni sulle prospettive di sopravvivenza della fragile sottospecie dell’orso bruno marsicano.
Secondo l’organizzazione ambientalista, l’assenza di una risposta giudiziaria rapida rischia di trasmettere un messaggio di impunità per i crimini contro la fauna selvatica.
“Amarena era un simbolo di convivenza possibile tra uomo e fauna selvatica“, sottolinea il WWF, denunciando come la lentezza dei tribunali comprometta la certezza della pena per un danno inestimabile al patrimonio naturale italiano.
Il WWF ha richiamato l’attenzione sulla Direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, che l’Italia dovrà recepire entro Maggio 2026.
L’appello rivolto al Governo è quello di cogliere questa occasione per rendere le misure a tutela degli animali selvatici davvero efficaci, proporzionate e dissuasive, evitando che la protezione della biodiversità resti solo una dichiarazione di principio senza conseguenze reali per chi delinque.









