Capistrello, Stati:”Emissario del Fucino patrimonio Unesco?”



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Capistrello – “In un mondo indubbiamente martoriato da luttuosi avvenimenti e da sofferenze individuali e di intere popolazioni, val bene ogni tanto dare attenzione a spazio alle iniziative che esaltando la capacita dell’uomo verso il bene, anche il godimento esistenziale, fanno intravedere un futuro meno tetro. Mi sono permesso di scrivere queste riflessioni nella certezza di far cosa gradita anche agli stessi operatori della stampa costretti dall’audience ad attenzioni scandalistiche che non sempre vanno di pari passo con i loro desideri e le loro aspirazioni”. Lo scrive il dottor Carmine Stati, ex Assessore alla Sanità del Comune di Capistrello.

“Attraverso queste righe e dunque con la speranza di fare cosa gradita anche a loro – continua – vorrei rappresentare il piacere di un auditore che ha seguito, affascinato, i lavori di un gruppo di iniziativa di cultura e di proposta: gli “Amici dell’Emissario” che viva Dio non solo non ha parlato su sé stesso, ma che ha saputo coniugare un necessario percorso storico/culturale con una proposta efficace ed operativa come la richiesta del riconoscimento quale patrimonio dell’Unesco dei luoghi che hanno visto una delle più edificanti opere dell’uomo volta all’usufruibilità di un ambiente naturale, qualche volta purtroppo malevolo.

Nell’emissario artificiale del Fucino c’è tutta la storia dell’uomo, dai tempi più remoti (Claudio) a quelli meno remoti (Torlonia) fino a quelli attuali con la nuova galleria della metà del ‘900. Grazie a queste 26 persone che hanno intrapreso un percorso duro e difficile e per questo ancora più meritorio. La cornice logistica che ha accolto il convegno, ben curata, è stata gradevole anche nella qualificata presenza di noti ed impegnati relatori”.

“Vorrei esprimere – conclude il dottor Stati – un grazie al Presidente, Professoressa Pina Di Domenico, una per tutti. Con un personale amarcord, un affettuoso augurio ai fratelli Fantozzi che, rilevando i resti del vecchio Mulino Bianchi, divenuti tali per vicissitudini della mia famiglia e purtroppo favorite dalla cecità amministrativa, hanno dato a me e credo a tutta la comunità la speranza del ritorno alla vita di uno dei luoghi più belli del paese regalandoci un sogno”.




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