Avezzano e Carsoli fuori dagli aiuti di Stato. Decretata la morte dello sviluppo nella Marsica



Condividi su facebook
Condividi
Condividi su whatsapp
INVIA
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su email
Email
Condividi su print
Stampa

Avezzano. L’esempio è quello della San Carlo. Che sarebbe potuta arrivare ad Avezzano, avrebbe potuto acquistare le patate del Fucino ed elaborarle.

Un altro esempio è la Dompé. All’Aquila, la famosa società farmaceutica, ha fatto un investimento di 23 milioni di euro, raddoppiando lo stabilimento.

La materia è quella degli aiuti di Stato. Aiuti che la Marsica non ha avuto, non avrà e che porteranno probabilmente la nostra zona a essere individuata come “area di crisi”. Così “magari”, a ridosso delle prossime elezioni, i disoccupati avranno 500 euro al mese. “Magari” senza che nessuno si accorga che però quei disoccupati avrebbero potuto avere un reale posto di lavoro. Con stipendio, ferie pagate, contratti a tempo indeterminato e tutto il resto. A poco serve quel “triste osso” di 500 euro al mese a titolo di disoccupazione.

Tutto questo per dipingere il quadro del nucleo industriale di Avezzano, destinato ormai alla desertificazione. Comune e Regione intanto pare facciano finta di niente. Il misfatto ai danni di Avezzano si è consumato nelle segrete stanze della Regione.

Il tutto è quanto denunciato in un documentato dossier del LAG (Laboratorio Abruzzo Giovani), un’associazione socio-culturale senza fini di lucro che ha creato recentemente un gruppo di lavoro sullo sviluppo della Marsica.

I giovani ricercatori LAG hanno studiato, reperito documenti, intervistato esperti ed hanno consegnato alla stampa un dossier che non lascia dubbio alcuno. C’era tempo fino al 1 settembre 2016 per rivedere le zone 107.3.c (Aiuti di Stato) per gli anni dal 2017 al 2020, per dare ad Avezzano e Carsoli quegli Aiuti di Stato che erano stati negati dalla delibera di Giunta Regionale n.468 dell’8 luglio 2014.

Facciamo un passo indietro. Correva l’8 luglio 2014, quando nell’elenco delle zone agevolate dall’Unione europea, il nucleo industriale di Avezzano di colpo sparì insieme a Carsoli. L'”omicidio” di Avezzano come area industriale avveniva nonostante il fatto che – osserva LAG – il territorio esprima due importanti politici: il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio e il fratello Gianni, sindaco di Avezzano.

Da quella data (8 luglio 2014) nessuna azienda si è più insediata ad Avezzano e le imprese già operanti non hanno più investito in assenza degli importanti incentivi assicurati dagli aiuti di Stato.

Un imprenditore che voglia investire ad Avezzano, senza incentivi, non può più disporre dopo quella data di Credito d’Imposta, di Contratti di Sviluppo, di Programmi operativi regionali, di sconti sull’IVA nonché delle risorse nazionali legate al 107.3.c. Le agevolazioni previste dagli Aiuti di Stato, dalle quali Avezzano è stata esclusa, riguardano tutti i soggetti con partita Iva, anche le piccolissime imprese, che possono scalare automaticamente il 20% di quello che acquistano.

“Una situazione grave ed inaccettabile”, denunciano i giovani ricercatori di LAG, “perché un imprenditore investe ovviamente in quelle aree d’Abruzzo incluse negli aiuti di Stato e fugge da Avezzano, esclusa da ogni forma di incentivo”.

Una situazione inaccettabile che provocò giustamente forti proteste. Dopo il grido d’allarme del territorio (siamo a fine luglio 2014), Giuseppe Di Pangrazio organizzò un incontro al Comune di Avezzano (3 settembre 2014), con il presidente  della Regione Luciano D’Alfonso, con sindaci, sindacati, imprenditori e altri rappresentanti del territorio.

Come esito di quella riunione, partì il gruppo di lavoro per la redazione del Progetto Marsica, coordinato dall’economista Piero Carducci. Il mandato del gruppo di lavoro era chiaro: proporre progetti di sviluppo della Marsica con funzione di ristoro, dopo l’esclusione dagli aiuti di Stato, finanziabili nell’ambito dei progetti di sviluppo regionale (PSR-Piano di Sviluppo Rurale e altro).

La seconda importante promessa fatta in quella sede da Giuseppe Di Pangrazio fu che la Marsica sarebbe stata ricompresa negli aiuti di Stato in sede di revisione
di medio termine (giugno 2016) della zonizzazione degli aiuti stessi. Una procedura di revisione già prevista sin da allora dall’Unione Europea per il periodo 25 giugno 2016 – 1 settembre 2016.

Il gruppo di lavoro Progetto Marsica lavorò duramente e concluse i lavori nel gennaio 2015, mettendo in campo 19 progetti e 43 sub progetti realistici e rilevanti per lo sviluppo di Avezzano e della Marsica. Il Progetto Marsica venne quindi presentato ai sindaci, alle forze sociali e produttive, emendato e condiviso, alla fine viene presentato alla Regione Abruzzo, riscuotendo unanime consenso ed apprezzamento.

Si arriva con molto ritardo ad una seduta della giunta Regionale in Avezzano (novembre 2015), evento pieno di giornalisti e fotografi.

La Giunta Regionale approva il Progetto Marsica e delibera la costituzione di un secondo gruppo di lavoro per la fase attuativa. Ma questo secondo gruppo di lavoro non si è mai riunito e la fase attuativa non è mai partita. Il Progetto Marsica si è rivelato essere nei fatti una grande e pianificata bugia. Anche la seconda promessa, la revisione di medio termine, si è tramutata in una clamorosa bugia.

Il 1 settembre 2016, infatti, sono scaduti i termini per la revisione di medio termine delle aree abruzzesi che possono beneficiare degli incentivi di Stato. Nulla è stato fatto, né a livello comunale né a livello regionale.

“Alla fine di questa storia triste”, osserva LAG, “possiamo affermare senza timore di essere smentiti che i fratelli Di Pangrazio nulla hanno fatto né per attuare il Progetto Marsica né per onorare la seconda promessa fatta nel settembre 2014, allorché si impegnarono sulla revisione della zonizzazione per far rientrare la Marsica tra le  aree agevolate”.

La Marsica e la Piana del Cavaliere restano quindi escluse dai rilevanti benefici previsti dal 107.3.c.  Questo significa  che nessuna impresa si insedierà nel nucleo industriale di Avezzano (e di Carsoli)  e nessuna impresa operante ad Avezzano investirà in nuovi impianti. E questo fio al 2020, avendo colposamente saltato l’enorme opportunità prevista dalla procedura di revisione conclusasi in questi giorni.

“Giuseppe Di Pangrazio si è assunta una grave responsabilità e lo stesso dicasi per il fratello Gianni. La loro condotta”, osservano i giovani LAG, “è imperdonabile. Le promesse reiterate e non onorate non sono promesse, ma bugie e le bugie dette e ripetute da un livello importante come è il presidente del consiglio regionale sono inaccettabili. La Marsica e la Piana del Cavaliere sono emarginate e fuori da tutto, questi sono i fatti e questa è la realtà. Il Progetto Marsica è una megabufala rifilata al territorio. Ora ci diranno che arriveranno altri soldi ed altri strumenti per lo sviluppo di Avezzano. Ancora bugie, o meglio solo promesse. Sono passati quattro anni e non si e visto nulla. Ora ci diranno che dato che non c’è stato alcuno sviluppo, Avezzano merita di essere dichiarata “Area di Crisi”. Ovvero si avvierà l’eutanasia del territorio, perché area di crisi – ammesso che venga concessa, e dopo una lunga istruttoria – significa solo un po’ di assistenza in più. Non servirà a nulla, o peggio sarà un contentino, mentre in altri territori, con il 107.3.c e strumenti connessi (Aree Interne, Contratti di Programma, ecc.) si consolidano aziende e si fa a gara a insediarne altre. Avezzano avrà qualcosa per sistemare i giardini di Villa Torlonia che sono e restano di proprietà della Regione”.

Il dossier LAG si chiude comunque con una nota di speranza: esistono altri strumenti di politica economica attivabili per lo sviluppo di Avezzano e della Marsica.

Purché ci sia la volontà politica di attivarli.

Leggi il documento del laboratorio Abruzzo Giovani:

dossier-finale




Lascia un commento