Il procuratore del Santuario è una figura carismatica, un laico impegnato con doti morali e religiose necessarie per ricevere il mandato. Tra il 1870 e il 1890 fu procuratore del Santuario Tullio Raffaele, il quale amplificò le cappelle principali del Santuario, ovvero quella della Madonna dello Spirito Santo e di San Michele Arcangelo. Fece ridipingere dal pittore sorano Giacchetti Costantino le immagini di San Michele (copia del famoso artista Guido Reni), della Madonna Addolorata, di San Giuseppe e di Sant’Antonio di Padova. Quest’ultimo, a causa della forte umidità, andò distrutto e venne sostituito con l’attuale quadro in ceramica. In ultimo, quello posto nel fuoco comune simboleggiava il Purgatorio e fu commissionato dalla fratellanza Luchese, allora molto numerosa.
Dal 1891 fino al 1913 fu procuratore Alfonso Cianfarani, il quale abbellì con intonaci e stucchi le varie cappelle sia dentro che fuori la Grotta. Migliorò l’ospizio dei pellegrini e invitò il maestro Fabiano Blasetti nel 1894 a scrivere una memoria sulla Grotta di S. Angelo, non esistendo ancora una storia scritta. Questa, sebbene trattasi di una leggenda medievale senza riscontro ufficiale, ha reso al Santuario un servizio che i secoli e la pia credulità hanno conservato. Nel 1910, Cianfarani invitò Achille Lauri a scrivere una monografia sulla Grotta di Sant’Angelo, con i primi riferimenti scritti sugli esercizi spirituali, i regolamenti per gli eserciziandi e le prime immagini fotografiche degli esercizi. Il compilatore dedicò il suo lavoro al Cavaliere del lavoro Alfonso Cianfarani, che solermente intendeva preservare la Grotta di S. Angelo, luogo di poesia, sublime per il credente, il geologo e l’artista.
Nel 1914, dopo la sua morte, fu nominato procuratore il figlio Francesco, il quale però, non trovando accordo con il Rettore, lasciò subito l’incarico. Dal 1915, a causa del tremendo terremoto del 13 gennaio che devastò tutta la Marsica e la Valle Roveto, anche il Santuario di Sant’Angelo subì le conseguenze dell’immane sciagura, accelerando una triste decadenza già in atto a causa della mancanza di un procuratore. I procuratori successivi, pur animati da buona volontà, non riuscirono a fare molto. Le circostanze avverse della carestia nel dopo terremoto e della Grande Guerra non permisero di pensare al restauro del Santuario; soltanto pochi fratelli continuarono a raccogliersi nel Santuario per gli esercizi.
I procuratori fino al 1941 furono Venditti Michele, Norcia Pietro e Bifolchi Diodato. Sempre nel 1941, iniziò la rinascita del Santuario per opera del nuovo procuratore Antonio Troiani. Dal momento in cui il Parroco, Rev. Don Antonio Macciocchi, gli affidò ufficialmente le chiavi, a S. Angelo non si perse più tempo.
Antonio nacque a Balsorano il 12 dicembre 1904 da una famiglia di agricoltori onesti e laboriosi. I genitori, dotati di un profondo attaccamento alla Chiesa, fornirono ai loro figli, fin dalla loro più tenera età, un’educazione di vera e sentita religiosità. Antonio fu continuamente impegnato nel servizio della Chiesa e dei fratelli, prima come chierichetto, poi come membro dell’Arciconfraternita della Madonna Addolorata ed, in seguito, come Priore per diversi anni. Non era un compito facile, principalmente a causa delle pessime condizioni in cui versava il Santuario: l’ospizio non esisteva più, gli altari erano spogli e gli arredi sacri quasi inesistenti, rotti o completamente laceri.
Tuttavia, la grande fede, l’amore verso la Madonna dello Spirito Santo e la devozione verso S. Michele Arcangelo sciolsero rapidamente ogni riserva che Antonio aveva espresso al parroco e, con determinazione, accettò l’incarico. Incominciò subito a lavorare per riportare il Santuario all’antico splendore, affiancato da Aristide Fantauzzi. Nel 1943, però, l’entusiasmo venne eclissato dal buio della guerra, già giunta alle porte. Solo pochi affezionati fratelli continuarono a salire al Santuario per gli esercizi spirituali, mentre molti balsoranesi, atterriti dai bombardamenti, lo utilizzarono come rifugio.
Nel 1945, subito dopo la guerra, l’arciprete di Balsorano, Don Antonio Macciocchi, rinunciò alla guida della parrocchia per malattia. Nello stesso periodo, il procuratore, consigliato dai Padri Francescani Vittoriano Pestilli e Tito Orsini, avanzò domanda di risarcimento per i danni di guerra subiti dal Santuario. Nello stesso convento tornò Padre Enrico Iacovitti, figlio spirituale di Sant’Angelo. Così, il procuratore, che aveva iniziato l’opera di ricostruzione, si sentì rinfrancato dalla presenza di Padre Enrico, comprendendo che il Santuario non era più solo, grazie alla protezione dei Santi.
Le difficoltà per la ricostruzione, tuttavia, furono molte e la pratica per il risarcimento richiese lunghi anni per essere conclusa. Finalmente, nel 1949, fu stanziata la prima somma per i lavori di ricostruzione. Tuttavia, si dovette superare l’ostacolo della legge che non contemplava i Santuari per i risarcimenti. Con pazienza e determinazione, il procuratore e Padre Enrico riuscirono a portare a termine le pratiche e il 8 maggio 1950, nello stesso giorno della festa di San Michele, i funzionari del Genio Civile e l’impresario Cesarini di Civitella Roveto giunsero per iniziare i lavori di ricostruzione.
Il procuratore, ora con maggiori possibilità di azione, poté muoversi con entusiasmo. Esauriti i fondi necessari, ci vollero altri due lunghissimi anni per reperire le risorse per la sopraelevazione del secondo dormitorio, che fu completata dall’impresa Di Cesare di San Vincenzo Valle Roveto. Da quel momento, l’entusiasmo tornò a crescere, portando alle celebrazioni di sempre più numerosi esercizi spirituali, coinvolgendo i pellegrini di Balsorano, della Marsica, della Valle Roveto e dei paesi limitrofi.
Nel 1954, i lavori all’ospizio furono ultimati e gli esercizi spirituali si celebrarono con particolare solennità, avendo anche la benedizione del mosaico della Madonna dello Spirito Santo, realizzato dalla Scuola Vaticana. Durante la celebrazione furono raccolti fondi che permisero di riattivare la mensa comune e i dormitori, ora dotati di brande di tipo militare. Durante gli esercizi spirituali, il 5 maggio 1957, avvenne l’inaugurazione ufficiale del Santuario, che risorse come per miracolo. Intervennero diverse autorità locali e religiose e migliaia di pellegrini per un evento indimenticabile.
Con la chiusura degli esercizi spirituali di quell’anno, circa duecento fratelli furono ricevuti in udienza speciale da Papa Pio XII, al quale fu donato un album ricordo del Santuario di S. Angelo. La rinascita del Santuario fu il trionfo dello spirito, permettendo a molti di ritrovarsi in Cristo. Negli anni a seguire, continuò il lavoro di ricostruzione e abbellimento del Santuario da parte del procuratore Antonio Troiani.
Nel 1965, il procuratore subì un grave lutto familiare per la scomparsa della sua adorata moglie Erminia. Questa perdita non spense il suo fervore per il Santuario, anzi, intensificò la sua dedizione. Negli esercizi spirituali del 1967, il gruppo di collaboratori aumentò. Negli anni a seguire, il procuratore continuò a raccogliere fondi e a perseguire la ricostruzione, affrontando difficoltà legate al trasporto del materiale, ridotto a causa della scarsità di muli e della nuova ricerca di lavoro nell’industria.
La sua vita si dedicò completamente al Santuario, diventando un punto di riferimento per la comunità e per i pellegrini. Si dedicò anche ad attività di beneficenza, provvedendo al vitto senza spese. Nel 1974, fu ripristinato l’acquedotto, nel 1975 furono restaurati diverse cappelle e nel 1976 fu acquistato il quadro in ceramica del Santo Sepolcro. La dedizione del procuratore continuò a spingere tutti verso la ricostruzione e il rinnovamento del Santuario.
Nel 1982, il procuratore richiese di traslare le spoglie di Padre Enrico nella Grotta di Sant’Angelo. Nonostante le difficoltà burocratiche, con il sostegno della comunità, il sogno si realizzò, e la cerimonia fu seguita da un grande numero di fedeli. Oggi, le spoglie di Padre Enrico riposano in un loculo nella Grotta, simbolo di un’opera continua di fede e dedizione che continua a brillare per la comunità.
Riferimento autore: Tullio Sante.