Appuntamento al 12 marzo con padre Marko Rupnik, uno dei massimi rappresentanti di arte sacra al mondo, nella chiesa di San Pelino



Avezzano – È previsto per sabato 12 marzo alle ore 18:30, nella chiesa di San Michele Arcangelo a San Pelino, l’incontro con padre Marko Rupnik, uno dei massimi artisti di arte sacra a livello internazionale.
Padre Marko Rupnik, dopo la consueta celebrazione della messa alle 17:30, che sarà presieduta dal vescovo, mons. Giovanni Massaro, terrà una catechesi, ovvero un momento di formazione.
L’argomento principale è l’iconografia dell’aula liturgica, con cui si intende la realizzazione delle pitture all’interno delle chiese, tenendo conto che l’arte sacra ha dei canoni propri, i cosiddetti canoni iconici, con cui si cerca di dare percepibilità e visibilità a ciò che è fondamentalmente invisibile.

Questo appuntamento si inserisce in un ciclo di catechesi, organizzato e fortemente voluto dal parroco di San Pelino don Antonio Allegritti e dal consiglio pastorale, che è iniziato il 19 febbraio con la presenza di mons. Marco Frisina, che ha parlato di teologia, musica e architettura, proseguirà con l’appuntamento del 12 marzo con padre Marko Rupnik, e si concluderà il 2 aprile con la presenza di padre Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio Liturgico della diocesi di Roma, che spiegherà come si realizza l’adeguamento dell’aula liturgica.
Padre Rupnik ha un curriculum davvero ammirevole, infatti tra le tante esperienze si può annoverare la fondazione del Centro di Spiritualità Aletti, in cui ci si forma alla spiritualità, all’arte e alla teologia, e la realizzazione di affreschi all’interno di chiese molto importanti, ad esempio la chiesa di San Giovanni Rotondo, quella di Lourdes, di Fatima, e nella cappella del Palazzo Apostolico del Papa.
Dietro questo cammino di formazione si cela un progetto assai innovativo, approvato dalla Soprintendenza Belle Arti, che prevede un adeguamento della chiesa di San Pelino alle indicazioni del Concilio Vaticano II, basato su 3 pilastri fondamentali: restauro dell’esterno, che è stato già avviato, adeguamento liturgico, che prevederà una diversa collocazione di altare, ambone e sede, e pittura del catino absidale.

Per comprendere l’esigenza di conformare l’edificio sacro a ciò che richiede la liturgia del Concilio Vaticano II è importante sapere che la chiesa di San Pelino è stata edificata negli anni ’50, dunque è stata concepita secondo la liturgia dell’epoca, con la messa celebrata in latino e il parroco di spalle nei confronti dei fedeli.
Con il Concilio Vaticano II, l’assemblea di vescovi di tutto il mondo iniziata nel 1962 e conclusasi nel 1965, c’è stata una riforma della liturgia sulla base del principio della partecipazione attiva, dunque con i fedeli non più passivi, ma fortemente attivi durante la liturgia, soprattutto attraverso il canto e la preghiera.
Pertanto la chiesa di San Pelino, che non era stata ancora adeguata a queste disposizioni, necessita dunque di un rinnovamento, che prevede ad esempio che l’ambone, il punto da cui si proclama la parola di Dio, non debba essere un semplice leggìo, ma un polo di grande importanza, che abbia il giusto ruolo all’interno dell’edificio.
A corredare questo progetto ci sarà inoltre la creazione di una cappella feriale per la celebrazione quotidiana della messa, di una nuova sagrestia e di un’aula per le confessioni.
“Questo evento di formazione nasce dall’idea di rendere attivamente partecipe la popolazione in merito a quanto stiamo facendo”, spiega don Antonio Allegritti, “E la presenza di mons. Massaro è un grande segno di prossimità alla nostra parrocchia, la nostra diocesi sta apprezzando moltissimo la capacità del vescovo di essere presente in tutte le realtà parrocchiali, e lo accoglieremo con la presenza di tutte le associazioni, i gruppi e i movimenti, e soprattutto dei ragazzi che frequentano la catechesi”.
Prosegue poi: “Per quanto riguarda proprio i ragazzi ho voluto coinvolgerli in prima persona in questo progetto, e mi piaceva l’idea di trasformarli in piccoli architetti, tanto che ho chiesto loro di realizzare dei disegni per capire come immaginassero la loro chiesa ideale, dando anche modo di esprimere al massimo la loro creatività”.
Conclude così: “Applicando l’idea del Concilio Vaticano II, la volontà è quella di restaurare la chiesa fatta di pietre per restaurare la chiesa fatta di persone”
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