Appalti spacchettati e recuperi del ribasso d’asta, i carabinieri arrestano 10 persone per la ricostruzione dell’Aquila



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L’Aquila. Nella mattinata odierna, il Reparto Operativo del Comando Provinciale di L’Aquila, comandato dal Tenente Colonnello Andrea Ronchey e collaborato dai Comandi territoriali delle province interessate, ha dato corso a dieci ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, notificando, contestualmente, altri cinque provvedimenti di applicazione del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale, su ordine del gip Giuseppe Romano Gargarella.

È quanto si legge in una nota diffusa dal comando carabinieri dell’Aquila che prosegue:

I provvedimenti interessano pubblici funzionari, imprenditori e professionisti, residenti nelle province di L’Aquila, Teramo, Pesaro Urbino e Bari, ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di “concorso in corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, nonché soppressione, distruzione e occultamento di atti veri”.

L’indagine, avviata nel 2016 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di L’Aquila, coordinata dal Procuratore Capo  Michele Renzo e condotta dal P.M. Antonietta Picardi della Procura della Repubblica di L’Aquila, ha riguardato complessivamente 35 soggetti (i restanti indagati in stato di libertà) ed ha messo in luce un serie di condotte poste in essere da alcuni funzionari pubblici, inseriti nel contesto del Segretariato Regionale del MiBACT dell’Abruzzo, che, ricoprendo varie funzioni e ruoli nel contesto dell’assegnazione e controllo sulle opere di restauro successive al sisma del 2009, avrebbero gestito gli appalti della ricostruzione post sisma in maniera clientelare, attribuendo incarichi professionali (alcuni dei quali su scelta dell’amministrazione, altri su loro indicazione operati dalle stesse ditte interessate all’esecuzione delle opere) a parenti ed amici.

Sempre secondo quanto ipotizzato dai Carabinieri, talune ditte si sarebbero garantite l’assegnazione di gare d’appalto con ribassi particolarmente cospicui, ottenendo successivamente il recupero, attraverso il riconoscimento di varianti in corso d’opera. Più in particolare le ditte esecutrici, in accordo con i funzionari, avrebbero avuto modo di recuperare i ribassi, durante lo svolgimento delle opere edili, con le c.d. perizie di variante (riassegnate ad affidamento diretto o con procedure negoziate senza gara) ovvero grazie a perizie di adeguamento prezzi, con un aumento talvolta anche elevato rispetto all’importo iniziale dei lavori a base d’asta.

Il compenso per i funzionari si sarebbe concretizzato, secondo quanto ricostruito, attraverso l’affidamento di incarichi professionali a parenti e/o amici (le cui parcelle, per altro, proporzionate al valore dei lavori, si arricchivano alla concessione di ciascuna variante) ovvero attraverso l’elargizione di somme in denaro; per taluni procedimenti sarebbe stata, infatti, accertata sia la turbativa della gara per l’assegnazione dei lavori sia il relativo pagamento di somme da parte dell’imprenditore al funzionario compiacente, quale corrispettivo per il buon fine dell’accordo.

Per evitare le prescritte comunicazioni all’ANAC, e, di conseguenza il controllo censorio del Garante, sarebbero state opportunamente concordate di volta in volta, con le ditte, perizie di variante al di sotto del 20% dell’ammontare dei lavori, “spacchettando” in questo modo l’importo del recupero del ribasso.

Complessivamente poste sotto osservazione dai Carabinieri le procedure relative all’assegnazione ed esecuzione di dodici opere di restauro di altrettanti edifici di interesse storico-culturale.

Di rilievo la procedura inerente le opere di recupero e restauro del Teatro Comunale di L’Aquila, i cui lavori sono attualmente in fase relativamente avanzata.

Contestualmente sono state eseguite le operazioni di acquisizione di tutta la documentazione presente presso l’Ente pubblico, nonché custodita presso ditte, studi professionali e laboratorio analisi, con il sequestro di computer e supporti informatici vari.

Secondo Abruzzoweb.it tra gli indagati ci sarebbe anche l’ex segretario generale del ministero dei Beni Culturali d’abruzzo Berardino Di Vincenzo, ora in pensione, tra i 10 indagati finiti agli arresti domiciliari nell’ambito della nuova inchiesta sulla ricostruzione pubblica post-terremoto 2009.

Da Abruzzoweb (http://www.abruzzoweb.it/contenuti/terremoto-l-aquila-corruzione-in-appalti-pubblici-10-arresti/633067-302/)

È quanto emerge da fonti investigative.

Le indagini quindi toccano gli appalti pubblici gestiti dagli uffici regionali del Mibact.

A tale proposito, sono una quindicina le commesse pubbliche finite all’attenzione degli inquirenti.

Non si conoscono per ora gli altri enti coinvolti.

Con Di Vincenzo è indagato anche il figlio, Giancarlo, architetto, che è tra i 5 che hanno ricevuto la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale.

I due sono stati già indagati lo scorso febbraio nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti della Regione Abruzzo, in particolare per il filone della ricostruzione post-sisma di palazzo Centi, sede della presidenza della Giunta nel centro storico aquilano.

Da un paio d’anni Berardino Di Vincenzo è consulente della Regione Abruzzo, nominato dal presidente, Luciano D’Alfonso, tra i ‘saggi’ che hanno seguito il dossier del Masterplan per il Sud con lavori pubblici programmati da 1,5 miliardi per 77 interventi.




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