Alba Silvani, insegnante no vax sospesa, scrive a Marsilio e chiede il green pass gratuito



Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print

Collarmele – Il nome di Alba Silvani, da alcune settimane, è divenuto l’emblema di una guerriglia quotidiana al sistema sanitario e amministrativo italiano. La donna, 62enne sulmonese, insegna presso la scuola dell’infanzia di Collarmele, connessa al plesso scolastico “Fontamara” di Pescina. Non avendo presentato il green pass (poiché non vaccinata e non sottoposta a tampone), come prevede la legge, dopo cinque giorni è stata sospesa dall’insegnamento, senza stipendio.

L’insegnante attua la sua protesta dall’inizio dell’anno scolastico e chiede fin dal primo giorno di poter eseguire il tampone gratuitamente: “il governo ha concepito l’obbligo di green pass a pagamento come una vera e propria punizione per chi non intende vaccinarsi“, questo il suo pensiero.

La maestra Silvani, ora, scrive al Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, per chiedere che la nostra Regione impegni dei fondi appositi per pagare la possibilità di ottenere il green pass anche senza sottoporsi alla vaccinazione anti Covid, quindi chiedendo che la comunità paghi il tampone a chi non vuole vaccinarsi. Ecco il testo della lettera che Alba Silvani ha inviato a Marsilio:

Sig. Presidente,

chi le scrive è un’insegnante di Scuola dell’Infanzia che, dopo molti anni di precariato, ha finalmente ottenuto l’immissione in ruolo nel plesso di Collarmele. Ma questo diritto mi viene negato dallo Stato il quale da me richiede il pagamento di una vera e propria tassa per svolgere il mio lavoro di insegnante. Tale è infatti, a mio avviso, l’obbligo del green pass a pagamento introdotto dall’attuale governo. Per non aver esibito per cinque giorni il certificato verde sono stata sospesa dall’insegnamento e privata dello stipendio.

Le preciso che non sono contraria al green pass come tale ma ritengo che non sia giusto che si debba pagare per poter lavorare, tanto più che viviamo in un Paese il cui art. 1 della Costituzione afferma che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Se il green pass fosse, come dovrebbe essere, una misura per il monitoraggio della diffusione del virus e quindi un provvedimento di natura sanitaria, allora dovrebbe essere gratuito, come gratuito è il vaccino. Invece il governo ha concepito il green pass come misura punitiva nei confronti di chi nutre legittimi dubbi sul vaccino. Lo ha detto chiaramente il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta quando ha affermato che “il green pass è geniale perché aumenta il costo psichico e monetario” a carico di chi sceglie di non vaccinarsi.

Eppure ad avere perplessità sul vaccino Covid non è solo una parte dei cittadini ma anche insigni uomini di scienza come il Premio Nobel per la medicina Luc Antoine Montagnier, medico, biologo e virologo francese, scopritore del virus dell’HIV, il quale ha dichiarato che “siamo di fronte ad una situazione sconosciuta e quando è così bisogna adottare un principio di precauzione. Lo sanno tutti che i vaccini Covid non ci proteggono dalla trasmissione del virus. Il 40% delle persone vaccinate può infettarsi, il virus non resta quello che era all’inizio: cambia, muta e crea nuove varianti”.

E a proposito delle cure Montagnier ha aggiunto: “esistono terapie efficaci e a poco costo, ci sono i mezzi per lottare contro la pandemia. Le case farmaceutiche dovrebbero impegnarsi per trovare queste cure che sono state trovate per l’Aids, invece si impegnano solo per i vaccini”.

In merito all’obbligo del green pass lei ha dichiarato: “trovo una contraddizione insanabile tra la moral suasion invocata per preservare la facoltatività del vaccino e le restrizioni con relative sanzioni imposte a chi non lo fa, tra cui la sospensione dello stipendio e dei contributi” ed ha aggiunto che non si può “rendere la vita impossibile” a chi sceglie liberamente di non fare il vaccino. Le sue sono parole condivisibili e di buon senso.

Per questo sono a chiederle di fare, come Regione, quello che lo Stato, mostrando grande incoerenza, si rifiuta di fare : ovvero destinare appositi fondi del bilancio regionale per rendere gratuito il certificato verde. Tanto più che vi sono categorie, come quella degli insegnanti, che hanno raggiunto percentuali di vaccinazione vicino al 100%, quindi non dovrebbe trattarsi di una spesa eccessiva. In questo modo garantirebbe un servizio sanitario pubblico ed eliminerebbe una pesante ingiustizia che il governo di un Paese davvero democratico non dovrebbe perpetrare a danno dei propri cittadini. Confido in suo favorevole riscontro a questa mia lettera e le invio i miei più distinti saluti“.