Al Castello Orsini di Avezzano “La Bambina dei fiammiferi”



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Spettacolo di narrazione e suggestioni sensoriali con canzoni, suoni, odori, sapori… per dieci attori, una musicista ed un piccolo gruppo di spettatori bendati. Musiche e canzoni di Paolo Capodacqua eseguite dal vivo da Germana Rossi.

Con: Santo Cicco, Laura Tiberi, Martina Di Genova , Roberto Mascioletti, Antonella Di Camillo, Eleonora Cipolloni , Enrico Di Giambattista, Fiorenza Matarazzi, Renato Barattucci , Germana

Rossi e la partecipazione straordinaria di Giorgia Musiche e canzoni di Paolo Capodacqua eseguite dal vivo da Germana Rossi. Ideazione e regia Mario Fracassi

“La Bambina dei fiammiferi”da H. C. Andersen “Era la vigilia dell’ultimo dell’anno. Il sole era già tramontato. Nevicava e faceva molto freddo. La piccola fiammiferaia vagava per la città, cercando invano di vendere fiammiferi. La gente passava incurante della bimba. La piccina si accovacciò sulla neve per ripararsi dal freddo, per scaldarsi accende un fiammifero e…”

Usando la sua energia per qualcosa che può sembrare effimero, la bambina crea una sua vita fantastica, una vita più piacevole di qualsiasi altra cosa su cui possa posare lo sguardo. Ogni fantasia portata dai fiammiferi accesi, però, si estingue, e di nuovo la bimba è nel gelo. Ogni fiammifero acceso crea l’incanto di una scena familiare, l’illusione di un calore, di un’intimità e di tanta bellezza. I bambini, per indole e temperamento, sono inclini ad abbandonarsi alle suggestioni delle loro fantasticherie e dei loro giochi per la realizzazione dei loro desideri. E i fiammiferi della bambina sono come i nostri sogni, costituiti di materia immaginifica che continua ad incidere sul mondo con la sua intensità utopica. Ma, uno dietro l’altro, i fiammiferi si spengono e l’ultima apparizione che si avvera è quella della nonna, l’unica persona che le avesse mai voluto bene, che prende in braccio la bimba per portarla con sé, lì dove l’amore e la bellezza non hanno mai fine.

È assolutamente necessario prenotarsi

IL PROGETTO ARTISTICO

Lo spettacolo “La Bambina dei fiammiferiè il frutto di un progetto con cui indagare il senso profondo di questa dimensione conosciuta, temuta, interrogata, rimossa che è l’ascoltare le storie al buio. Proprio quel “buio che può rappresentare il terrore, il nulla, ciò che si oppone violentemente alla chiarezza della parola, alla trasparenza di ciò che si vede, alla luce che esplora la conoscenza, e invece è qualcosa che deve essere portato in superficie, perché questo è il cammino della conoscenza. in cui capita di sognare quando la coscienza diurna si mette da parte. Abbiamo cominciato anni fa a lavorare con “l’immagine sensoriale” sentendo che quello che stavamo cercando era una forma di teatro che ci potesse far sentire più impegnati nella ricerca di strade di relazione con lo spettatore più profonde. Cercavamo una forma di teatro che coinvolgesse più profondamente lo spettatore permettendogli di camminare sul confine tra il concreto e l’illusorio lasciandosi prendere con piacere dalla propria immaginazione. Quel che abbiamo voluto sperimentare è la possibilità di guardare e far guardare oltre la vista. Questa che può sembrare una semplice “fuga per la tangente”, simile al delirio, alla allucinazione, alla visione magica, tuttavia contiene al suo interno delle istanze e delle strategie in grado di mettere in discussione il confine tra la normalità e l’alterità per costruire degli spettacoli fatti con la stessa materia del sogno, spettacoli come rappresentazione di pure immagini. “Si vede veramente quando la realtà che vediamo passa attraverso il nostro cuore, la nostra interiorità, la nostra memoria e diventa parte di noi. Quando ci capita di vedere veramente, nel senso più pieno del termine, allora questa visione ha anche un effetto necessario: quello di farci vedere come noi siamo.” Il sogno, come materiale simbolico, metaforico e icastico è il nostro modello esplorativo perché libero di scartare in deviazioni imprevedibili dove lo spazio e il tempo verranno a trasformarsi. L’immaginazione può debordare, tagliando tutti i rapporti di somiglianza del “come” tra il reale e l’immaginario

Era l’ultimo giorno dell’anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada………, è l’inizio della nota fiaba di Hans Christian Andersen La piccola fiammiferaia, un’icona favolistica che, insieme alle altre scritte dal noto autore, si è impressa nel nostro immaginario collettivo animando la fantasia di adulti e piccini. Da sempre, la triste sorte di questa misera fanciulla affamata e congelata dal freddo che cercava di vendere fiammiferi per comprarsi un pezzo di pane, è stata oggetto di trasposizioni teatrali e filmiche, spesso trite e ritrite, con incursioni e chiavi di lettura di ogni genere. Del resto c’è da dire che il repertorio favolistico, specie quello di H.C. Andersen, presenta un terreno fertile e malleabile a qualunque rifacimento, benché rimanga inalterata la narrazione. Ma, una rilettura singolare ed ingegnosa di questa fiaba, con tanto di apprezzamenti, giunge dal Florian, Teatro d’Innovazione di Pescara, per la regia di Mario Fracassi, presentata in diversi appuntamenti e in più repliche pomeridiane. In questo caso non si è di fronte ad una rivisitazione o ad una particolare ambientazione della storia, bensì ad un lavoro sullo spettatore: alla rappresentazione si assiste rigorosamente bendati e seduti con attorno gli attori che raccontano la storia. Se il “Teatro” quello con la “T” maiuscola, luogo per eccellenza della rappresentazione in cui architettura, scenografia e scenotecnica concorrono a costruire uno spazio artificiale esclusivamente per la visione con illusioni ottiche e prospettiche, paradossalmente e in questo caso, si fa luogo della sola immaginazione. Lo spettatore viene condotto in un viaggio, un’esperienza sensoriale unica, dove i sensi, tranne la vista, vengono sollecitati in tutti i modi possibili. Dunque, non si vede cosa accade intorno, ma si percepisce il freddo che tormenta la bambina, toccando un volto gelido che si avvicina, mentre fiocchi di neve cadendo si sciolgono sul proprio corpo. Si odono le voci vicine e lontane dei passanti indifferenti tra borghi, strade e botteghe. Si sente il gustoso odore di arrosto che proviene dalle case festose. Si vive la stessa sensazione di freddo, che vive la bambina, attenuata dal lieve tepore di un fiammifero acceso.

Sale lo stesso appetito, che come una morsa allo stomaco, prende la bambina nell’immaginare una tavola imbandita piena di prelibatezze, dove una fumosa e stuzzicante oca in arrosto spicca sulla tovaglia bianca. Profumi complessi di fruttati vini inebriano la stanza luminosa e brillante, dove musiche danzanti e allegre canzoni – suonate dal vivo dal gruppo di attori e musici che animano la storia e composte per l’occasione da Paolo Capodacqua – s’intonano rendendo un’atmosfera di gioia e spensieratezza. Si prova lo stesso disincanto, avvertito da tante voci in punti diversi, quando quest’immagine svanisce e si viene catapultati di nuovo nel freddo. Ma il corpo dello spettatore, tenuto in uno stato quasi di all’erta, percepisce di essere avvolto in un alone di intenso candore, dato dalla fiamma dell’ultimo fiammifero acceso che sprigiona luce e calore, e attraverso il quale la bambina vede la sua nonna che la porta in cielo con sé. Ci si sente trasportati e disorientati, come se i propri corpi avessero spiccato il volo. Tutto si dissolve quando si riaprono gli occhi e davanti a sé un grande albero, luminoso e colorato, lo stesso che aveva sognato la bimba. Nessuno tra gli astanti ha potuto osservare, scrutare il volto di questa fanciulla, ma tutti tra loro, sono stati immersi in una dimensione spazio-temporale indefinita, che si è materializzata solo nella mente di ognuno. Un’esperienza condivisa per ognuno di loro, ma differente per ciascuno: le proprie immagini e la personale costruzione di ambienti, scene e personaggi, attraverso le intime percezioni e sensazioni, non si possono toccare, vedere e sentire, ma restano vive e palpabili nella nostra fantasia. Ciò dimostra che con acume e creatività l’arte ed il teatro proliferano con prodotti innovativi e di contenuto, sopravvivendo degnamente ad una crisi economica che colpisce in particolar modo il settore.