A dieci anni dal terremoto, le condizioni della Marsica prospettate in Parlamento (gennaio-aprile 1925)

Per chi desidera ripercorrere oggi le vicende della rivoluzione fascista, i termini connessi a questa tematica si modificarono con la data del 3 gennaio 1925, quando la lotta politica e «con essa la nostra stessa storia nazionale entrarono in una nuova fase». In sostanza, aumentarono i motivi di preoccupazione, di critica, d’incertezza e di dissenso rispetto al regime e alla politica mussoliniana. Indubbiamente, subito dopo il discorso di Mussolini, l’ennesimo colpo di forza aveva causato scompiglio tra i sostenitori del vecchio sistema tradizionale e gli oppositori (persino il re si era defilato elegantemente). L’uscita dal governo degli ultimi ministri liberali e il passaggio all’opposizione di Orlando e Salandra con tutti i deputati del «listone», non ebbe «ripercussioni positive tra gli ex nazionalisti e i fascisti di destra». Tutto ciò si aggravò nel bel mezzo della congiuntura economica. In definitiva, con il discorso del 3 gennaio e «con i provvedimenti repressivi ad esso seguiti Mussolini aveva inferto un colpo decisivo all’opposizione, mettendone a nudo l’impotenza politica». Scompaginando le organizzazioni comuniste e socialiste che ne costituivano la punta più avanzata e pericolosa, le ridusse alla difensiva (1). 

Non v’è da stupirsi che anche nella Marsica gli avversari del fascismo subirono nuove rappresaglie a Civitella Roveto, Tagliacozzo e Avezzano, con il sequestro di volantini, bollettini a stampa e opuscoli sovversivi. L’arresto di contadini socialisti, che a Luco e a Cerchio cantavano «Bandiera Rossa» nel bel mezzo di gravi scontri armati, furono registrati dettagliatamente nelle denuncie della Pubblica Sicurezza, inviate dal prefetto aquilano Federico Chatelain: i suoi inquietanti rapporti rimangono un caso esplicito (2).

Tuttavia, il giornalista Luigi Bologna, con un articolo pubblicato in prima pagina de Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, cercò di riportare l’attenzione del governo fascista sulle gravi condizioni della Marsica, reclamandone subito la «sua resurrezione». In occasione del decimo anniversario del terremoto, scrisse: «Per noi abruzzesi non esiste che un solo punto di riferimento per tutti gli avvenimenti, che in questi dieci anni si sono andati svolgendo: il 13 gennaio 1915, la data che segnava la rovina e l’orrore nella Marsica forte […] Il Governo nazionale ha accondisceso alle richieste avanzate dalla deputazione abruzzese. Sia lode, per questo. Ma non basta: occorre chiedere ancora, per ottenere tutto ciò che abbisogna. Nella ricorrenza della data fatale, i Sindaci ed i Commissari dei Comuni della Marsica facciano solenne giuramento di volere fermamente la ricostruzione dei propri agglomerati […]  Chi oggi manca, tradisce, al cospetto dei propri morti lacrimati; tradisce la propria causa! Chi avrà l’animo di mancare?» (3).

       

A dieci anni dal terremoto, le condizioni della Marsica prospettate in Parlamento (gennaio-aprile 1925)
L’onorevole Sipari; Sardi e Acerbo a Montecitorio

Lo stesso giornale, raccogliendo poi le adesioni dei comuni interessati all’iniziativa lanciata da Luigi Bologna, dopo aver pubblicato un elenco delle opere necessarie per le impellenti necessità, intervistò l’onorevole Erminio Sipari «primo firmatario di un complesso ordine del giorno, presentato dai deputati abruzzesi, in sede di discussione del bilancio del Ministero delle Finanze». Naturalmente, appoggiarono l’iniziativa, gli onorevoli Alessandro Sardi e Luigi De Simone, coinvolgendo anche Giacomo Acerbo (4).

L’intraprendenza del giornalista mirava a stimolare tutti quei comuni che ancora non avevano presentato richieste specifiche. Più tardi, il deputato Sipari comunicò che: «Fin dall’ottobre 1924, in occasione della visita ad Aquila del Presidente del Consiglio, furono raccolti i memoriali preparati dalle singole amministrazioni comunali, circa i loro desiderata; e dallo spoglio di tali pro-memoria sono stati tratti, a cura dell’on. Acerbo, gli elementi per la redazione di uno schema di decreto-legge a favore dell’Abruzzo, che la deputazione abruzzese molisana esaminò e discusse il 1° dicembre scorso e approverà definitivamente, fra qualche giorno, dopo avervi apportate tutte le aggiunte, di cui è riconosciuta l’utilità».

Secondo il parere dell’onorevole, i risultati ottenuti erano soddisfacenti solo in parte; comunque, almeno si erano ottenute proroghe dei termini giunti a scadenza: «e cioè quelli per la documentazione e l’esecuzione delle opere, come per la ricostruzione fuori comune per la riparazione degli acquedotti e per la richiesta alla Cassa Depositi e Prestiti di mutui di favore per coprire le spese delle quote a carico degli enti i cui termini sono scaduti al 31 dicembre 1923 e non sono stati esplicitamente prorogati. Come pure si è ottenuta la proroga dei termini relativi all’integrazione dei bilanci comunali, per la quale è stato stanziato un altro milione e mezzo, misura comunque evanescente rispetto alle condizioni fatte ai Comuni danneggiati dal terremoto i quali godono, a titolo di consolidamento dell’addizionale ai tributi (che anche i marsicani pagano!), di somme in media superiori trenta volte a quella assegnata per la zona disastrata nel 1915». Oltretutto, nell’esporre altri innumerevoli problemi zonali, Sipari presentò al sottosegretario di Stato per le finanze un’interpellanza nella quale si richiedeva che, per tutti gli edifici pubblici, fosse concesso il sussidio indipendentemente dalla «prova di finanziamento della quota a carico degli enti locali».

Anche per la ricostruzione delle chiese marsicane dovevano essere elargite le stesse provvidenze stabilite per la Calabria e la Sicilia. Non solo, in modo sufficiente e tempestivo, l’integrazione dei bilanci degli enti locali doveva comprendere i danneggiati: «che hanno un reddito imponibile superiore a 15 mila lire venga esteso il beneficio concesso ad altre regioni; e che subito vengano assegnati i fondi necessari per la ricostruzione degli edifici scolastici». Al termine di una lunga intervista, il deputato di Pescasseroli promise di far discutere l’interpellanza in Parlamento con precedenza assoluta, esercitando opera di persuasione presso il presidente del Consiglio e il ministero delle Finanze (5).

Così, come aveva promesso Sipari, l’onorevole Sardi pronunciò alla Camera, in tema di bilancio delle finanze: «un forte discorso per le zone colpite dal terremoto». L’insigne oratore illustrò il punto di vista della deputazione abruzzese, seguito con molta attenzione in aula dai gruppi fascisti e dal ministro delle Finanze. Oltremodo, specificò che, l’attuale integrazione a carico del bilancio del ministero degli Interni a favore dei comuni colpiti dal sisma era: «assolutamente insufficiente, in quanto nel biennio 1924-25 fu stanziata solo una somma di un milione e 500 mila lire per circa 150 comuni, tutti in condizioni finanziarie veramente pietose» (6).

Alcuni giorni dopo, in occasione delle commemorazioni per il decimo anniversario del terremoto che aveva colpito la Marsica, una folla commossa partecipò a una messa solenne celebrata da monsignor Pio Bagnoli, presso la chiesa di S.Giovanni di Avezzano. Come da protocollo, intervenne il sottoprefetto, il commissario prefettizio, tutti i magistrati, le scuole pubbliche con i Balilla in testa, il Fascio, la federazione sindacale, la sezione dei combattenti, il capitolo della cattedrale, il ricostituito 13° fanteria, un drappello di reali carabinieri e i vigili urbani in alta uniforme (7). 

A dieci anni dal terremoto, le condizioni della Marsica prospettate in Parlamento (gennaio-aprile 1925)
La nuova sede vescovile di Avezzano

Nonostante le proposte e le iniziative degli onorevoli Sardi e De Simone, che avevano risposto con cortesia e attenzione a Luigi Bologna, promettendo prossimi stanziamenti zonali, nella Marsica cominciò «l’agitazione» tra adesioni e proteste, promosse dal tenente Ernesto Costantini. Nella sua lettera indirizzata al giornale, dai «figli d’Abruzzo», ricordò inoltre la loro incondizionata obbedienza, prendendo: «dalla nostra terra la forza e la tenacia, ma le asperità del clima fiaccano e vincono perfino la durezza dei nostri monti granitici. È nell’interesse di tutti migliorare la razza per avere la certezza della Vittoria nelle lotte e nelle competizioni, ma la razza si migliora curando la vita cittadina». Il cronista di turno, sotto la lettera aperta di Costantini, aggiunse un caldo incitamento a tutti i sindaci e corrispondenti marsicani, per inviare al governo memoriali dettagliati sui danni subiti, rilevando che la sera del 14 gennaio 1925, nuove scosse di assestamento avevano colpito Pescina, Villetta Barrea, Barrea, Scanno, Sulmona e paesi limitrofi (8).

Per l’attuazione delle finalità esposte sopra, fu promossa un’inchiesta a tappeto sulle condizioni dei paesi del territorio a dieci anni dal sisma. Salvatore Migliori, sindaco di Pescina, presentò al governo il suo piano regolatore reclamando una pronta rinascita. 

Così di seguito, stimolati dal giornale e intimoriti da minacce indirizzate a quei commissari dei municipi che ancora non rispondevano all’appello, ci furono le relazioni di Gioia e di Lecce nei Marsi; quelle di Massa d’Albe (sindaco Erminio Cofini); quelle del comune di Aielli (comm.Carlo Muzi); quelle di Tagliacozzo, Celano, Cerchio, Collarmele, Cocullo, Ovindoli e della Valle del Giovenco; ma anche i resoconti di Luco, Trasacco, Collelongo e Villavallelonga. Si trattava di lunghissime relazioni pubblicate in seguito dal giornale con i piani regolatori, che ben identificavano la costruzione di acquedotti, le necessarie riparazioni, la costruzione di nuovi edifici scolastici, casette asismiche, fognature, pali per la luce elettrica, demolizioni e sgombero delle macerie (9).

Il 17 maggio 1925 fu accettata dal ministro delle Finanze l’interpellanza a favore della Marsica, già presentata da Sipari, Sardi, Acerbo, De Simone e Amicucci, che posero «nella grave questione tutto l’impegno possibile, facendo pesare la loro alta autorità affinché la desolata regione marsicana abbia tutto quello che di diritto le spetta» (10).

NOTE

  1. R.De Felice, Mussolini il fascista, II. L’organizzazione dello stato fascista, 1925-1929, Giulio Einaudi editore, Torino 2019, pp.3-35.
  2. R.Colapietra, Fucino Ieri, 1878-1951, Ente Fucino, Stabilimento roto-litografico «Abruzzo-Press», L’Aquila, ottobre 1998, pp.151-152.
  3. Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, Anno VII – Num.484, Roma, 11 Gennaio 1925, Luigi Bologna, A dieci anni dal terremoto, la Marsica reclama la sua resurrezione.
  4. Ibidem.
  5. Ibidem, I problemi riguardanti le ricostruzioni (Nostra intervista). Firmarono l’interpellanza: Sipari, Sardi, De Simone, Amicucci, Antonelli, Serena, Acerbo, Savini, De Collibus, Cimoroni.
  6. Ivi, Anno VII – Num.485, Roma, 15 Gennaio 1925. Le condizioni della Marsica prospettate al Parlamento.
  7. Ivi, Anno VII – Num.486, Roma, 18 Gennaio 1925.
  8. Ivi, L’Agitazione per la Marsica, Adesioni e Consensi.
  9. Ivi, Anno VII – Num.496, Roma, 1° Marzo 1925; Num.509, Roma 19 Aprile 1925. Questi due numeri del giornale sono completamente dedicati a lunghe e dettagliate relazioni, che illustrano, paese per paese, tutte le loro necessità.
  10. Ivi, Anno VII – Num.516 – Roma, 17 Maggio 1925, Una interpellanza a favore della Marsica.