Dopo le promesse di riformismo del 1848 (poi negate) e la fuga del Papa-Re a Gaeta, gli intrighi delle consorterie avverse alla politica del Borbone aumentarono ovunque anche nella Marsica. L’anno dopo, Garibaldi, seguito dalla Legione italica cerco’ di sostenere la Repubblica romana, capeggiata da un triumvirato (9 febbraio1849), atteggiamento che, come sappiamo, scatenò la reazione dei francesi.
Il Monitore Romano e la documentazione presente nell’Archivio di Stato di L’Aquila, rivela che alcuni marsicani militarono tra le fila dei volontari garibaldini per la difesa di Roma (1). Alla luce di questi convulsi avvenimenti, il 30 giugno 1849 ben quattromila soldati borbonici raggiunsero la Marsica, stanziati tra Tagliacozzo, Avezzano e Celano mentre il cosiddetto “spirito pubblico” era pessimo tra il ceto rurale. D’altra parte, pure i battaglioni napoletani risultavano incapaci di mantenere contegno e disciplina, tra essi: l’11° di linea e l’8° fucilieri di stanza a Tagliacozzo; il 1° fucilieri al comando del capitano Antonio Ruggiero; il 6° reparto di gendarmeria 4^ compagnia; il distaccamento di linea comandato da Carlo Campa; il 1° battaglione del 5° reggimento di linea 2° lancieri, stanziato a Celano. Persino i soldati della seconda brigata, comandata da De Sangro, Statella, Nunziante e Scala cominciavano a taglieggiare municipi e cittadini (2). In ogni caso, questo era il contigente messo a guardia della frontiera pontificia che, eventualmente, doveva impedire la ritirata di Garibaldi sugli Abruzzi, subito dopo la disfatta ad opera del generale francese Oudinot (3). Siamo in grado di conoscere, attraverso ampia bibliografia, il racconto dei fatti da numerosi testimoni.
A partire da questi avvenimenti, nel tragico e successivo 1850: “La polizia borbonica raddoppio’ l’energia per mezzo di gendarmi feroci e spie scelte fra la feccia dei facinorosi (…)”, queste sono le affermazioni del sacerdote liberale Gattinara di Tagliacozzo (4).
D’altra parte, la complessità delle idee politiche in atto e degli schieramenti tra reazionari e repubblicani dopo gli ultimi cruenti fatti politici e militari, diventa ancor più confusa, decisamente radicata nel territorio marsicano, proprio in forza alle prese di posizione della popolazione rurale fedele ancora al re e al pontefice e i proprietari terrieri che, invece, visto il tramonto delle necessarie riforme tramavano contro il Borbone di Napoli.
Bisogna pur ammettere che Ferdinando II nel 1853, non potendo affrontare ulteriori spese, approvò uno statuto sociale affidando alla “Compagnia Anonima Napolitana” rappresentata da Tommaso D’Agiout, la “Restaurazione dell’Emissario di Claudio”.
Ed ancora, occorre segnalare che, alla vigilia unitaria, le più alte cariche decurionali, distrettuali e provinciali, erano già segnalate nelle liste della polizia borbonica come “attendibili”, affiancati da ben ventimila cittadini marsicani, ritenuti simpatizzanti della causa sabauda, approvando le idee di Mazzini e Garibaldi.
In seguito, la nomina di una Guardia Urbana armata, prepotente e arrogante per ogni comune marsicano, in sostituzione della Guardia Nazionale (del 1848), contribuì a fomentare nuove proteste, a causa di sopprusi e arresti arbitrari.
Inoltre, ad Avezzano, i rappresentanti del consiglio comunale (17 maggio 1859) avevano dovuto nominare per legge una “commissione di leva” e scegliere il contingente del distretto, da immettere nei ranghi dell’esercito borbonico. Al momento, però, molti degli estratti a sorte si trovavano nell’Agro romano; alcuni espiavano la pena criminale e i ricchi proprietari potevano usufruire del cambio di leva, pagando in sostituzione ai più poveri, mandati a loro posto tra Capua e Gaeta, la somma di 240 ducati.
I manifesti dei coscritti venivano affissi sulle porte principali delle chiese e, tutti coloro che risultavano estratti nelle liste, avevano la possibilità di presentare reclamo al Decurionato entro due giorni.
Con l’aiuto di questi importanti rilievi ed altri ancora, in data 31 luglio 1859, il sottintendente di Avezzano dette solenne annuncio a tutta la Marsica dell’imminente festa per la “la gala dell’avvenimento al trono di Sua Maestà Francesco II”. Stando ai documenti esaminati, in ogni paese della Marsica i festeggiamenti dovevano durare per tre giorni consecutivi (5).
NOTE
1) Monitore Romano 1849.
2) Storia di Tagliacozzo dalla origine ai giorni nostri con brevi cenni sulla Regione Marsicana, compilata dal sacerdote Giuseppe Gattinara, Città di Castello, Tip.Stabilimento S.Lapi 1894, p.138.
3) Archivio Storico del Comune di Avezzano, Trasporti Militari, bb.298/2, 269/1. La bibliografia generale sull’argomento è sterminata, a noi bastano le notizie riportate nel volume: Storia della Rebubblica di Roma del 1849 di Gustavo De Hoffstetter, Volume Unico, Torino, 1855.
4) Storia di Tagliacozzo … op.cit., p.139.
5) Il 22 maggio 1859 era morto Ferdinando II all’età di 49 anni, lasciando un trono pericolante nelle mani del figlio Francesco II che aveva 24 anni e Maria Sofia che ne aveva 18.


