Verdecchia a De Angelis: “Avezzano è vaccinata alle tue falsità”. Il consigliere: “sui ritardi del centro riuso dovresti sapere il perché, eri assessore al bilancio”



Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print

Avezzano –  Sul centro del riuso il consigliere delegato all’ambiente, Roberto Verdecchia, non molla di un centimetro, anzi rilancia il j’accuse all’indirizzo dell’ex sindaco “defenestrato dopo meno di due anni dalla sua maggioranza. Avezzano”, sottolinea il consigliere, “dopo gli atti sconsiderati, come il T-red delle multe e  lo spostamento del mercato in zona nord, è ormai vaccinata alle sue chiacchiere in libertà. Ma come si fa a spiegare qualcosa a qualcuno se non ha alcun interesse a capirla ma solo a polemizzare?”. 

Per Verdecchia, quindi, l’ex sindaco è ormai una “carta conosciuta” in città, ormai vaccinata. “De Angelis, come sempre”, aggiunge Verdecchia, “non dialoga, proclama. E poi pone domande, come sul centro del riuso, di cui dovrebbe conoscere bene il perché visto che all’epoca era assessore al bilancio. L’ex sindaco decaduto afferma di aver fatto qualcosa, appena insediatosi, dopo la gara d’appalto. Ciò significa che c’era una gara fatta da altri, precisamente nel 2016. Questo è un fatto storico. Altro fatto sono i ritardi dell’amministrazione sfiduciata. Eppure, la questione non è questa bensì l’uso (o per restare in tema il “riuso”) dei soliti argomenti rancorosi verso il passato e tutti coloro che non hanno capito l’opera e la caratura del destituito determinandone la fine anticipata di quell’esperienza”. E qui l’affondo di Verdecchia. 

   “In tutte le città d’Italia”, conclude, “il principale responsabile della caduta di un’amministrazione è il primo cittadino. Se poi questo avviene in un clima di esasperazione dentro e fuori il palazzo, con automobilisti umiliati da un semaforo e consiglieri pentiti di averlo sostenuto, le colpe sono ancora più palesi. Mentre rappresenta scenari di complotti e forze oscure che lo avrebbero fatto cadere, fa la figura di quelle nazioni che sono troppo convinte della propria superiorità sportiva e, dopo la competizione persa, gettano sospetti e dubbi sull’atleta o sulla squadra vincitrice”. Verdecchia, quindi, spinge De Angelis a fare “mea culpa” invece di provare a scaricare le colpe del suo defenestramento anticipato ad altri. “Però stia tranquillo”, conclude, “perché la città è vaccinata a questo modo di fare e argomentare. È bastata una sola dose, breve ma dolorosissima per tutti del De Angelis 1, per immunizzare l’intero corpo elettorale. Polemiche e cinismo oggi si riconoscono da lontano”.