Verde pubblico, Stati: “il bando è in elaborazione”. L’inchiesta: ecco le regole sugli appalti pubblici



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Avezzano – A seguito del servizio realizzato da Terre Marsicane (https://www.terremarsicane.it/verde-pubblico-dopo-sette-mesi-dalla-scadenza-del-bando-manca-ancora-il-nuovo/), l’assessore con delega al Verde pubblico, Daniela Stati, ha inoltrato una nota alla stampa in cui chiarisce la posizione dell’amministrazione comunale.
«E’ in fase di preparazione il bando di gara per l’affidamento della manutenzione del verde pubblico», dichiara la Stati, «i tecnici dell’amministrazione Di Pangrazio sono al lavoro e stanno predisponendo tutti gli atti necessari e adeguati al nuovo codice degli appalti che ricordiamo è dettato a livello governativo e perciò non è deciso ne dagli enti comunali, né da quelli sovracomunali.

In particolare, il codice, è entrato in vigore lo scorso 20 aprile in tutta Italia e, come risulta dai dati pubblici, attualmente sono solo 100 le gare fatte nel Paese, a causa delle criticità riscontrate nell’interpretazione delle nuove norme».

«Ma noi andiamo avanti comunque spediti», precisa la Stati, «è per questo che abbiamo deciso di affidare direttamente a delle ditte locali la manutenzione e la pulizia delle aree verdi della nostra città, affinché nelle more si possano garantire i servizi alla cittadinanza. Da quando ho la responsabilità e l’onore di occuparmi come assessore di questo specifico settore, gli interventi di manutenzione sono stati numerosi, andando anche personalmente sul posto insieme ai cittadini per verificare e programmare le priorità. Anche con l’aiuto dei volontari della Protezione Civile, poi, abbiamo ridato dignità ai luoghi simbolo di Avezzano. Le attuali condizioni atmosferiche di certo non contribuiscono a mantenere il lavoro fatto; giornate di sole e pioggia spesso vanificano gli interventi perché favoriscono la crescita della vegetazione. In pineta, per esempio, è difficile stare dietro alla crescita esponenziale della natura che circonda i percorsi, ma entro la fine della settimana la ditta ci ha assicurato che termineranno i lavori di manutenzione».

«È vero che l’erba è alta, ma è anche certo che la spazzatura non ce la buttiamo noi», esclama, «è nostro dovere pulire ma è anche responsabilità del cittadino non sporcare. L’amministrazione Di Pangrazio è particolarmente sensibile al tema ambientale; il mese scorso, infatti, il sindaco aveva emanato una specifica ordinanza in materia. Facciamo un appello a gran voce agli avezzanesi attivi che amano la loro città, affinché con la loro collaborazione possano aiutarci a vigilare. Perciò, chiederò all’assessore Roberto Verdecchia un incontro con Tekneko per trovare una formula di incentivo e sgravo per chi ci aiuterà a tenere puliti i luoghi pubblici e soprattutto, a denunciare chi si diverte a banchettare e lasciare sporcizia. A tal proposito, stiamo prevedendo la presenza fissa di un operatore ecologico fornito di bicicletta e ramazza, sia a Piazza Torlonia che in pineta».
Fatto sta che l’amministrazione comunale di Avezzano, o meglio tutti gli assessori con la delega al Verde pubblico, sapevano della scadenza dell’appalto (scaduto a novembre scorso), perché come di regola, c’è una dirigenza e un gabinetto che si occupano di questo.

Dopo l’articolo di Terre Marsicane, l’ex assessore all’Ambiente Crescenzo Presutti, sulla sua bacheca Facebook ha così commentato: «Se non fai il bando e distribuisci tanti piccoli incarichi a svariate ditte e cooperative (sempre sotto la soglia comunitaria) ti fai tanti amici. Le elezioni si avvicinano. La precarietà rende schiavi. Vale anche per i voucher». Di tutta risposta, sull’argomento è intervenuto anche l’ex assessore ai Lavori pubblici, Gabriele De Angelis: «Se non ricordo male l’output del servizio richiede una pianificazione ed una gestione che la stazione appaltante deve fare nella stessa ed unica gara o sbaglio?».

La legge è chiara: il Comune non può effettuare un frazionamento “artificioso” degli incarichi da assegnare al solo fine di procedere con affidamenti diretti in luogo delle doverose procedure “concorsuali” maggiormente concorrenziali.
Esiste un’ampia giurisprudenza in materia e numerose pronunce dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione). Non si può frazionare un appalto pubblico unico come output di servizio, come è chiaramente quello del Verde, in una pluralità di piccoli appalti sottosoglia comunitaria.

Il Comune doveva stimare «preventivamente ed unitariamente», scrive l’Anac a proposito di un caso analogo, l’importo totale del servizio di cura del Verde pubblico, secondo le chiare indicazioni contenute nel codice degli appalti (d.lgs. 163/2006 ed seguenti). La legge è chiarissima «nessun progetto d’opera né alcun progetto di acquisto volto ad ottenere un certo quantitativo di forniture o di servizi può essere frazionato al fine di escluderlo dall’osservanza delle norme che troverebbero applicazione se il frazionamento non vi fosse stato» (artt. 9 e 56, direttiva 2004/18; art. 17, direttiva 2004/17; art. 2, D.Lgs. n. 358/1992; art. 4, D.Lgs. n. 157/1995; art. 9, D.Lgs. n. 158/1995).
L’Anac afferma che per stabilire la normativa applicabile all’affidamento di incarichi unitari occorre verificare se gli stessi tecnicamente siano o meno riferiti a un medesimo output.

In tale circostanza, ovvero nel caso in cui il servizio sia oggettivamente riferibile allo stesso intervento – ed è compito del Rup affermarlo – «l’importo presunto della prestazione deve essere calcolato cumulativamente, ossia sommando gli importi di tutti i servizi oggetto di ciascun appalto e devono essere applicate le procedure previste per l’importo totale dei servizi da affidare (ex multis, determinazioni Autorità n. 8/1999, n. 30/2002, n. 2/2002 e deliberazioni n. 26/2012, n. 5/2006, n. 67/2005, n. 153/2004, consultabili sul sito istituzionale)».

Dunque, ricorrere nel caso del servizio “cura del Verde pubblico”, al tentativo di frazionare gli incarichi scorporandoli in più lotti con conseguente affidamento diretto a trattativa privata sottosoglia potrebbe essere visto come una «elusione delle procedure concorsuali, non solo sotto il profilo delle forme di pubblicità richieste dal valore della prestazione, ma anche in rapporto alle procedure di scelta del contraente contemplate nella disciplina di settore».




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