Vanity Fair dedica un articolo al castello Piccolomini di Balsorano


Balsorano –  In pochi ma lo sanno, ma il castello più utilizzato e riutilizzato dal cinema Italiano è il «Piccolomini» di Balsorano. Sarà che dista a meno di un’ora d’auto da Cinecittà, ma sono oltre trenta i film ambientati tra le sue misteriose mura – tra commedie, horror ed erotici.

Vanity Fair dedica un lungo articolo a questo castello.

Il castello più “spremuto” dall’industria cinematografica tricolore. Sarà che il Piccolomini (dal nome della dinastia nobiliare che l’ha posseduto fino al diciottesimo secolo), sopravvissuto e restaurato dopo il terrificante terremoto del 1915, ha sempre mantenuto un aspetto “fuori dal tempo”, il non plus ultra per le opere ambientate nel passato; e poi distava appena un’ora d’auto dall’Hollywood sul Tevere.

Tutti i film nel castello:

In questo castello sono stati perciò ambientate oltre trenta pellicole. Magari non capolavori, ma tutti lungometraggi dall’incasso facile, in molti casi “circuitati” anche nel resto del mondo. Il periodo magico è durato dagli anni sessanta agli ottanta, fino alla deriva pornografica dei primi ’90, con un precursore sotto il fascismo: L’antenato, del 1936, diretto da Guido Brignone. Per citarne qualcuno: film di culto tra gli amanti dei b-movies (a cominciare dal “decamerotico” Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno, del 1972, che si meritò un sequel immediato), fantasy (Ator 2, l’invincibile Arion del 1984), d’avventura (Riuscirà il nostro eroe a ritrovare il più grande diamante del mondo del 1971), commedie all’italiana (come quella a episodi diretta e interpretata da Alberto Sordi nel 1976, Il comune senso del pudore o Bollenti spiriti, del 1981, con Jonny Dorelli e Gloria Guida).

E ancora: commedie erotiche (C’è un fantasma nel mio letto, anno 1981, con Lilli Carati e Renzo Montagnani); blockbuster comici nostrani (Farfallon del 1974, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia); horror (La cripta e l’incubo del 1964, Lady Frankenstein del 1971, Il plenilunio delle vergini del 1973 ); gialli (A come assassino del 1966, La sanguisuga conduce la danza del 1975); film erotici (Esotica Erotica Psikotica del 1970, Suor Emanuelle del 1977), e persino hardcore: il debutto a luci rosse di Moana Pozzi è avvenuto proprio tra le sue misteriche mura, in Erotic Flash, del 1981, e anche Rocco Siffredi si è dato molto da fare qui dentro (in Amleto, per amore di Ofelia del 1995, regia del mitico Luca Damiano, con gran parte dei dialoghi doppiati in rima e in Il marchese De Sade, oltre ogni perversione dell’anno prima. Damiano tornò sul luogo del delitto con l’opus magnum, si fa per dire, Decameron X. Due novelle maliziose di bernarde assai vogliose).


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