Tribunale, variazioni di bilancio e lavori pubblici infiammano il Consiglio avezzanese



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Avezzano – Risoluzione per la salvaguardia del Tribunale di Avezzano; variazioni al regolamento per la videosorveglianza e il  telecontrollo del territorio e al regolamento per la  gestione integrata dei rifiuti urbani; variazioni di bilancio e nella programmazione degli interventi urbanistici. Sono alcuni dei punti sottoposti alla valutazione dell’assise civica nel corso di un’animata seduta protrattasi ieri fino a sera nella sala consiliare del Comune avezzanese. Numerose le osservazioni – e le contestazioni – mosse alla maggioranza da parte dell’opposizione, dalla Coalizione Di Pangrazio, in particolare sulla questione del Tribunale, sulle variazioni in bilancio e sulla destinazione dei fondi,  e dal consigliere Casciere, in particolare sulle somme destinate al sociale, e sulle procedure inerenti le opere urbanistiche. Il consigliere 5 Stelle Francesco Eligi ha stigmatizzato la scarsa ricettività della maggioranza ai contributi delle opposizioni e ha invocato un cambiamento di rotta. Il consigliere Casciere ha sollecitato, come il consigliere Boccia, maggiore chiarezza nella esposizione dei dati proposti all’Assemblea.

Tribunale – La battaglia per la difesa del Tribunale di Avezzano vede tutte le forze politiche compatte, tanto che l’Assemblea vota all’unanimità la risoluzione di indirizzo politico che impegna al fronte comune tutte le componenti e alla cooperazione con tutte le amministrazioni marsicane per l’attuazione di tutte le misure del caso, inclusa la proposta di convenzione economica con il Ministero, che ha già incassato l’adesione di diversi Comuni. La Coalizione Di Pangrazio solleva però degli interrogativi affatto marginali. La deadline per il Tribunale di Avezzano e relativa Procura è attualmente fissata a fine dicembre 2020 in virtù della  disposizione legislativa del 14.09.2011 n. 148 e relativo decreto attuativo n. 155/2012, e delle proroghe ottenute nel tempo. Riguardo alla conferenza dei Sindaci dei 37 Comuni dell’area marsicana e relative disposizioni, la Coalizione sottolinea che “Pur ritenendo utile convocarla e discutere su tutti gli aspetti in essa riportati, lascia dubbi e perplessità in merito alla cosiddetta “tassazione pro quota” che dovrebbe essere fatta per mantenere in vita il presidio. É d’obbligo fare una seria riflessione e porre gli interrogativi del caso, sulla possibilità e l’opportunità di stilare un documento programmatico per impegnare solo formalmente tutti i Comuni coinvolti e far dichiarare gli stesse contrari alla chiusura (già attuato in precedenza) e se questi intendano autotassarsi per mantenere in vita il Tribunale e relativa Procura quali presidi sul nostro territorio”, valutare l’impegno economico che i Comuni, vale a dire i cittadini, andrebbero ad accollarsi in vece del Ministero di Giustizia, “ben conoscendo l’entità delle spese vive di mantenimento del presidio, che oggi vengono sopportate in toto dal ministero di Giustizia, unitamente ai costi di tutti gli addetti amministrativi, che tra l’altro, nel caso del Giudice di Pace di Pescina, sono posti a carico della locale amministrazione sussistendo debita deroga legislativa”, in difetto tra l’altro di normativa al riguardo. Per la Coalizione, impegnare i Comuni a effettuare definitivamente “Un raziocinante piano di intervento annuo che dovrà trovare l’approvazione da parte degli uffici preposti della ragioneria che preveda non solo la spesa corrente del mantenimento degli uffici del Tribunale e della Procura ma anche dei dipendenti amministrativi fatta eccezione dei magistrati titolari del loro ufficio, il tutto trovando il parere favorevole dei preposti uffici” richiede una valutazione prudente e una esaustiva disamina da effettuarsi con il coinvolgimento di tutte le parti perché  “Pur essendo nettamente contrari alla chiusura del presidio di giustizia sul nostro territorio, si ritiene più utile un formale e sostanziale impegno istituzionale, a fronte delle prossime elezioni politiche, perché  ogni compagine politica si impegni ad intervenire in modo concreto con i rispettive referenti presenti nel mondo politico nazionale, ai fini di modificare la sciagurata disposizione della legge 148/2011 e relativi decreti legislativi applicativi, consentendo la salvaguardia del Tribunale, che tra l’altro ha tutti ‘i numeri’ per ottenere ciò”. Senza aggravi ulteriori per i Comuni, alias i cittadini, anche in considerazione del fatto che l’accollo potrebbe, una volta sdoganato, divenire via rapida – ma razionalmente di difficile sostenibilità – per la risoluzione di altre criticità presenti nel territorio. Una tentazione che si troverebbe inevitabilmente a fare i conti con le asfittiche casse dei Comuni e le tartassate tasche dei cittadini. Dal consigliere Casciere anche l’invito a definire la proposta al tribunale di Sulmona di essere associato al presidio avezzanese.

Variazioni opere e bilancio – Fortemente dibattuto il punto relativo alle variazioni di bilancio, illustrate dall’assessore Felicia Mazzocchi relativi ai lavori di piazza Torlonia, importo di 350mila euro, di cui 300mila previsti nel 2018; stagione di Prosa, assegnazione di 60mila euro;  manutenzione fontane pubbliche 10mila euro; piano neve, stanziamenti portati a  20mila euro; assegnazione contributi  piano case indicate in categoria “E”, per contributo ricostruzione 20mila euro. Ancora, assestamenti di bilancio per 100mila euro destinati a debiti fuori bilancio previsti per il settore spese legali; 80mila euro illuminazione, 51mila euro per conto energia elettrica, 34mila euro maggiori affitti; 10mila Teatro; manifestazioni natalizie, 30mila euro. Con la  variazione al programma triennale opere pubbliche e lavori annuali 2017 si procede alla sostituzione dei lavori di urbanizzazione previsti su via XX Settembre, accantonati per il rifacimento dei marciapiedi su viale Europa, a San Pelino; rinviati i lavori di messa in sicurezza dal rischio idrogeologico a Paterno e a Borgo Angizia. Sparisce dalla programmazione la piazza di Chiusa Resta, progettata con la nuova scuola e opere annesse dalla precedente amministrazione, per ‘fondi insufficienti o di incerta reperibilità’, come anche i lavori di sicurezza sismica programmati dall’amministrazione Di Pangrazio sulla scuola di via Fucino, per la quale era previsto uno stanziamento di circa 800mila euro: “Il finanziamento deve  arrivare dalla vendita di beni comunali, il mercato non è favorevole”, ha spiegato il vicesindaco Emilio Cipollone, “per cui quando sapremo che potremo ‘vendere e non svendere’ i beni procederemo”. Scintille provoca anche la riserva sul progetto relativo allo stadio dei Pini, con pista ciclabile e opere annesse, finanziato da un mutuo del credito sportivo nell’ambito del progetto della Cittadella dello sport programmata dalla passata amministrazione, su cui, ha specificato il sindaco Gabriele De  Angelis, la maggioranza si riserva di decidere. La discussione si accende sui temi cruciali e sugli interventi di Giovanni Di Pangrazio e Ferdinando Boccia. “Vi accollate la responsabilità di rinviare opere necessarie alla sicurezza dei cittadini – ha sottolineato Di Pangrazio – la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico è di vitale importanza, in caso di fenomeni estremi le conseguenze possono essere tragiche. Chiediamo dettagli sul Master in Agroalimentare con l’Università, che avevamo disposto partisse tra settembre/ottobre, sulle opere previste e rinviate o scomparse, sul recupero del credito milionario dalla Gielle. Le decisioni le prendete voi, ma noi vi diciamo che la sicurezza e le esigenze primarie dei cittadini hanno la massima priorità”. Il sindaco De Angelis fa presente che “Valuteremo e pianificheremo gli interventi dopo opportuna riflessione, la nostra visione di città è certamente diversa da quella che aveva la passata amministrazione”. “Su questo non ci sono dubbi. La sporcizia che regna in città e la recrudescenza di episodi di violenza, in particolare tra extracomunitari fuori controllo ne sono testimonianza”, replica Giovanni Di Pangrazio, tagliando corto sulla risposta del primo cittadino che di rimando lo accusa di “non avere stile”: “Non è questione di stile, che comunque certo non hai tu, ma di bene della città”.




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