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Tre anni fa veniva investito Juan Carrito: l’eredità dell’orso “ribelle” e la lezione mai appresa sulla convivenza

Tre anni fa veniva investito Juan Carrito: l'eredità dell'orso "ribelle" e la lezione mai appresa sulla convivenza
Juan Carrito

Abruzzo – Il 23 Gennaio 2023, lungo la statale 17 nei pressi di Castel di Sangro, finiva la vita di Juan Carrito, l’orso bruno marsicano più famoso e amato d’Italia.

Oggi, a tre anni dalla sua scomparsa, il ricordo di questo simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) non può essere solo una celebrazione affettuosa, ma deve trasformarsi in un severo monito su quanto sia ancora difficile la gestione della fauna selvatica in territori antropizzati.

Juan Carrito, uno dei quattro cuccioli di Amarena (l’orsa simbolo uccisa a fucilate nell’Agosto 2023), era diventato una celebrità globale per il suo carattere confidente.

Le sue scorribande erano entrate nell’immaginario collettivo: dalla celebre incursione in un forno di Roccaraso per mangiare biscotti, fino alle passeggiate tra i turisti nelle piste da sci o nelle piazze dei borghi abruzzesi.

Tuttavia, quella che appariva come una “fiaba urbana” era in realtà il sintomo di un fallimento sistemico.

Juan Carrito non era “simpatico“; era un animale che aveva smesso di temere l’uomo perché aveva trovato nel cibo umano (rifiuti mal gestiti, pollai non protetti e mangime) una risorsa troppo facile rispetto alla ricerca faticosa nel bosco.

Il tratto in cui Carrito è stato investito era noto per il rischio di attraversamento di fauna selvatica, eppure le misure di mitigazione e la riduzione dei limiti di velocità sono arrivate spesso in ritardo o si sono rivelate insufficienti.

Una volta diventato dipendente dal cibo umano, Juan Carrito è stato protagonista di vari tentativi di traslocazione in aree più selvagge (come quella nel massiccio della Maiella), ma l’animale è sempre tornato verso i paesi che conosceva, attirato da abitudini ormai consolidate.

La lezione che Juan Carrito ci lascia, tre anni dopo, è che la convivenza non si fa con i selfie, ma con il rispetto delle distanze.

Proteggere l’orso significa proteggere il suo habitat, mettere in sicurezza le strade con barriere e sottopassi, e adottare una gestione rigorosa dei rifiuti.

Perché quando un orso diventa una “star” del web per la sua vicinanza all’uomo, la sua condanna a morte è purtroppo già scritta.

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