Terremoto nella Marsica, la parola a Carlo Doglioni, presidente INGV



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Marsica. A distanza di circa un mese dall’evento sismico di M.3.7 che ha scosso Scurcola Marsicana e l’intera Marsica, facciamo il punto della situazione insieme al Presidente dell’INGV, il Professor Carlo Doglioni. 

  • Professor Doglioni, la ringrazio per la disponibilità dell’intervista. È quasi trascorso un mese dall’evento sismico che ha interessato la zona marsicana, nello specifico Scurcola Marsicana e zone limitrofe. In questo periodo, che tipo di attività avete riscontrato?

Dal 10 settembre a oggi non sono stati più registrati eventi significativi dopo il terremoto di M 3.7 avvenuto a 3 km da Scurcola Marsicana.

  • Nel momento immediatamente successivo all’evento sismico, Lei dichiarò che, ovviamente, avreste monitorato la situazione per comprendere se si fosse trattato di una sequenza o di un evento isolato e che molto probabilmente si era attivata una nuova struttura che nulla aveva a che vedere con il terremoto dell’Aquila del 2009; pertanto ad oggi, che idea si è fatto in merito? conferma questa posizione dell’attivazione della nuova struttura?

L’evento del 10 settembre si è verificato su una struttura diversa, a circa 30 km a sud rispetto a quella de L’Aquila del 2009 e a oltre 50 km rispetto al sistema di faglie che ha accompagnato la sequenza iniziata il 24 agosto 2016, non ancora terminata completamente. L’INGV ha monitorato l’area con estrema attenzione e per il momento non si vede nulla di anormale: in Italia avvengono oltre 250 eventi l’anno di magnitudo compresa tra 3 e 4, senza che evolvano in sequenze significative. Con oltre 400 stazioni la rete sismica nazionale dell’INGV monitora costantemente la sismicità: in certe zone la rete di sorveglianza è arrivata ad avere una sensibilità tale da registrare terremoti di magnitudo prossima allo zero. Ascoltiamo la terra ogni secondo e in caso di significative variazioni, la sala sismica dell’Osservatorio Nazionale Terremoti dell’INGV avvisa immediatamente la protezione civile.

  • La zona in questione è stata interessata nel febbraio del 1904 da un terremoto di intensità maggiore  rispetto a quello di un mese fa, la magnitudo stimata fu di 5.7, si può presumere  che si tratti della stessa struttura di allora che sia in fase di riattivazione oppure non ravvisa alcun tipo di collegamento?

Non è possibile risalire con certezza a quale struttura si attivò nel 1904 dato che allora non vi era una rete sismica e nemmeno quale faglia abbia effettivamente causato l’evento del mese scorso: in Appennino ci sono decine e decine di faglie che si possono definire attive; solo quando la magnitudo di un terremoto è sufficientemente alta, una faglia arriva però a rompere la superficie e palesarsi. Con la sismicità di una sequenza sismica possiamo comunque ricostruire quale può essere una faglia riconoscibile in superficie e che si muove solo in profondità, senza emergere, ma non è il caso dell’evento di Scurcola Marsicana, che a oggi rimane un terremoto isolato. 

  • Secondo lei questo sciame sismico può aver inciso sulla faglia di Avezzano, protagonista di un terremoto importante nel 1915?

Il movimento lungo un piano di faglia avviene quando viene superata una determinata soglia di sforzo che le rocce non sono più in grado di sostenere. Ogni modificazione del campo di sforzo in un dato volume comporta una variazione dello stress anche nel volumi adiacenti, ma al momento non possiamo misurare quanto grandi siano queste variazioni, se non ipotizzarle tramite modelli. Nel caso di un evento minore come quello del 10 settembre è comunque poco sostenibile che questo possa attivare faglie e quindi terremoti di grandi dimensioni.

  • Prevedere i terremoti è, ad oggi, impossibile e credo sia un aspetto che lei possa confermarmi. Ma, cosa dobbiamo aspettarci?

E’ vero, a oggi non siamo in grado di prevedere i terremoti, ma stiamo accrescendo molto le nostre conoscenze. Sappiamo abbastanza bene dove si verificheranno e quanto grandi potranno essere i terremoti del futuro. Abbiamo maturato una migliore comprensione del fenomeno sismico, ma ci manca ancora quel salto di qualità, cioè la capacità di ascoltare e saper riconoscere il respiro della Terra prima di un evento sismico. Dal punto di vista statistico abbiamo elevato anche le capacità previsionali che sono ancora imprecise e sfuocate, ma comunque utili. Cosa ci dobbiamo aspettare? in Italia avvengono in media almeno una ventina di terremoti di energia distruttiva al secolo: la dinamica della Terra è inarrestabile e dobbiamo quindi velocizzare una capillare attività di prevenzione sull’edificato e nel contempo sostenere fortemente gli studi sulla sismicità. 

  • Pensa che stia cambiando qualcosa nel nostro paese, dal punto di vista geologico, dati i frequenti eventi che da qualche anno a questa parte lo stanno interessando?

Non c’è nessuna evidenza che vi sia un aumento di eventi calamitosi. Ci sono periodi in cui gli eventi avvengono a grappolo, come dal 1904 al 1920, in cui in Italia vi furono 15 eventi di magnitudo uguale o maggiore di 5.5 in soli 17 anni, tra cui due dei più disastrosi della nostra storia di M 7 o maggiore, Messina-Reggio Calabria 1908 e Marsica 1915, con oltre circa 120.000 vittime.

  • Un’ultima domanda. Ritengo che non sia il terremoto a mietere vittime ma, purtroppo, le abitazioni, gli edifici all’interno dei quali si vive. Quanto è importante la prevenzione da questo punto di vista e, secondo lei, in qualità di esperto di un fenomeno naturale così imponente, quali possono essere le soluzioni migliori con riguardo a questa tematica?

E’ vero, sono principalmente le abitazioni a creare le vittime, sebbene non sia sempre così: vi sono frane generate dai terremoti e tsunami nelle zone costiere che possono portare grande devastazione e morti. La geologia deve essere di supporto ai tecnici che devono migliorare o adeguare sismicamente gli edifici: è importante sapere quale sarà lo scuotimento del suolo quando arriverà il terremoto: lo scuotimento è determinato sia dalla magnitudo che dalla profondità dell’evento sismico, ma anche dalla eventuale amplificazione delle onde se un edificio è costruito su terreni che ne rallentano la velocità; la microzonazione sismica deve essere un elemento conoscitivo indispensabile per chi deve attuare scelte di prevenzione antisismica.



Redazione Contenuti

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