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Teatro dei Marsi, intervista in esclusiva alla cantante Noa

Prima del concerto, TerreMarsicane ha incontrato l’artista per un’intervista in esclusiva
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Avezzano. L’eleganza, la professionalità e l’immensa bravura dell’artista internazionale Noa, lo scorso venerdì 3 novembre, ha entusiasmato il pubblico del Teatro dei Marsi con uno spettacolo a dir poco eclettico, ma allo stesso tempo pieno di richiami musicali anche del bel paese. Accompagnata dal maestro Gil Dor alla chitarra, con cui suona da 27 anni, da Gadi Seri alle percussioni e da Adam Ben Ezra al contrabbasso, la cantante di origini yemenite, israeliane e americane ha dato il via, con la prima data ad Avezzano, al suo “Love Medicine Tour 2017”, ispirato all’ultimo album da lei prodotto, nato dall’incontro con i due cantautori Joaquin Sabina e Joao Bosco.
Noa ha offerto agli spettatori marsicani due ore di riflessione e di divertimento, riproducendo, tra le altre cose, una canzone tipica yemenita, brani ispirati alle sinfonie di Bach, pezzi napoletani, fino a far cantare tutto il Teatro sulle note di “Beautiful that way”, famosa colonna sonora del film premio Oscar “ La vita è bella”.

Prima del concerto, TerreMarsicane ha incontrato l’artista per un’intervista in esclusiva.

“Love Medicine” è il suo ultimo album prodotto nel 2014, con cui si esibisce questa sera ad Avezzano, insieme a Gil Dor, Gadi Seri e Adam Ben Ezra. Ha dichiarato che questo disco è probabilmente il migliore che lei abbia realizzato nella sua carriera, sebbene le diverse influenze musicali che lo caratterizzano. Percepisco, però, la presenza di filo conduttore che unisce tutti i brani, un messaggio unico sotteso a questo album, dato anche dalla scelta di un titolo così particolare. Qual è questo messaggio?

Beh “Love medicine” è il frutto di incontri con la gente, sul palcoscenico con diversi artisti di diversi paesi, come Bobby McFarran per esempio, Billy Steinberg o Papa Giovanni Paolo II. È un album che riflette le situazioni delle persone che ho incontrato, non tanto me. Questo titolo è in realtà qualcosa che mi ha seguito negli anni, perché la musica è davvero medicina per l’anima e nella mia carriera ho avuto l’onore di incontrare veramente molte persone che sono state realmente aiutate dalla musica che ho scritto e per me la musica è molto più importante dei soldi, della fama o della gloria; il potere della musica può essere d’aiuto ad un amico e questo è il dono più grande che abbia potuto ottenere dai miei lavori. E’ per questo che ho deciso di chiamare l’album “Love Medicine”.

Secondo lei la musica può aiutare al raggiungimento di una serenità mondiale e influenzare la riduzione della violenza?

Certo, ma non solo. La musica può essere parte di un movimento, di un movimento di esseri umani che comprendono che dobbiamo lavorare per cambiare il mondo, la musica può farne parte. Ma penso che il mondo sia un posto così al limite oggi che ogni singola persona debba chiedersi: “Che cosa sto facendo per il posto in cui vivo? Questa è un’era di attivismo, dovrebbe esserla per tutti. Ognuno dovrebbe attivarsi per quello in cui crede. Io lo sto facendo da molti anni, ma, oggi, penso che a livello mondiale sia diventato una necessità e la musica può far parte di questo attivismo. La musica è molto potente e ha la capacità di aprire porte e finestre, per ammorbidire le persone, per aprire le proprie menti.  Ma in realtà, non può funzionare da sola, deve essere parte di qualcosa.

In che modo si è avvicinata alla musica e al canto? Quanto le sue radici l’hanno influenzata in questa strada?

Beh, sono nata nella musica.  La mia dedizione per la musica era evidente quando ero bambina ed era ovvio che avrei fatto questo nella vita. Se avessi fatto qualcosa di diverso, sarebbe stato molto strano. Anche se i miei genitori volevano che io facessi altro, che andassi all’università, avessi un lavoro normale, ma la musica era così forte dentro di me che non potevo ignorare la sua chiamata. Le mie radici sono una fusione di quelle yemenite, americane e israeliane e stasera potrete apprezzarle tutte. Infatti porto avanti uno spettacolo diverso da quello che normalmente ho portato in scena tra il 1995 e il 2005. Credo che alcune delle mie canzoni migliori il pubblico potrà ascoltarle questa sera, il tutto connesso poi al mondo delle percussioni.

 Ci sono diversi elementi, persone e progetti che la vedono legata molto all’Italia; qual è il ricordo o il momento che ha impresso maggiormente nel cuore?

Alcuni dei momenti più importanti della mia vita sono stati qui in Italia: ho cantato per Papa Giovanni Paolo II, per Papa Benedetto XIV e per Papa Francesco, per il quale canterò ancora a dicembre. Quindi questa strana connessione tra una cantante israeliana e il Vaticano è diventata qualcosa di importante nella mia vita. Poi la relazione con Roberto Benigni, che potrebbe essere l’aspetto che mi ha reso più famosa, non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Questo film incredibile e il suo messaggio si collegano molto a quello che ho sempre cercato di fare. E poi vi è lo speciale rapporto con il quartetto d’archi Sole con cui ho realizzato 3 album, 2 con canzoni napoletane e ho suonato per 10 anni. Penso anche di essere una delle poche artiste internazionali ad aver suonato ovunque in Italia ed anche per questo sono diventata Cavaliere della Repubblica Italiana. Sono molto orgogliosa di questa cosa e non posso, ovviamente, dire che questo accade in qualsiasi altro paese. Sento una profonda connessione spirituale con questa nazione, è come la mia seconda casa.

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