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Tagliacozzo, Cecilia D’Elia presenta il suo libro sulla libertà femminile al Festival di Mezza Estate

Redazione News

Tagliacozzo – La riflessione sui diritti, sulla libertà femminile e sull’evoluzione della società contemporanea è stata al centro dell’appuntamento in programma, lunedì 3 agosto, nell’ambito della 42ª edizione del Festival Internazionale di Mezza Estate della Città di Tagliacozzo.

Alle ore 18.00, nel suggestivo Cortile d’Arme del Palazzo Ducale, è stato presentato il volume “Chi ha paura delle donne. Libertà femminile e questione maschile” della Senatrice Cecilia D’Elia.

Parlamentare della Repubblica e figura di riferimento nel panorama nazionale sui temi delle pari opportunità, dei diritti civili e delle politiche di genere, Cecilia D’Elia ha maturato una lunga esperienza istituzionale e culturale, distinguendosi per il costante impegno nella promozione dell’uguaglianza tra donne e uomini e nella diffusione di una cultura del rispetto e dell’inclusione. Nel suo libro affronta con competenza e sensibilità il rapporto tra emancipazione femminile e trasformazioni della società, offrendo una lettura approfondita delle sfide del nostro tempo.

A condurre l’incontro è stata Marielisa Serone D’Alò, giornalista e professionista della comunicazione, che ha accompagnato l’autrice in un dialogo di approfondimento dei contenuti del volume e dei temi di maggiore attualità affrontati nel saggio.

L’appuntamento conferma ancora una volta la capacità del Festival Internazionale di Mezza Estate di affiancare alla prestigiosa programmazione artistica momenti di alto profilo culturale, offrendo al pubblico occasioni di confronto e riflessione su questioni centrali per la società contemporanea.

SCHEDA LIBRO

«Tutti i regimi autoritari partono dalla disciplina del corpo femminile, non tutte le democrazie liberano il corpo femminile dal controllo. La piena cittadinanza delle donne è oggi un discrimine, ma è anche una sfida ancora aperta e irrisolta per le democrazie».

Non è un paese per donne l’Italia, nella vita quotidiana così come nelle politiche pubbliche. Nonostante cambiamenti epocali, c’è una resistenza profonda che impedisce il raggiungimento di una piena ed effettiva cittadinanza.

Lo abbiamo visto in maniera eclatante durante la pandemia, quando sono esplose con forza le disuguaglianze, anche di genere, ed è venuto fuori il ruolo essenziale – altrimenti invisibile – delle donne, specie nel lavoro di cura.

Nella nostra società c’è una «questione maschile», che è insieme permanenza di privilegi e reazione, anche violenta, alla messa in discussione di quei privilegi. Il patriarcato è in crisi, ma proprio per questo erige barriere o passa all’attacco, mettendo nel mirino la libertà delle donne, puntando al controllo del loro corpo: non è un caso l’aggressione al diritto all’aborto, così come non è un caso il rigurgito di femminicidi.

Da questa constatazione prende avvio la riflessione di Cecilia D’Elia, che in queste pagine ripercorre anche la propria esperienza nei movimenti e nelle istituzioni per ragionare sulla politica delle donne e individuare i limiti del discorso pubblico italiano.

La presenza di una donna per la prima volta a Palazzo Chigi, dopo le iniziali fascinazioni, ha mostrato i limiti della metafora del tetto di cristallo, frutto della piega individualista della libertà femminile: il successo di una può non essere un vantaggio per tutte, e può invece accompagnarsi a politiche illiberali e reazionarie.

La destra, di fronte alla crisi del patriarcato, propone infatti una risposta regressiva, accogliendo e incoraggiando il desiderio di restaurazione. L’elezione di una giovane donna a segretaria del Partito democratico è una enorme novità, ma la sinistra deve ancora trovare le parole migliori per nominare la questione maschile e una politica alternativa.

È necessario coniugare la dimensione di genere con il progetto di giustizia sociale: perché non c’è un prima di questione sociale e un dopo di questione di genere, un prima di condizioni materiali da migliorare e un dopo di trasformazioni culturali da ottenere.

C’è una crisi di legittimazione della democrazia e c’è la crisi del patriarcato. Non sono la stessa cosa ma queste due crisi sono fortemente intrecciate e vanno politicamente interpretate.

Non si può affrontare la distopia che avanza se non si legge la matrice neopatriarcale di questo attacco, se non si anima una battaglia per una società più giusta fatta di connessioni tra le differenze, di passione per la cura del mondo, di lotta per l’uguaglianza.

Serve un’agenda politica femminista. Ancora una volta, la libertà delle donne non riguarda solo le donne, ma quale società vogliamo essere.

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