Tagliacozzo, Catalano torna in carcere. Ha minacciato di morte il vicino di casa, un avvocato libico



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Tagliacozzo. Pietro Catalano è tornato in carcere.

Nel pomeriggio, i militari della stazione di Tagliacozzo e del nucleo operativo della compagnia dei carabinieri di Tagliacozzo, agli ordini del capitano Edoardo Commandè, lo hanno trasferito in carcere. Catalano, 48enne residente nella località turistica della Piccola Svizzera, esattamente un anno fa era stato fermato dai carabinieri del nucleo operativo per l’omicidio di Marco Callegari, buttafuori coetaneo. Lo scorso giugno, dopo dieci mesi di carcere, il Tribunale di Avezzano aveva sostituito all’uomo la misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari nella sua abitazione.

Il provvedimento che ha disposto la nuova carcerazione è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avezzano, Maria Proia, su richiesta del procuratore capo della procura della Repubblica, Andrea Padalino.

La causa dell’aggravio della misura è stato il comportamento tenuto da Catalano nelle ultime settimane. Come più volte segnalato dalla stazione di Tagliacozzo, ed evidenziato nella richiesta del procuratore, il 48enne avrebbe ripetutamente minacciato di morte il vicino di casa, avvocato di origini libiche.

Venerdì scorso era stato proprio Catalano a informare i carabinieri, arrivati nella sua abitazione durante un normale controllo, del fatto che nel terrazzo del suo vicino fosse comparsa improvvisamente una bandiera dell’ISIS.

La circostanza era apparsa subito sospetta ai militari, che comunque avevano effettuato gli accertamenti del caso, rintracciando poco dopo l’avvocato proprietario dell’abitazione, il quale si era dimostrato del tutto estraneo ai fatti. Lo stesso avvocato, a Roma da diversi giorni, aveva presentato subito una denuncia a Roma, alla stazione dei carabinieri a lui più vicina. Considerato il fatto che venti giorni prima aveva anche denunciato alla prefettura di aver ricevuto delle minacce dal buttafuori che gli aveva detto che gli avrebbe fatto fare la stessa fine di Callegari. Una seconda denuncia, l’avvocato, l’ha presentata a Tagliacozzo, per la diffamazione a cui è stato sottoposto tramite l’articolo apparso sulla stampa locale.

La presunta bandiera si era poi rivelata essere una maglietta nera ritagliata, con dei simboli simili a quelli della bandiera dell’ISIS verniciati presumibilmente con una bomboletta spray. Il giudice, nella motivazione dell’aggravio della misura, ha scritto che ci sono buone possibilità che sia stato lo stesso Catalano a mettere lì la bandiera.

Nelle stesse ore Catalano aveva commentato sul Facebook degli articoli apparsi su alcuni quotidiani on line, relativi alla comparsa della bandiera, sottolineando che si trattava del proprio vicino, in violazione dell’obbligo imposto dalla misura cautelare cui era sottoposto, che gli vietava di comunicare con persone diverse da quelle appartenenti al proprio nucleo familiare. Un post che era stato commentato subito con un “Eliminare”, riferito al vicino, scritto da un contatto.

Pietro Catalano si trova ora nel carcere di Avezzano.

Nelle prossime settimane si terrà la prima udienza del rito abbreviato previsto per l’omicidio di Marco Callegari.

 




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