Sono 605 i camosci contati questa estate nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: 139 i nuovi nati



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Abruzzo – Sono 605 i camosci contati questa estate nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise! I capretti – ossia i nuovi nati del 2021- sono stati 139: un valore in linea con i dati dello scorso anno che ne furono contati 138. La sopravvivenza degli yearling – i camosci nati nel 2020 – è stata del 54%. Anche per il 2021 il comprensorio del Marsicano e del gruppo Meta-Tartari si confermano le aree più rappresentative per il camoscio.

Il monitoraggio del camoscio appenninico viene effettuato su base annuale e si articola in due conte: quella estiva e quella autunnale. La conta estiva ha come obiettivo principale quello di raccogliere i dati relativi alla natalità della popolazione e alla sopravvivenza al primo anno di età. In questa stagione i maschi rimangono più isolati rispetto ai branchi delle femmine e sono meno osservabili.

Con la conta autunnale, che inizierà tra poche settimane, i maschi iniziano a riaggregarsi con le femmine in vista del periodo riproduttivo e il monitoraggio svolto in questa stagione ci restituisce un numero minimo certo dell’intera popolazione.

Esattamente 100 anni fa, Erminio Sipari volle l’istituzione del Parco per salvare l’ultimo nucleo di camoscio dell’appennino (circa una ventina di individui) confinato nei balzi rocciosi della Camosciara ed esattamente 30 anni fa alcuni camosci provenienti dal Parco venivano liberati per la prima volta sul massiccio della Maiella per dare vita a una nuova colonia. Grazie alla lungimiranza e alla determinazione del Parco, oggi il camoscio è presente con oltre 3600 esemplari in 5 colonie distribuite nei Parchi dell’Appennino centro-meridionale.

La strada della conservazione della natura è spesso in salita, come quella che dobbiamo percorrere se vogliamo osservare questi fantastici animali e richiede comportamenti responsabili e scelte non sempre popolari. Sono ormai circa 30 anni che in estate, per poco più di un mese, vengono chiuse alcune aree del Parco particolarmente importanti per il camoscio. La chiusura riguarda 3 dei 153 sentieri ufficiali del Parco e non ha natura totale: l’accesso al pubblico è garantito, ma vincolato ad un’escursione guidata a pagamento da prenotare con uno degli operatori stagionalmente incaricati dal Parco per l’espletamento di tale servizio.

Una piccola rinuncia ad andare autonomamente lungo questi sentieri che permette di controllare il numero di persone che giornalmente frequenta questi luoghi meravigliosi e di ridurre il disturbo in quanto la presenza delle persone viene concentrata in un unico passaggio. Inoltre, l’escursione guidata, oltre ad arricchire l’esperienza dell’escursionista con storie e messaggi che vanno al di là della verità dei luoghi, aiuta a garantire il corretto comportamento degli escursionisti che non devono mai uscire dal sentiero e/o avvicinarsi eccessivamente ai camosci.

La scelta di regolamentare alcuni sentieri nacque a seguito di alcune ricerche scientifiche condotte nel passato: l’alimentazione estiva è fondamentale per la sopravvivenza invernale dei camosci. Il disturbo provocato dai numerosi passaggi dei turisti diminuiva il tempo che i camosci dedicavano all’alimentazione con un incremento della mortalità invernale.

Le regole delle aree protette spesso comportano piccole e grandi rinunce. Quando 100 anni fa il Parco imponeva i primi divieti e le prime regole di certo queste non furono ben accette da tutti, ma se oggi possiamo ammirare con grande meraviglia il camoscio, l’orso e il lupo è solo e soltanto grazie a queste. Proseguendo il nostro cammino fatto di regole e consapevolezza ci stiamo assicurando che tale meraviglia possa continuare a ripetersi, ancora e ancora, per le future generazioni.

Fonte: Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise