L’Aquila – In merito agli scontri avvenuti a Torino, il SAP – Segreteria Provinciale L’Aquila giudica discutibili alcune ricostruzioni ascoltate nella trasmissione RAI condotta da Massimo Giletti, con interventi di Ginevra Bompiani e Michele Santoro
Così, in una nota stampa, la segretaria provinciale del Sindacato autonomo di Polizia di L’Aquila, Claudia Pace: “Basta narrazioni che legittimano la violenza e isolano chi garantisce la sicurezza.
Sugli scontri di Torino risultano sconcertanti e irresponsabili le ricostruzioni fornite da Ginevra Bompiani e Michele Santoro nel corso della trasmissione RAI, andata in onda ieri, condotta da Massimo Giletti. Ascoltare analisi di questo tipo sulla gestione dell’ordine pubblico e sui protocolli operativi delle forze di polizia è inaccettabile e profondamente fuorviante.
Ricostruzioni simili non solo travisano i fatti, ma alimentano un clima di delegittimazione e finiscono per fomentare la violenza, minando le basi stesse di uno Stato sociale fondato sul rispetto delle leggi, delle regole e delle istituzioni.
I fatti di Torino rappresentano una aggressione gravissima e inaccettabile ai danni delle forze di polizia. Le immagini sono inequivocabili e non lasciano spazio ad alcuna giustificazione.
Non si è trattato di diritto di manifestare, ma di violenza organizzata e di guerriglia urbana organizzata da un migliaio di teppisti “professionisti” del disordine. Pretendere che la Polizia subisca passivamente gli attacchi per timore di strumentalizzazioni mediatiche è irresponsabile e mette a repentaglio la vita dei colleghi.
I poliziotti hanno giurato fedeltà allo Stato, ma hanno anche il diritto di tornare a casa vivi, di rivedere le proprie famiglie e di sentirsi tutelati, non esposti e sacrificabili. I poliziotti non scelgono di essere presenti a una manifestazione: vengono comandati di servizio e svolgono il loro dovere a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica”.
La Segreteria Provinciale del SAP di L’Aquila esprime: “piena e totale solidarietà ai colleghi feriti — oltre cento operatori — e in particolare ad Alessandro Calista, pescarese in servizio al Reparto Mobile di Padova, e a Francesco Rosella di Gioia dei Marsi.
Colpire un operatore di polizia significa attaccare lo Stato. Ora servono risposte concrete, non parole”.









