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Santiago, il viaggio che continua: i ragazzi scout di Avezzano raccontano al Vescovo Giovanni la bellezza del Cammino

Redazione News

Avezzano – C’è un viaggio che non finisce quando si arriva a destinazione. Continua nei ricordi, nelle relazioni nate lungo la strada e, soprattutto, nel modo nuovo di guardare alla vita. È quanto hanno testimoniato alcuni dei ragazzi del Clan RYS dell’ Agesci Avezzano1 protagonisti ieri di un intenso incontro con il vescovo Giovanni, al quale era presente anche don Adriano Principe, vicario foraneo e parroco della Cattedrale di Avezzano. Al centro del dialogo, l’esperienza del pellegrinaggio a Santiago di Compostela, un’avventura che ha lasciato nei giovani molto più della soddisfazione di aver raggiunto una meta.

Con entusiasmo e spontaneità, i ragazzi hanno ripercorso le tappe del loro viaggio, condividendo con il Vescovo i momenti più belli, le emozioni e le difficoltà incontrate lungo il percorso. Perché il Cammino di Santiago è sì un’esperienza capace di riempire gli occhi e il cuore di meraviglia, ma è anche una prova concreta di resistenza, pazienza e fiducia. Non sono mancati, infatti, la pioggia che accompagna e rallenta i passi, la fatica accumulata dopo tante ore di cammino, le sveglie al mattino presto e le lunghe file per poter consumare un pasto. Piccole e grandi difficoltà che, giorno dopo giorno, hanno messo alla prova la resistenza e la capacità di adattamento di ciascuno.

Eppure, proprio nelle situazioni più impegnative è emersa la ricchezza più grande dell’esperienza: la forza del gruppo. Stare insieme, sostenersi reciprocamente, incoraggiarsi nei momenti di stanchezza e condividere ogni passo ha reso più leggero il peso della strada. La fatica individuale si è trasformata in occasione di incontro, mentre le difficoltà sono diventate un’opportunità per riscoprire il valore della fraternità.

Accanto alla condivisione e alla solidarietà, un posto fondamentale è stato riservato alla preghiera. I momenti quotidiani dedicati al dialogo con Dio hanno rappresentato per i ragazzi una fonte di forza e di sostegno, aiutandoli a ritrovare il senso del percorso anche quando la stanchezza si faceva sentire. Una fede vissuta insieme, capace di accompagnare i passi e di dare profondità a ogni giornata. Il racconto dei giovani ha così restituito il volto autentico del pellegrinaggio: non una semplice esperienza di viaggio, ma un percorso umano e spirituale nel quale imparare a conoscersi, ad affidarsi agli altri e a riconoscere la presenza di Dio nella quotidianità.

Ed è proprio qui che si concentra il significato più profondo della loro testimonianza. La meta non è stata Santiago, ma il cammino. Non soltanto la gioia di arrivare, dunque, ma tutto ciò che è accaduto lungo la strada: gli incontri, le attese, i sacrifici, le preghiere, le mani tese e i passi compiuti insieme.

Al termine dell’incontro, il vescovo Giovanni ha raccolto il senso dell’esperienza in un messaggio rivolto ai ragazzi, invitandoli a non considerare concluso il loro pellegrinaggio con il ritorno a casa. Partiti con uno zaino sulle spalle e una strada davanti, ora sono chiamati a proseguire il viaggio nei luoghi di ogni giorno: nelle famiglie, a scuola, nel lavoro, nelle amicizie e nella comunità scout.

Il Vescovo li ha esortati a custodire ciò che il Cammino ha insegnato loro: la bellezza di avere compagni di viaggio su cui poter contare e la sicurezza che nasce dall’incontro con Dio. Un invito a continuare a camminare con occhi capaci di vedere, piedi pronti a mettersi in movimento e un cuore aperto ad accogliere e ad amare Dio e i fratelli. Perché l’esperienza vissuta a Santiago non rimanga soltanto un bel ricordo da custodire, ma diventi uno stile di vita, capace di orientare le scelte, alimentare la fede e rendere più autentiche le relazioni di ogni giorno.

A suggellare questo momento di condivisione, i ragazzi hanno donato al vescovo Giovanni e a don Adriano una conchiglia, simbolo per eccellenza del Cammino di Santiago. Un gesto semplice, ma carico di significato: un segno tangibile del viaggio compiuto e della strada che ancora li attende. Santiago, dunque, non come punto di arrivo, ma come una nuova partenza. I chilometri percorsi appartengono ormai al ricordo, ma ciò che il Cammino ha seminato nel cuore dei ragazzi è chiamato a crescere nella vita di tutti i giorni. Perché ogni strada percorsa insieme insegna che la fatica può essere condivisa, che la preghiera sostiene i passi e che, quando si cammina con gli altri e con Dio, anche il ritorno può diventare l’inizio di una nuova avventura.

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