Roma dedica un Largo a Giuseppe Testa,  Partigiano e Medaglia d’Oro al Valor Militare


La sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini” esprime grande soddisfazione nell’apprendere che la Giunta Capitolina ha approvato in data 28/05/2022 la delibera che dedica un largo nel quartiere del Trullo a Giuseppe Testa.  

Dopo Morrea in Abruzzo ed Alvito in provincia di Frosinone, anche Roma ha un luogo dedicato al Partigiano e Medaglia d’Oro al Valor Militare Giuseppe Testa, dando la giusta e doverosa visibilità a chi si è battuto, fino a pagare con la propria vita, per la liberazione del paese dalla dittatura nazifascista. 

La richiesta di intitolazione a Roma di un toponimo intitolato al Partigiano era stata presentata dalla sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini” al Comune di Roma il 5 febbraio 2021 per dare un riconoscimento nel quartiere in cui maturò la scelta di schierarsi contro il nazifascismo, il Trullo, che per ironia della sorte accoglierà in seguito migliaia di migranti della Valle Roveto. L’iter, dopo una prima approvazione unanime della Commissione Consultiva di Toponomastica, attendeva l’individuazione di un luogo idoneo. 

Il largo in questione sarà collocato fra via del Trullo e via di Montecucco ed in attesa dei tempi tecnici necessari la sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini” invita già da ora la cittadinanza tutta alla cerimonia di inaugurazione, certi che la toponomastica può dare un prezioso contributo alla creazione di cultura e memoria. 

Sarà l’occasione per ricordare che Testa ed i suoi compagni d’avventura furono partigiani dell’accoglienza e della solidarietà, che seppero superare le barriere delle diversità della lingua, della religione, di gente venuta da mondi sconosciuti e scaraventata spesso in una guerra che non gli apparteneva, temi che ancora oggi purtroppo continuano a dividere politici e persone. Tutto questo avveniva in una situazione drammatica sia per il conflitto mondiale sia per la miseria che però non provocò una “guerra” tra poveri e disperati ma li unì, nella condivisione di quel poco che avevano. Sarebbe stato molto più facile denunciare alle autorità i fuggiaschi, cercando pure di rimediare denaro e favori, ma questi uomini e le altre 400 anime di Morrea, misero a rischio la loro vita per un ideale di umanità e lotta contro la crudeltà nazi-fascista.  

Largo Giuseppe Testa; come insegnamento di dedizione, altruismo e accoglienza di un giovane di 19 anni che pagò con la vita e che fu condiviso da una comunità; tra i disagi, la fame e le fatiche di quei giorni dolorosi, un esempio più che mai eloquente per il nostro presente. Un esempio che spesso è dimenticato dalla disumana indifferenza di chi fa barricate per difendere il proprio inutile egoismo, sventolando la paura dell’ignoranza di chi non conosce e nega la diversità, al punto di negare aiuto a chi scappa da guerre, fame e soprusi, e non sarà di certo armandoli che miglioreremo la loro situazione.  

La sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini”, confidando di continuare nella positiva collaborazione, vuole ringraziare la Commissione Consultiva di Toponomastica e la Giunta Capitolina per aver approvato all’unanimità la proposta ma anche tutti i cittadini del Trullo per la collaborazione prestata all’iniziativa e soprattutto chi in questi tanti anni ha tenuto alta la memoria di Giuseppe Testa. 

La sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini” continuerà nella richiesta alle autorità competenti di spostamento del monumento dedicato al Partigiano, attualmente posto all’interno della dismessa caserma Donato ed inaccessibile alla cittadinanza, affinché possa essere giustamente valorizzato e ricollocato nel nuovo largo. 

Roma avrà un luogo intitolato a Giuseppe Testa di San Vincenzo Valle Roveto, Partigiano e Medaglia d'Oro al V.M.
Giuseppe Testa

Chi era Giuseppe Testa? 

Giuseppe Testa, nato a San Vincenzo Valle Roveto (Aq) il 25 maggio 1924, impiegato del Genio Militare di Roma presso la caserma Donato sita alla borgata del Trullo in Roma, tre giorni prima dell’8 settembre 1943 viene inviato in missione a Milano dove apprende dell’armistizio di Cassibile; tornato a Monterotondo è arrestato dagli occupanti nazisti. Riuscito a scappare, il giovane impiegato raggiunge le montagne dell’Abruzzo, dove prima affianca l’attività di un sacerdote della Valle di Roveto, che con altri giovani del luogo aveva costituito un comitato per l’assistenza ai detenuti politici, ai prigionieri alleati e ai militari italiani sbandati, e successivamente assume il comando di un distaccamento del gruppo partigiano “Patrioti della Marsica” a Morrea, frazione del comune di San Vincenzo Valle Roveto (AQ). A seguito di una delazione viene sorpreso da un rastrellamento nazista il 21 marzo del 1944. Arrestato insieme al padre, al fratello e allo zio (più molti altri partigiani della zona), viene immediatamente sottoposto ad interrogatori e torture, prima di essere condotto alla sede del comando tedesco a Civita d’Antino (AQ).
Trasferito nel campo di internamento di Madonna della Stella nei pressi di Sora (Frosinone) gli è riservato un trattamento particolare. I tedeschi, che già gli avevano spezzato un braccio durante il primo interrogatorio, nonostante giorni e giorni di sevizie, non riescono a farlo parlare. Sommariamente giudicato da un Tribunale militare tedesco, dinanzi al quale si assume tutte le responsabilità per scagionare la famiglia ed i compagni di lotta, Giuseppe Testa viene condannato a morte e fucilato ad Alvito l’11 maggio del 1944. 

Al Partigiano Giuseppe Testa, con decreto del 15 maggio 1946 di S.M. il Re d’Italia, è stata conferita “alla memoria” la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione: 

“Giovane ardente e di alti sentimenti di amore patrio, abbracciava con entusiasmo la causa dei partigia ni, costituendo nel suo paese un comitato per l’assistenza dei prigionieri di guerra alleati e dei militari italiani sbandati. Arrestato per vile delazione di un militare tedesco fintosi inglese, non svelava, malgra do torture e minacce, l’organizzazione clandestina e il luogo dove era occultato un soldato alleato. Pro cessato da un tribunale tedesco, benché promessagli salva la vita se avesse parlato, preferiva la morte. 

Dinanzi al plotone d’esecuzione, con virile fermezza, offriva la sua nobile e giovane vita per la libertà della Patria”. 


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