RICOSTRUZIONE POST TERREMOTO/ Il sindaco di Cagnano Amiterno: “Lo Stato ci ha abbandonato, così rischiamo lo spopolamento”



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Cagnano Amiterno. “Come sindaco intendo garantire ad ogni cittadino del mio paese il diritto alla ricostruzione, al di là dei rapporti politici che sono emersi o che coltiva ciascuno dei rappresentanti istituzionali che converge nelle varie riunioni. Il diritto alla ricostruzione e al riconoscimento del danno effettivo è proprio di ogni cittadino. Sono disposta a far valere questi diritti anche se questo significherà lottare o andare alla Corte europea”.

Queste le parole di Iside Di Martino, sindaco di Cagnano Amiterno, paese dell’Alto Aterno, protagonista insieme a Montereale, Capitignano e Campotosto della situazione emergenziale venutasi a creare a seguito delle scosse di terremoto dello scorso gennaio e delle contestuali abbondanti nevicate. Ma a Cagnano, con le sue 10 frazioni e circa 1400 abitanti, sebbene i danni riportati già con il terremoto di Amatrice del 24 agosto, e aumentati con le scosse di gennaio, lo Stato pare non essere proprio arrivato.

“Alla riunione che si è tenuta venerdì scorso a Montereale alla presenza di Vasco Errani – dichiara la Di Martino – c’ero anche io e anche le rappresentanze di paesi come Barete o Pizzoli, ma di noi non si è parlato. Ho 3 edifici di case popolari inagibili e più di 500 richieste di sopralluogo, per le quali se solo il 30%, ma sicuramente sarà di più, dovesse risultare inagibile, di fatto non avrei più un territorio capace di sostenere i danni riportati”.

Il paese, in occasione del terremoto del 2009, entrò a far parte, con estremo ritardo, dei 56 comuni del cratere, mentre fu escluso dal cratere creatosi a seguito del terremoto del 24 agosto. Ora rischia di non entrar ulteriormente a far parte di questo nuovo cratere sismico, ma come afferma il sindaco in carica dal 2015 : “Un discorso simile è inaccettabile. Ci hanno fatto calcolare i danni e poi hanno ritenuto di non doverli più acquisire. I danni ci sono e le condizioni devono essere uguali per tutti. La nostra gente ha sempre lavorato, non si è mai lamentata e siamo abituati a rimboccarci le maniche per risollevarci, ma questo non vuol dire che dobbiamo subire delle ingiustizie.  Adesso le persone che sono rimaste vivono in strutture che si sono costruite autonomamente, come case di legno o container, ma se continueremo a restare inascoltati, lo spopolamento in questo territorio aumenterà sempre di più. La popolazione è stanca e forte è il malcontento, anche per il senso di abbandono che stiamo soffrendo”.

“Le emergenze in paesi di montagna, su 800/1000 metri sul livello del mare, non possono essere affrontate con le tende, ma in modi decisamente più concreti e che tengano conto anche del futuro. La ricostruzione del 2009 ancora non parte, ma sarebbe opportuno che assieme ad essa si pensasse a delle aree di accoglienza vere e proprie, resistenti alle intemperie, pronte all’uso in caso di situazioni di emergenza e necessità”, conclude il sindaco.

 




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