Patata del Fucino, che soddisfazione!



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Avezzano – …mentre sei lì in tutt’altre faccende affaccendata, con la solita televisione che ti tiene compagnia, una voce calda ti porta a prestare attenzione.:“… abbiamo selezionato  patate del fucino IGP, cipolla rossa di Tropea IGP,  e profumatissimo basilico genovese DOP.  Solo il meglio del meglio per portare sulla tua tavola un minestrone ancora più ricco. Con amore da Findus.”

Le patate del Fucino esaltate dalla famosa casa dei surgelati ? (ndr. che non necessita di alcuna personale promozione pubblicitaria) Che soddisfazione!

Spesso non si valuta quanto si ha a portata di mano.

Il riconoscimento delle funzioni e delle cariche del Consorzio di Tutela IGP Patata del Fucino è stato approvato con il D.M.  del 17 febbraio 2017. Un tubero che nasce in un territorio naturale e predisposto alla coltura. Riconosciuta già da tempo nella cucina gourmet  per le sue proprietà organolettiche ,  la patata del Fucino con la sua una polpa consistente e molto gialla, contiene vitamine C e potassio.

Sbirciando  qua e là,  la sua storia italiana nasce grazie all’  importazione, verso la fine del secolo XVI, da parte dei Carmelitani Scalzi che la introdussero portandola  dal Portogallo e dalla Spagna. “Sua Maestà” la patata arriva nel Fucino per volontà del Principe Alessandro Torlonia quando ordinò, nel 1875, di prosciugare il lago e dare il via alle prime coltivazioni agrarie. Fu proprio grazie alla  bonifica  che si poté avviare la coltivazione anche di carote, radicchio e altro, avendo ormai a disposizione  terreni fertili. Coltivazioni che a tutt’oggi qualificano il territorio, proprio per l’influenza di quell’insieme delle condizioni fisiche e chimiche che avvengono sul  terreno   e che dipendono  dal clima. Impossibile non utilizzarla  in cucina. Come la metti la metti è un successo: gnocchi, bollita, pizza,  fritta, al forno, in zuppa etc. etc. etc.

E pensare non venne subito accettata  “per la sua forma bitorzoluta che ricordava le eruzioni della lebbra. Inoltre l’originario color vinaccia della buccia era mal visto. Ma anche il fatto che invece di nascere dai fiori o dai rami degli alberi cresceva nelle profondità della terra restava inspiegabile, e come se tutto questo non bastasse, non era mai stata citata nella Bibbia. Questo creò un alone diabolico, tanto che ci furono esorcismi, processi e condanne al rogo ai danni di sacchi di patate. In Russia si preferì a lungo morire di fame piuttosto che cibarsi del “frutto del diavolo”, mentre in Prussia per incoraggiare l’uso e la coltivazione, nell’anno 1651 fu emanato un editto in cui si condannava al taglio del naso e delle orecchie chiunque si fosse rifiutato di coltivare le patate. ( da : www.lepatate.com)

Menzionata   al primo posto, tra i tre prodotti naturali più noti in Italia, è un successo che qualifica la zona marsicana e gratifica del duro lavoro svolto per giungere a tale riconoscimento. Bisognerebbe quindi  rivolgere il pensiero, le energie, le possibilità   alla valorizzazione delle proprie risorse, come avviene in tutti i territori considerati e rispettati di questo mondo.  Convergere le forze sulla bonifica, sugli interventi da  attuare allor quando si verificano le criticità degli eventi atmosferici, (quest’estate è stata esempio eclatante), questo  significa  davvero essere legati , proteggere e  amare la propria Terra.




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