Pastori e proprietari di pecore abruzzesi presenti nei pascoli di Vallata



Da un’attenta lettura dell’articolo apparso sul sito “vallata.org”, riassumo le presenze di pastori e proprietari di pecore Abruzzesi presenti nei pascoli di Vallata (AV). Analisi dei Libri Maggiori, degli Squarciafogli e degli Squarciafoglietti presenti nell’Archivio di Stato di Foggia a cominciare dal 1500 fino a tutto il 1800 dei locati presenti nei tenimenti di Vallata (AV).

Verso la fine del 1500 si devono annoverare: Angelo Vecchia, Domenico della Villa, Prospero di Gregorio e Francesco Vana. Di questi, il primo per sua stessa ammissione si dichiarò proveniente da Bagnoli e stabilitosi a Vallata perché ivi ussorato, la stessa cosa avvenne per della Villa, la cui famiglia d’origine proveniva da Villalago, e stabilitasi a Vallata perché lui fece il capo massaro degli eredi del Mag.co Don Liberato de Rinaldo di Napoli.

Prospero di Gregorio, assieme a tanti fratelli e cugini, proveniva da Scanno ed anche i Vana erano abruzzesi stabilitisi a Vallata, dove Francesco, agli inizi del 1600 fu anche il rappresentante dell’Unità del Buon Governo (Sindaco). Così, avvenne che con il tempo, tanti altri locati abruzzesi, come i Pisano che provenivano da Macchiagodena ed i Patetta da Pescolanciano, si stabilirono a Vallata ed in altri paesi dell’Alta Irpinia. Infatti, giunti nelle locazioni e nelle poste loro assegnate, gli addetti alle greggi iniziavano un periodo di vita estremamente duro, scandito dai ritmi e dai bisogni delle greggi, reso ancor più disagevole per le condizioni di vita primitiva e per la lontananza dai luoghi di origine che si svuotavano completamente. Paesi come Barisciano, Lucoli, Ovindoli, Scanno, Villalago, Frattura, Opi, Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo, Pescolanciano, si riducevano a poche centinaia di abitanti, per lo più vecchi e bambini, essendo la pastorizia transumante l’unica attività praticata nelle regioni montuose dell’Abruzzo. Per questo, molti locati, sposandosi nei luoghi dove effettuavano quest’antichissima attività o trovando soluzioni di vita più congeniali, finirono con lo stabilirsi in quelle cittadine dell’Irpinia che più gli ricordavano i paesi natii.

Nel 1604, per la prima volta comparirono Giovanni Paolo Patetta di Pescolanciano con duemila duecento pecore di cui 500 erano di Matteo lo Russo di Guardia e Giovanni Battista Patetta di Pescolanciano con 3500 pecore di cui 165 erano di Falco Liberatori, 199 di Ottavio Padula e 160 di Matteo di Crescenzio, tutti di Pescolanciano.

Per la prima volta comparvero la Baronessa di Castrovilli, Donna Dorotea Sacca e chi pagò per lei la fida per le sue 500 pecore fu Don Giovanni Graziani di Villetta Barrea. Nel  1607 i fratelli Patetta provenienti dalla città di Pescolanciano, Giovambattista e Giovanni dichiararono 1500 e 2200 pecore ed ebbero assegnati con il Bando di Calo, alcuni territori tra Ascoli e Candela, nell’ambito della “Posta di Monterocilo” ed in quegli anni decisero di stabilirsi nella verdeggiante Irpinia, lì dove ritrovano uno i loro discendenti tra cui il Mag.co Dottor Don Alessio Patetta, medico di Vallata e suo fratello il dottore teologo.

Nel 1640 (Squarciafoglio N°833) Giovanni de Nardis di Villalago con 200 pecore, Giovambattista Vecchia di Bagnoli con 130 pecore,Attilio di Palo 460 di Villalago (di cui 105 erano di Fischetti di Vallata e 100 di Scipione d’Alessandro di Ascoli). il 1652 fu un anno senza sostanziali novità, a parte alcuni litigi nati tra il Duca Don Giacomo d’Alessandro di Pescolanciano e Marc’Antonio Loffredo, marchese di Trevico per alcuni pascoli nella zona di Ascoli. Nel 1654 – In questo stesso anno, comparve sul Tratturo Regio tra Rocchetta e Candela un altro piccolo armentizio proveniente da Pescocostanzo , tal Cannone, che con il tempo si stabilirà a Vallata in Alta Irpinia. 

Nello squarciafogli 1656 che andava nel 1657, l’Ill.M0 Marchese di Trevico Don Enrico Loffredo dichiarò 2521 pecore solo nella Locazione di Feudo, in tenimento di Ascoli; così, allo stesso modo, Donna Isabella de Rinaldo, figlia di Don Troiano e moglie di Don Tiberio d’Alessandro, congiunto del Duca di Pescolanciano. Sempre nello stesso anno 1656/57 in locazione di Vallecannella il Duca di Pescolanciano professò 2694 pecore e chi pagò la fida delle pecore oltre che ad occuparsi del buon andamento del gregge fu Nicola Angelo Patetta che già si definì di Vallata perché la sua famiglia, pur proveniente da Pescolanciano , si era già stabilita definitivamente in Alta Irpinia.

In generale ci fu un grande rinnovamento di personaggi che parteciparono al “Nuovo Bando di Calo”, mai visto prima di quella data; scesero dei locati dalle città di Amatrice e di Accumuli, entrambi cittadine in provincia di Rieti, da Forcella, in provincia di L’Aquila, da Campotosto in Abruzzo Ultra a 18 miglia da L’Aquila e da Villa Terracina, villaggio vicino ad Accumuli. Tra quelli arrivati da quest’ultimo posto, c’era Don Giovanni David figlio di Lorito, accompagnato da un suo amico, tal Don Antonio di Petra. Da Campotosto arrivarono i f.lli Ciccarone, da Forcella arrivarono Lorito Di Vincenzo, Massimiliano Di Stefano e Pascale Di Benedetto; mentre Battista di Santo proveniente da Accumuli, si stabilirà definitivamente nella città di Ascoli perché chiederà anche la censuazione di terre salde. La stessa cosa faranno Annibale e Giovanbattista Mancino che dalla città di Amatrice si stabiliranno in Irpinia ed i fratelli Gentile da Pescasseroli si stabilirono nel Tavoliere nella locazione di Salpi e di Castiglione verso la città di Manfredonia. Poi, nella Locazione di Vallecannella seguirono Angelo di Pietro, Basilio Pandolfi, Giovanni Francesco Cappelli, Carluccio Moschillo, Ferdinando di Fusco, Vincenzo D’Angelo, D’Antuono Giuseppe, Angelillo di Francesco, Giuseppe di Pietrangelo e Gregorio De Luca, tutti provenienti da Amatrice e tutti che usufruiranno dei terreni per pascolo vernotico; nella Locazione di Salsola, scenderanno, invece, in massa i pastori provenienti da Barisciano e Castel del Monte come i vari Manone, Angelone, De Iulio e Mancini.

Nel 1661 arrivarono i Colangelo assieme ad altri come i Pettinicchio da Capracotta, i de Leonardis ed i Rossi da Campo di Giove, nel 1662 i fratelli Giovanni e Nicola Cautillo da Rocca Mandolfi, nel 1663, i di Palo(=Pali) ed i di Carlo da Scanno, i Pegna ed i Santoro da l’Aquila che si stabiliranno entrambi nel Vallo del Cervaro, i Cornacchia dai monti Marsicani e Chieti. Nel 1671 comparve nella Locazione di Vallecaimella l’Abate Don Alessandro d’Alessandro di Pescolanciano con 849 pecore che le affidò al capo collettiva che fu d’Arminio di Trevico.

Nel 1683 comparvero e si stabilirono in modo fisso nella locazione di Vallecannella i fratelli Ruberto provenienti da Lucoli che oltre ad animali di grossa taglia, cioè vacche, chiesero terre salde da coltivare tra Rocchetta e Candela e la stessa cosa fecero i Vespa, i Morelli ed i de Mauro, tutti di Calascio, che, invece, si fermeranno vicino Lucera. Nel 1684 comparve Giuseppe Antonio Cicchetti, proveniente da Atessa, ed i fratelli d’Orazio da Scanno. Nel 1686 comparvero Tommaso la Manna e fratelli, provenienti da Guardiagrele come proprietari di 200 pecore che, con il tempo, assieme ai Volpe provenienti da Ovindoli al seguito del Duca Colabianchi si stabilirono nella locazione di Vallecannella, alcuni a Vallata, altri a Monteleone. 

Intorno alla fine del secolo, altre collettive abruzzesi si stabilirono nella vicina locazione di Cornito, verso la terra di Bari, tra questi i Campese che provenivano dall’Aquila e preferirono stanziarsi lungo il braccio di tratturo Orta-Tressanti (=Ortanova-Cerignola) mentre gli Andreana ed i Guerrieri provenienti da Roccaraso, furono sempre molto presenti nella Valle del Cervaro, specialmente nel braccio di tratturo che collegava il Candelaro al Cervaro, tanto che c’era un sentiero affianco all’omonimo fiume che, all’epoca, era conosciuto come “rotta Guerrieri”.

Nello Squarciafoglio N°281 che riguardava gli anni 1705/6 nella Locazione di Feudo d’Ascoli la maggior parte dei locati proveniva dall’Abruzzo: Biagio di Loreto di Civitella curava le sue 122 pecore e le 6632 della Cappella del S.S. Rosario della sua città, allo stesso modo, Don Domenico Iannucci sempre di Civitella, curava le sue 702, ma faceva da capo-collettiva ad un gregge di 8555 pecore di Don Florio Spagnuolo di Civitella; poi, c’era il Duca di Popoli con 5266, la Cappella del S.Sacramento di Villalago con 6494, i fratelli Buccino da Villalago con 2180, Giovanni Gentile da Cocullo con 4825, Giuseppe di Maggio da Ortona nei Marsi con 5664, Giuseppe Morte da Sulmona con 2106, la Cappella di Introdacqua con 1492, mentre i locati che vivevano in quella Locazione di Ascoli erano Don Francesco Martino con 1688 pecore e Don Carlo di Martino con 166, Giuseppe Maffei di Iliceto (=Deliceto) con 1580, Don Nicola Buonuomo di Accadia con 1580, a cui s’aggiunse Don Venanzio Pasquarella che pur venendo da Frattura in Abruzzo con 855 pecore, si stabilì nella città di Ascoli; mentre nella Locazione di Comito c’era l’Ecc.M0 Don Antonio Carrafa con 4022 pecore, l’Ill.mo Principe di Supino con 966, Don Salvo de Juliis del Gamberale con 2780, ed i tre locati Don Marco Graziani con 5832,Antonio De Santis con 4022 e Pietro di Virgilio con 3700, provenienti da Villetta Barrea; invece, nella Locazione di Vallecannella c’era l’Ill.mo Dottor Don Giulio d’Andrea di Pescolanciano con 11589, Josafat del Monaco di Vastogirardi con 10642, il Duca di Pescolanciano con 9142, la Cappella del S.S. Sacramento di Alfedena con 3662, i fratelli Palmieri di Ascoli 61O, Don Carlo de Renzis da Scanno 251, famoso Abate che gli pagava annualmente la fida delle pecore ed a lui si devono alcune descrizioni della città di Foggia di quell’epoca che Ventura mirabilmente riportò : “”innumerevoli  sono i disagi ed i pericoli per l’incauto viaggiatore in questa città: aria mefitica, sporcizia dilagante, locande scomode ed inospitali, caldo insopportabile, fetori ripugnanti, zanzare ed ogni altra sorta di insetti, oppure freddo intenso, umidità  perniciosa e febbre terzane”,ma questi la cosa contro cui metteva in guardia era soprattutto “l’indole perversa degli abitanti, svogliati ed insolenti gli uomini, oltre che violenti  e consumati da insana passione per il vino, il gioco d’azzardo ed il furto, focose le donne, ladre pur esse e soprattutto inclini alla lascivia godereccia”. E, per avvalorare questa sua ultima teoria, l’Abate Longano scriveva che un esempio gli era fornito dai pellegrinaggi nell’ultima domenica di Aprile al Santuario dell’Incoronata, dove la popolazione femminile in quel “sacro bosco pratica ben altre devozioni che quelle religiose e per il modo  in cui avveniva il ritorno in città, il corteo somigliava più ad un gruppo di sfrenate baccanti che di pie pellegrine “.

Sempre intorno al 1711/12,  nella locazione del Feudo d’Ascoli comparvero Lorito di Risio da Cocullo con 350 animali e Biase di Loreto con 510 animali da Civitella  di cui  100 erano del fratello Vittorio, 130 dell’altro fratello Antonio e 120 di Angelo  Russo e, così come anivarono e si stabilirono nella zona d’Ascoli, successe la stessa cosa per  Domenico  Iannucci  e  figli  sempre provenienti da Civitella e per Giacomo Gentile con i loro 500 animali proveniente da Cocullo. Sempre in quegli anni, provenienti da Villetta Barrea vi furono i fratelli Graziani che si stabilirono in locazione Cornito, così come fece Vit’Antonio de Feudis proveniente dalla città di Gamberale con 4100 animali, con il  massaro, tal Liberato Mosca, detto l’abruzzese.

Nel 1712 s’attestano sulla scena dei grandi proprietari i fratelli d’Orazio di Scanno con 1200 pecore, Carlantonio Ciccariello di Piedimonte con 1000, Domenicantonio Gualtieri con 900, del Monaco da Vastogirardi con 2000 ed i fratelli Graziani di Villetta Barrea con 1250. Nel 1749 nella Locazione di Cornito comparve per la prima volta Antonio Ciarletta da Scanno con 70 pecore, sempre presenti i fratelli di Loreto e gli eredi Iannucci da Civitella con 2 greggi, così pure Visconti Antonio con 25 pecore proveniente da San Demetrio Vestini che si stabilì tra Panni e Monteleone.

Nell’anno 1795/6  come riportato nello squarcia foglio 1387, in Locazione di Feudo d’Ascoli c’erano i fratelli Loreto e Pasquale Gentile di Opi con 3650 pecore, i fratelli di Loreto di Civitella con 10681. Consultando, poi, i successivi squarciafogli fino ai numero 1405-06, corrispondenti all’anni 1805/06, che sancirono la fine dell’età feudale, nelle  locazioni più interessanti per gli irpini, cioè Vallecannella, Feudo d’Ascoli e Comito, non cambiò nulla rispetto ai registri degli annii precedenti, rimanendo più o meno la stessa situazione.



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