Pescasseroli – Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise interviene per fare chiarezza su uno dei temi più discussi legati al nuovo Piano del Parco: il rapporto tra usi civici e attività di pascolo. Un argomento delicato, al centro di osservazioni e dibattito pubblico, rispetto al quale l’Ente ha voluto fornire spiegazioni puntuali attraverso una nota ufficiale. Di seguito il comunicato integrale:
“Nel corso del procedimento di elaborazione e approvazione del Piano, il tema dei rapporti con l’esercizio dei diritti di uso civico, e in particolare con l’esercizio del pascolo, è stato uno di quelli più delicati, e rispetto al quale sono state avanzate numerose osservazioni, e richieste di modifiche di ogni tipo (laddove si vogliano conoscere le osservazioni, e le relative risposte, presentate alla proposta di Piano del Parco, si veda il documento “Procedura di approvazione del Piano – Osservazioni”, disponibile sempre su https://www.parcoabruzzo.it/pagina.php?id=424).
A norma della legge quadro le zone di elezione per il pascolo sono anzitutto la zona C, destinata specificamente alle attività agrosilvopastorali (Art. 10 NTA), e la zona B, dove comunque possono continuare le attività produttive tradizionali, pascolo compreso (Art. 9). Inoltre la zona D, con la relativa sottozona D2, è riservata alla localizzazione delle strutture, degli edifici e degli impianti necessari all’esercizio delle attività agricole e zootecniche (Art. 13).
Tuttavia, il Piano del Parco, nella consapevolezza di equilibri dinamici in continua trasformazione, in corso anche a causa dei cambiamenti climatici, con tutto quello che comporta in termini di migliore tutela degli habitat primari, ha considerato l’esigenza di consentire il pascolo ovi-caprino anche in zona A, al fine di perseguire obiettivi di conservazione degli habitat di alta quota (Art. 8, comma 4).
Come previsto in forza della normativa di settore già vigente, l’attività di pascolo richiede, oltre che la VINCA, il rilascio del preventivo Nulla Osta dell’Ente: sotto il profilo dei titoli abilitativi al pascolo, dunque, il Piano non ha introdotto nessuna nuova regola, ma semmai ha ridotto i margini di discrezionalità dei relativi provvedimenti, con beneficio di tutti. Ovviamente, il pascolo in bosco resta non consentito, e l’utilizzo dei pascoli è subordinato alla custodia degli animali a cura dei proprietari.
Infine, per sostenere le attività tradizionali, si prevede che l’Ente possa assegnare terreni che abbia in proprietà, o comunque in gestione diretta, esclusivamente ad allevatori residenti nei Comuni del Parco.
Nel corso dell’approvazione del Piano, la preoccupazione maggiore ha riguardato il tema dei carichi di pascolo, ovvero del rapporto tra superficie pascoliva e animali ammessi al pascolo. Si deve ricordare, al riguardo, che non sono le Norme Tecniche di Attuazione (NTA )del Piano a stabilire tali rapporti, ma che gli stessi vengono determinati dalle misure di conservazione stabilite dalle Regioni per i Siti Natura 2000, misure che le norme di Piano non hanno il potere di modificare.
Tuttavia, il Piano contempla un’azione positiva volta a migliorare la qualità dei pascoli (Scheda 28), anche nella prospettiva di poter rivedere al rialzo i carichi consentiti. Al netto delle polemiche, dunque, si può sostenere che, quanto al pascolo, la Normativa Tecnica di Attuazione del Piano si pone esattamente nel solco tracciato dal Legislatore e che, lungi dal vietare o dal sacrificare completamente i diritti di uso civico delle comunità locali, ha cercato di contemperare il loro esercizio con le esigenze di salvaguardia ambientale, che, legittimamente, possono condurre ad una loro regolamentazione, anche nell’interesse delle future generazioni.
Tanto è stato confermato anche dalla recentissima Sentenza del TAR Lazio (di cui abbiamo già dato notizia), n. 5580/2026, che ha avvalorato la bontà delle ragioni dell’Ente e la ragionevolezza delle scelte di pianificazione compiute.
Certamente, nessuno strumento è perfetto, e tutte le pianificazioni sono migliorabili, ma quella attuale può costituire un buon punto di partenza, ed ha senz’altro il merito di dettare, finalmente, una cornice di regole certe e uguali per tutti.


