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Orsi fuori dal letargo e più vicini ai paesi, l’appello del Parco alla prevenzione e alla convivenza

Redazione News

Pescasseroli – Negli ultimi anni gli inverni più miti stanno cambiando i ritmi della fauna, anche quelli degli orsi. Non tutti, ovviamente, reagiscono allo stesso modo: c’è chi resta in tana più a lungo e riparte in primavera, e chi invece, in alcuni periodi, si rimette in movimento prima, soprattutto quando il clima è instabile e le temperature restano alte. Ma c’è anche chi in tana non c’è mai andato.

Infatti, in queste settimane una femmina con tre giovani di un anno circa ha continuato a girare per le montagne, soprattutto in quell’area a cavallo tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Nazionale della Maiella, attraversando centri abitati e causando danni soprattutto a pollai, piccoli allevamenti familiari, apiari e orti.

“Sappiamo bene – scrive il Pnalm – cosa significa: non è solo un episodio di natura, ma un problema concreto per chi subisce un danno e per chi vive con preoccupazione questa presenza. Qui vogliamo essere chiari su due cose:

𝟭) 𝗡𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼 è 𝘀𝗼𝗹𝗼.
Stiamo lavorando insieme alle ONG, ai Carabinieri Forestali e alle Regioni per affrontare le situazioni, prevenire i danni e aumentare la sicurezza. Quasi sempre gli episodi sono avvenuti fuori dal territorio del Parco e dalla sua Area Contigua, questo significa competenze amministrative diverse, ma l’obiettivo comune resta uno: tutelare le persone e gli orsi, soprattutto nei paesi meno abituati a queste presenze.
In questa fase è importante evitare iniziative individuali (inseguimenti, tentativi di “allontanamento fai-da-te”, cibo lasciato fuori per “spostarla”) che spesso ottengono l’effetto opposto, perché possono abituare ancora di più l’animale alla presenza umana.
Per lo stesso motivo, è importante evitare la diffusione sui social di foto e video con indicazioni precise di luogo e orario, che possono richiamare altre persone e aumentare la pressione attorno all’animale.

𝟮) 𝗟𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 è 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗮 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲!
Pollai e recinti ben chiusi, gestione corretta dei rifiuti organici, niente cibo accessibile all’esterno e segnalazioni tempestive a chi di dovere fanno davvero la differenza e non smetteremo mai di ripeterlo.
Quando parliamo di prevenzione, spesso la differenza la fanno cose semplici: avere pollai “davvero tali”, cioè strutture pensate per proteggere veramente gli animali e non per diventare, involontariamente, un richiamo al cibo facile. Non è una questione di bravura o di colpa, è che oggi, con presenze più frequenti e inverni sempre più caldi, quello che in passato poteva sembrare sufficiente può non bastare più. Un pollaio ben costruito e ben gestito è prima di tutto una tutela per chi lo possiede (meno danni e meno stress), per la sicurezza e la tranquillità anche di tutta la comunità e allo stesso tempo riduce la probabilità che la fauna associ i paesi al “cibo facile”.

Se avete subito un danno o volete rafforzare le protezioni potete contattare noi, le altre aree protette o associazioni come Salviamo l’Orso e @Rewilding Apennines, ricordando che:

  • fuori dal territorio del Parco potete chiedere supporto alle ONG che operano in questi Comuni (come Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines);
  • nel territorio del Parco e dell’Area Contigua il supporto alla prevenzione ve lo forniamo direttamente noi, come molti già sanno.

Un ultimo punto, importante: la presenza di esemplari fuori dalle aree protette è un fatto naturale e, in prospettiva, positivo perché è impensabile assicurare la conservazione a lungo termine di grandi popolazioni solo negli spazi limitati dei parchi nazionali e delle aree protette. Ricordiamoci che la loro presenza testimonia la buona qualità dell’ambiente.

Proviamo anche a non avere timori infondati: la natura ha equilibri precisi e le popolazioni non aumentano “all’infinito”. Significa però che quando l’orso torna a farsi vedere, la coesistenza diventa una responsabilità condivisa. Dare una possibilità alla fauna di continuare a esistere, riducendo i conflitti, è un modo concreto di prendersi cura del nostro territorio e di tutti noi. Sembra un passaggio solo logico e non pratico, e invece no, perché gli ambienti dove ancora prospera la fauna selvatica, sono ambienti sani anche per tutti noi”.

Fonte: Pnalm

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