Oggi, 30 aprile, ricorre il 59° anniversario dell’eccidio di Celano



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Celano – L’eccidio di Celano è un duplice omicidio avvenuto in Italia la sera del 30 aprile 1950, esattamente 69 anni fa, quando furono esplosi alcuni colpi di arma da fuoco contro un gruppo di braccianti radunati in piazza IV Novembre a Celano, che provocò diversi feriti e la morte di Agostino Paris e Antonio Berardicurti.

Siamo nel 1950, e l’Italia era ancora un paese che faticava a riprendersi dalle ferite della Seconda guerra mondiale e di vent’anni di dittatura fascista: erano gli anni del “doppio Stato”, in cui formalmente si andava verso la costituzione dello stato di diritto, ma contemporaneamente con la forza si cercava di contenere il pericolo di sommosse popolari che si andavano alimentando tra le fasce più deboli della popolazione.

L’economia italiana era in ripresa e ci si avviava verso il famoso boom economico, anche se ampie sacche di arretratezza, anche sociale e culturale, si registravano nelle aree agricole del centro Italia e del meridione.
I braccianti, coordinati dai partiti della sinistra, dai sindacati e dalle organizzazioni di categoria, invadevano e occupavano le terre dei latifondisti protetti prima dal fascismo e in seguito dalla Democrazia Cristiana, e la reazione del governo risultava ferma e sanguinosa, provocando diverse stragi.
Tuttavia la repressione non fermò la protesta e le rivendicazioni contadine, che spinsero il governo a mettere in cantiere la riforma agraria nazionale che, varata nel 1950, portò all’istituzione dell’ente per la colonizzazione della Maremma Tosco-Lazialee del territorio del Fucino avvenuta il 28 febbraio 1951, a cui seguì pochi mesi dopo l’espropriazione terriera fatta in anticipo ai danni dei Torlonia, che a seguito del prosciugamento del lago, avvenuto nella seconda metà del XIX secolo, diventarono proprietari per 99 anni di circa 14000 ettari sugli oltre 16000 dei terreni emersi e successivamente bonificati.

Alle ore 13:00 del 30 aprile si riunì nel palazzo comunale la commissione di collocamento che stabiliva i turni di lavoro per i braccianti che sarebbero stati impiegati il 2 maggio nel Fucino, e alle ore 18:00 la seduta fu tolta, perché tra il rappresentante del partito Comunista, le autorità comunali, gli esponenti della C.I.S.L. e i rappresentanti delle varie categorie sociali non fu raggiunto l’accordo. Alle ore 20:00, poiché molti tra cittadini e braccianti erano rimasti a discutere nella piazza IV Novembre, in attesa che uscissero gli elenchi dei primi chiamati al lavoro nei campi, il vice sindaco Angelo Tropea chiese al maresciallo dei Carabinieri di intervenire e questi sopraggiunse con quattro sottoposti, e senza alcun preavviso i carabinieri improvvisamente aprirono il fuoco sulla folla.

I contadini inermi si gettarono a terra, cercando di evitare i colpi, e contemporaneamente, dal lato opposto della piazza, altri colpi d’arma da fuoco venivano esplosi da alcuni esponenti del M.S.I. locale e dalle guardie di Torlonia che sarebbero stati individuati dai contadini.

La sparatoria si prolungò per qualche minuto, e piazza IV Novembre fu sconvolta dagli spari e dalle urla.
Non si è mai rinchiusa la ferita di questo tragico episodio, che viene tuttora commemorato dal popolo marsicano.
Oggi, 30 aprile 2019, presso il cimitero di Celano alle ore 11:00 si deporrà una corona in ricordo delle 2 vittime celanesi, “per condannare quegli accadimenti e per ribadire con forza quanto sia importante la democrazia che tutti abbiamo il dovere di difendere e tutelare, lo Stato di diritto e la libertà di pensiero e di manifestazione per il nostro Paese“, come sottolinea il sindaco di Celano Settimio Santilli in un post su Facebook.