Niente soldi per i lavoratori in sciopero della Santa Croce. Fallita anche la trattativa del pomeriggio



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Canistro. Circa 250mila euro. E’ la somma che oggi Camillo Colella avrebbe dovuto portare agli operai della Santa Croce per avere in cambio “la libertà” di portare via le “materie prime” (bottiglie, etichette e bobbine) dallo stabilimento. Si tratta della somma che corrisponde a 30 mesi di arretrati dell’Alifond. I lavoratori sono 74. Il bonifico non c’è stato ma comunque i lavoratori hanno visto con diffidenza la promessa.

“Se accettiamo e Colella tira fuori le materie prime”, dice una donna del gruppo dei lavoratori, “ha comunque la facoltà di revocare il bonifico e noi nemmeno ce ne accorgeremmo”.

E così, anche oggi pomeriggio la trattativa tra l’imprenditore, arrivato a Canistro in elicottero, e i lavoratori, è stata affidata alle forze dell’ordine.

Il servizio di ordine pubblico è stato coordinato dal vice questore aggiunto del commissariato di Avezzano, Paolo Gennaccaro. Presente con i suoi carabinieri anche il capitano della compagnia di Tagliacozzo, Edoardo Commandè.

La trattativa si è conclusa ancora una volta con un nulla di fatto. Tanto che all’incontro in Regione, all’Aquila, alle 18, Colella non si è presentato. Lo sciopero dunque va avanti. Fino a sabato a mezzanotte. Riprenderà di nuovo lunedì. Domenica i tir non viaggiano e quindi gli operai si sentono sicuri per il fatto che le materie prime non potranno essere trasportate anche se loro non saranno fuori ai cancelli.

A sostegno dei lavoratori c’era Marcello Pagliaroli, segretario provinciale della Flai-Cgil. In più di una settimana di protesta non si è mai visto un consigliere regionale o un onorevole o un senatore del territorio. Nessuno.

“Sono lontani i tempi in cui la Santa Croce era una mucca da mungere”, commenta un lavoratore, “ora che è un vitello da allattare non fa più gola a nessuno”.

 

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