Nella bagarre scatenata sul piano di riperimetrazione del Parco Sirente-Velino, la voce fuori dal coro di Americo Di Benedetto

«Le questioni virtuose stanno nel mezzo, quelle virtuali, prendono la pancia della persone ma percorrono strade tortuose.»

Avezzano – Il controverso tema della riperimetrazione dei confini del Parco Sirente Velino, discusso nei giorni scorsi in Consiglio Regionale, ha scatenato un vespaio di polemiche a mezzo stampa che hanno visto le opposizioni criticare aspramente l’esecutivo per aver fatto ricorso alla tagliola per approvare la legge, cancellando con un colpo di spugna, le migliaia di emendamenti apportati dal PD e dal M5S.

Al termine della seduta del Consiglio Regionale, fra la soddisfazione della maggioranza, da una parte, e i mugugni dell’opposizione, dall’altra, solo il capogruppo di minoranza della lista Legnini Presidente, Americo Di Benedetto usciva dall’aula con l’aria serafica di chi, abituato a penetrare il significato delle cose, ha deciso di astenersi, motivando la sua scelta in un breve ma articolato intervento.

La redazione di TerreMarsicane gli ha rivolto alcune domande per avere un quadro più esaustivo del suo punto di vista terzo, rispetto alle altre posizioni espresse in sede di voto.  

In consiglio hai detto che il Parco non si difende di più se ci sono più aree tutelate all’interno del perimetro. Hai espresso dubbi anche sull’ingresso di aree senza una preventiva valutazione scientifica.

«Dobbiamo chiarirci su una cosa. Che cosa vogliamo fare noi di un’area protetta. La vogliamo proteggere nel miglior modo possibile, dedicando risorse a ciò che è da tutelare, o la vogliamo proteggere perché riteniamo di proteggere i territori mettendo dentro il maggior numero di ettari, perché noi li riteniamo, degni di essere tutelati?»  

Nell’astenerti hai parlato di coerenza con la tua parte politica.

La coerenza è fondamentale in politica. Non è che se un atto lo fa il centrosinistra è giusto, e se lo fa identico il centrodestra è sbagliato.

È così importante che i criteri per decidere se un’area abbia o meno le caratteristiche per essere inserita in un perimetro protetto, siano definiti su basi scientifiche?

«Si è sempre affrontato il problema della riperimetrazione senza tener conto di una valutazione tecnico scientifica su ciò che si andava a fare. Per riperimetrazione, si intende un’attività volta a individuare sia i territori da inserire che quelli da escludere dall’area parco. Non è che qualsiasi territorio è adeguato a stare dentro al parco, vanno esaminati i requisiti. Che i sindaci facciano richiesta per togliere, ci può stare, perché è la norma che prevede la possibilità di ridefinire il perimetro del parco, ma non è che i sindaci ne disegnano i limiti perimetrali in funzione delle loro esigenze. Vanno sempre fatte delle valutazioni scientifiche.»  

Secondo Americo Di Benedetto, il Parco, nato nei primi anni ’80, grazie alla lungimiranza di Enzo Lombardi e di chi si è speso all’epoca, non poteva che essere costituito collazionando i territori dei comuni partecipi all’iniziativa, attraverso un criterio fondato sui confini amministrativi. Nel tempo però, le mutate esigenze del territorio, avrebbero reso sempre più attuale il tema della ridefinizione dei confini, più volte affrontato ma mai portato a conclusione.

«Se vogliamo riperimetrare il Parco, se questa è la volta buona, se vogliamo allargarlo o restringerlo, va bene, ma facciamo in modo che ciò che andiamo a tutelare, sia realmente da tutelare. Una parte di quel territorio riperimetrato, è stato oggetto di rimboschimento da parte delle Comunità Montane negli anni. Un conto sono le aree rimboschite, che evidentemente un tempo erano aride, un conto è l’asta fluviale dell’Aterno, un conto è la risalita verso le Pagliare di Tione, un conto è la faggeta del Sirente, poi c’è la parte urbanizzata. Il Parco, è flora e fauna.»

In Consiglio Regionale si è parlato anche di siti archeologici nel contesto del Parco.

«Se tu mi modifichi il perimetro e mi metti dentro Alba Fucens, mi sta bene, tuttavia, il sito archeologico, ne beneficerebbe a prescindere, non gli serve stare dentro all’area del parco, c’è già il Logo del Parco. Se mi si dice, mi hai tolto Castelvecchio Subequo e hai tolto il Tempio italico di Castel di Ieri, ci può stare, io però, avverto la necessità di essere coerente. Se oggi votassi contro quella riperimetrazione, voterei contro quello che i predecessori della mia parte politica hanno fatto alla stessa maniera.»

Quando fai riferimento alla coerenza intendi dire che la precedente legislatura aveva provato a fare ciò che poi è riuscito a fare Imprudente?

«Non è che io posso contestare il centrodestra perché lo fa il centrodestra, quando anche altri hanno fatto la stessa cosa. Allo stesso tempo, non posso votare a favore, perché non mi hai dato gli strumenti. A questo aggiungiamoci l’ostruzionismo e la tagliola contro l’ostruzionismo. Sono metodi che non possono riguardare una norma così delicata come la definizione di un’area protetta. La mia, è una posizione politica. Poi è facile urlare e dire che non dobbiamo togliere niente, ma mi chiedo: non dobbiamo togliere niente, di che?»

Pietrucci (PD) e Fedele (M5S) sono stati durissimi contro l’Esecutivo e Imprudente.

«Pietrucci che è stato Presidente della Commissione Territorio (Amministrazione D’Alfonso) e aveva portato avanti la riperimetrazione fino a prima che finisse la legislatura, ora è diventato il più acerrimo nemico della riperimetrazione. Eppure, anche nella precedente legislatura, nessuno si era posto il problema di una valutazione tecnica scientifica come criterio di definizione del perimetro del parco, da affidare a soggetti terzi, alle migliori università del settore ambientale che non siano condizionabili.»

Imprudente ha parlato della costituzione di un comitato tecnico scientifico    

«La vecchia normativa prevedeva un comitato tecnico scientifico, di quelli che lasciano il tempo che trovano, poi nel frattempo, è subentrata la normativa europea, la normativa habitat, e noi non abbiano niente in mano. Vogliamo provare a renderci conto di quello che c’è da tutelare e cosa, o no? Potremmo accorgerci che abbiamo lasciato fuori delle parti da tutelare, quindi, semmai dovremmo allargare e non restringere. Se non facciamo questo, diventa una gazzarra politica rispetto alla quale sei anche debole dal punto di vista partitico.»

Anche il Comune di Acciano, dove sei stato sindaco, ha rivendicato la ridefinizione dei confini

«Ho fatto il sindaco di Acciano per undici anni. Il mio comune, il cui sindaco è una persona in gamba, cresciuta come me, attuale consigliere provinciale, bravissimo, ha votato una delibera legittima sul piano politico, ma irricevibile dalla Regione, dal punto di vista perimetrale. L’Esecutivo Regionale deve recepire l’istanza di volontà di andare a vedere cosa c’è dentro. Non può limitarsi a ratificare le indicazioni dei singoli consigli comunali.»

Mi pare tu abbia già elencato una serie di motivazioni alla base della tua astensione.

«Ho preferito non prendere parte e cavalcare una demagogia facile sui territori sottratti al parco, dimenticandomi completamente di quanto era accaduto negli anni precedenti. Mi sono astenuto per rispetto di quei territori, per rispetto delle esigenze di rilancio dell’area parco, per il rispetto del lavoro che in tanti anni gli amministratori locali hanno fatto anche subendo le disfunzioni del Parco.»

Votare NO, non sarebbe stata la scelta più facile?

«In politica bisogna essere coerenti. Ho già detto che se una cosa la fa il centrosinistra, ed è giusta, non è che se poi, la stessa cosa la fa il centrodestra, diventa sbagliata. Oppure avrei dovuto votare a favore, non accettando minimamente un discorso di riperimetrazione così come proposto dalle istanze dei comuni, fra cui anche il mio.»

Una posizione molto difficile

«Da questo punto di vista la mia è stata una presa di posizione forte. Fra l’altro, sono l’unico, a differenza degli urlatori, che quel territorio lo ha vissuto, lo vive, ne avverte il respiro, ne sente i battiti cardiaci. Sono stato Sindaco per undici anni e consigliere di amministrazione del Parco, quindi le cose le conosco.»

Secondo te la maggioranza lo farà un passo in più, andando a fare un’analisi tecnico scientifica?

«Questo non lo so, ma lì c’è un problema rilevante, in fin dei conti si agisce solo ed esclusivamente sull’aspetto contingente. Oggi c’è questa esigenza? Va bene, risolviamo e andiamo vanti. In 40 anni, non c’è stata la capacità di far si che quel Parco venisse amato. Parlavo proprio di questo con Enzo Lombardi. Questo, perché mai nessuno ha lavorato per definire una tutela dello stesso, in termini biunivoci, cioè, tutela dell’ambiente e tutela dei cittadini. Tutto è stato lasciato abbandonato a se stesso.»

Quindi Imprudente ha colto questa necessità?

«Imprudente ha fatto politica. Ha segnato il punto. Ci sono sindaci vicini a lui, vuole riorganizzare l’amministrazione, ci metterà qualcuno vicino a lui e andrà avanti. Ha fatto politica, e proprio per questo non lo possiamo rimproverare. L’unica cosa da fare è non prendere parte e astenersi, perché votare contro è prendere parte, ma come puoi votare contro quanto tu hai fatto la stessa cosa quando eri parte di governo?»