NATALE CON I TUOI, PASQUA CON CHI VUOI….MA ANCHE NO!



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Si dice che i proverbi non sbagliano mai…ma riguardo alle festività pasquali,  la maggior parte delle famiglie nostrane, avrebbe qualcosa da ridire.

Se il Natale è per antonomasia la festa più magica soprattutto per i bambini, la Pasqua, nelle case abruzzesi, dal mare alla montagna, costituisce un momento importante di legame con la tradizione, con quelle usanze che sembrano perdersi nelle grandi corse dei nostri tempi, ma che poi rispuntano, puntuali, in occasione di questa festività.
Nella Marsica, la Settimana Santa è ricca di eventi, (prettamente a sfondo religioso), e tutti i comuni e i paesi sono costipati nel prepararli. Le festività pasquali vantano una lunga tradizione legata allo stare insieme: la visita ai Sepolcri il giovedì Santo, la processione del Cristo Morto il venerdì e la veglia pasquale il sabato.
Ma c’è una cosa veramente bella, bella davvero: la colazione della domenica di Pasqua, una specie di pranzo anticipato che però ha un valore storico e aggregante non indifferente.
E’ la sintesi di una settimana caratterizzata da collaborazione e solidarietà in ogni attività, almeno per come si svolgeva la giornata nei tempi addietro: insieme si andava a cercar asparagi, mentre si tentava di radunare il gregge  per riscendere “abballe”; le donne giravano di casa in casa per andare a cuocere il pane e le Pizze di Pasqua al forno, che era acceso da molto più tempo perché da noi quando è festa, si cucina di più, (è così da sempre); i bambini erano alle stelle perché si mangiava di più (o addirittura per la prima volta durante l’anno) la cioccolata.

Sembra che l’aspetto conviviale di questa “colazione speciale” sia stato un po’ dimenticato. I giovanissimi, figli del 3.0, la vivono come una seccatura; i meno giovani, avendone vissute molte, si abbandonano alla malinconia, vedendo l’evoluzione insita col passare del tempo.
La tradizione va portata avanti….e se ci si trova di fronte a sbuffi e occhiate al cielo, basta cambiare nome: aperipranzo di Pasqua. Non è sacrilegio, l’importante è non cambiarne il contenuto, col suo elevato potere aggregante e sociale.   S.C.




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