Morì investito sulle strisce, i figli si oppongono all’archiviazione del caso: “Vogliamo giustizia”


Trasacco. Le indagini hanno dimostrato che aveva attraversato la strada camminando sulle strisce pedonali ma la Procura ha chiesto l’archiviazione del caso. Secondo i giudici di Milano la morte di Massimo Pisegna, autotrasportatore di 59 anni, di Trasacco, non ha colpevoli. Fu un tragico incidente.

Ottavio e Jolanda Pisegna, figli del camionista che tutti ricordano come una persona buona e altruista, dedita al lavoro e alla famiglia, oggi chiedono giustizia. Vogliono vederci chiaro in una vicenda che per due anni hanno vissuto a distanza.

“Non vogliamo mandare in galera nessuno”, spiega Jolanda Pisegna, “ma siamo alla ricerca della verità, che finora ci è stata negata. Abbiamo ricominciato da capo. Abbiamo nominato tre legali e ci siamo opposti all’archiviazione, proposta dalla Procura di Milano. Il caso così è stato riaperto.

La morte di Massimo Pisegna risale a una sera d’agosto di due anni fa. L’uomo era sceso dal camion dove era in compagnia di un amico e collega autotrasportatore. Mentre attraversava sulle strisce fu travolto e ucciso da un uomo del Milanese, che era alla guida di un Suv. Fu lui il primo a fermarsi e a soccorrerlo. Agli inquirenti disse che non lo aveva visto. L’incidente avvenne sulla Statale Vigevanese, a Trezzano sul Naviglio, in provincia di Milano, all’altezza dell’incrocio con via Cellini. Il camionista aveva parcheggiato il mezzo all’area di sosta ai piedi dell’uscita della tangenziale Ovest “Lorenteggio”. Aveva mangiato insieme al suo amico in un ristorante a poi aveva fatto ritorno al camion. Poi, alle 22.30, disse al collega di dover andare in bagno. Una volta sceso dal mezzo, non tornò più.

“Per la morte di nostro padre non c’è stato nemmeno un processo”, va avanti la figlia, “ci è stata negata giustizia. A Milano hanno deciso di archiviare la vicenda ma noi ci batteremo per mio padre. È vero, non ce lo ridarà nessuno ma comunque noi andremo avanti. Vogliamo la verità. Appena è successo eravamo talmente scioccati che da così lontano non abbiamo avuto il controllo di quello che stava accadendo. Io le foto di mio padre a terra, morto, le ho viste. Vogliamo che venga fatta luce e che il responsabile si prenda le sue responsabilità”.


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