Morì dopo due operazioni “sospette”, a due anni da una “super perizia tecnica” ancora non è stata fatta luce sulla vicenda



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Celano. Una “super perizia” per far luce sulla morte di un 55enne di Celano ma dopo due anni la famiglia ancora attende che sulla vicenda sia fatta chiarezza. Antonio Luciani, padre di famiglia e apprezzato lavoratore nell’edilizia, morì a luglio del 2014.

Morì dopo due operazioni "sospette", a due anni da una "super perizia tecnica" ancora non è stata fatta luce sulla vicenda
L’avvocato Andrea Rosa

Da allora la famiglia chiede chiarezza su quanto fatto nei due ospedali che lo hanno accolto prima che le sue condizioni peggiorassero, fino a portarlo al decesso. La famiglia, dopo pochi giorni dalla morte, avvenuta a qualche ora dopo un’operazione chirurgica, avevano presentato una denuncia tramite il legale Andrea Rosa.

La procura aprì subito un fascicolo, nominando come consulente il medico Cristian D’Ovidio, il quale avrebbe dovuto far luce sulle cause della morte. Contestualmente, la famiglia, tramite il mio proprio avvocato, nominò come consulente tecnico di parte, il medico Giuseppe Stornelli. Con l’apertura del fascicolo furono anche acquisite tutte le cartelle cliniche, elaborate in entrambi gli ospedali, in cui l’uomo era stato ricoverato. Luciani, prima di morire, pare che già da mesi avesse qualche problema di salute, con dolori e febbre. Fino ai giorni a cavallo tra giugno e luglio del 2014, quando la febbre era diventata sempre più alta tanto che proprio egli stesso aveva chiesto alla famiglia di essere accompagnato al pronto soccorso. Circa un anno prima di questi fatti, era stato sottoposto a un’operazione chirurgica, all’ospedale dell’Aquila, in cui gli era stata impiantata una protesi all’aorta addominale.

Le indagini sono state orientate anche a capire se qualcosa potesse essere andato storto proprio in quell’operazione. Quando arrivò all’ospedale di Avezzano, Luciani già da mesi accusava dolori e quindi fu sottoposto d’urgenza a un altro intervento chirurgico. All’uscita dalla sala operatoria, però, i medici avvisarono la famiglia sulle sue condizioni disperate, per cui venne subito spostato nel reparto di rianimazione. Qui, dopo poche ore, morì. Naturalmente la vicenda gettò nello sconforto non solo la sua famiglia ma anche l’intera comunità di Celano. Dopo due anni dalla morte del 55enne, ancora nulla si conosce sulla “super perizia tecnica” che avrebbe dovuto far luce sulla vicenda e probabilmente chiarire se le cause della morte potevano essere in qualche modo ricollegate con la protesi impiantata nel 2013.




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