Moglie costretta a vivere al buio e al freddo e a dormire sul pavimento. Marsicano davanti al giudice



Celano – Avrebbe costretto la moglie a dormire sul pavimento o dentro ad uno sgabuzzino, impedendole di accendere i termosifoni e di utilizzare l’acqua calda, aggredendola con un coltello da cucina e minacciando di spaccarle la testa.
Con queste accuse, un celanese di 69 anni dovrà comparire, il prossimo 7 luglio, davanti al GUP del tribunale di Avezzano. Un regime di vita penoso e umiliante quello a cui sarebbe stata costretta, per circa cinque anni, la donna, una ucraina di 54 anni difesa dagli avvocati Luca e Pasquale Motta.

Secondo l’accusa, a partire dal 2014, l’imputato avrebbe iniziato a minacciare di morte la moglie, costringendola a dormire sul pavimento della sala da pranzo. La donna avrebbe così deciso di trasferirsi in una casa di campagna, ma a partire da quel momento le condotte vessatorie del marito si sarebbero addirittura intensificate.

Poiché non voleva che occupasse tale immobile, infatti, l’uomo avrebbe cambiato la serratura del portone di ingresso per impedirle di entrare e avrebbe, poi, minacciato di spaccarle la testa se non se ne fosse andata, sbarrando anche le finestre con delle tavole di legno. Avrebbe poi staccato il contatore elettrico, facendola vivere per diversi giorni al buio e al freddo.

A quel punto la donna si sarebbe vista costretta a tornare nella casa coniugale dove, però, ancora una volta le sarebbe stato impedito di dormire nella sua camera. Costretta a dormire in uno sgabuzzino, le sarebbe stato impedito anche di utilizzare l’acqua calda e di accendere i termosifoni. Per aver utilizzato la lavatrice e lasciato una luce accesa, sarebbe stata minacciata di morte con un coltello da cucina.

L’uomo è difeso dall’avvocato Domenicantonio Angeloni.