Mai più sole: una poesia di Maria Assunta Oddi dedicata alle donne di Kabul



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La dolorosa questione del ritorno dei talebani in Afghanistan non può lasciarci indifferenti ai soprusi subiti particolarmente dalle donne e dai bambini che rappresentano la parte più fragile del Paese.

Le storie raccontate dai superstiti ci chiedono una sola cosa: non dimenticateci. Nei prossimi mesi quando le luci della ribalta si spegneranno e queste vicende rischieranno di non essere più ricordate anche una semplice poesia potrà invitarci ad aprire il nostro cuore e la nostra mente alla solidarietà.

Mai più sole.
Mai più sole: nel sospiro di una donna infelice
È il sospiro del mondo che si spezza in mille frantumi.
A Kabul tra macerie di mattoni fatti argilla e paglia
Smarrite vagano le donne senza nome né volto.
Solo sagome in una gabbia di tela calano nel sipario
Dell’abisso il groviglio delle emozioni da riporre
Come gomitoli di cotone nei cassetti chiusi d’ombre.
Mai più sole: quando i loro occhi offuscati come sepolcri
Sono scrigni pieni di lacrime per gli affetti perduti.
Oh voi crudeli! Non saprete mai che i loro capelli spettinati
E stropicciati celati dal velo profumano di muschi ed erbe.
La loro pelle vincastro di tenero cedro è più dolce del miele.
Le loro mani operose a cui non fu concessa la raccolta
Trepidante dei frutti dell’amore conoscono il tesoro
Inviolabile del tempo ambizioso salmo di riscatto.
Mai più sole: nel crepitare delle armi sul cuore spaventato
In soprassalto sul miasma asfissiante della guerra
Canicola rovente di soldati senza fede.
Mai più sole: nel burqa d’infamia e disprezzo
L’anima si fa cencio pallido gettato in cima
Al muro in rovina dell’indifferenza che appunta spilli.
Mai più sole: nel silenzio è voce di un delirio
Che canta di lieta fanciullezza volo d’aquilone
Il loro esistere flessuoso ramo di salice ondeggiante
Al vento primaverile d’azzurra libertà.
Mai più sole le donne che inciampano sulla pietra
Spietata di chi ha dimenticato di essere da loro stati generati.
Come gemme anche al buio continueranno a sbocciare
Per narrare ai figli il chiarore della luna
L’infinito brillare delle vaghe stelle
I colori accesi del tramonto sulla sabbia ardente.
Sopra il brusio mortale del disprezzo le donne di Kabul
Sanno sopportare senza lamento il dolore per la purezza
Infangata dalla violenza fino al limite delle forze.
Quanti fiori cadono nel bosco dimenticati!
Mai più sole: donne forgiate da quotidiane lotte
Rinascerete tra la fragranza di esotici fiori perché
Voi siete del loto nel torrente della vita la corolla più bella
Perché voi siete libellule in volo da un filo d’erba all’altro
L’ala sul meraviglioso giardino della pace.