L’origine di un’icona fotografica nostrana


Tagliacozzo – È ormai diventata una foto simbolo della rinascita ed in particolare dell’Abruzzo che “risorge”, ma in pochi conoscono la vera origine e la storia di questa foto, a differenza dei molti che se ne attribuiscono la collocazione.

La storia. Siamo nel novembre del 1946, pieno post guerra, gli italiani cercano di uscire dal quel difficile periodo, e le scuole Abruzzesi indìcono un concorso articolato su tre piani: scrittura, pittura e un contest fotografico, con l’intento di premiare chi più di tutti avrebbe rappresentato la rinascita post bellica dell’Abruzzo. Il fotografo Tagliacozzano Antonio (detto Toto) Cervellieri, figlio di Fernando Cervellieri, che intorno alla fine del 1800 aveva impiantato a Roma uno dei primi laboratori industriali per la stampa di fotografie, sceglie di partecipare al concorso con uno scatto che rappresentava un compito scolastico affidato ad alcune classi, eccezionalmente riunite per l’occasione in una zona denominata a tutt’oggi “Aretta”, una delle aie anticamente dedita alla stesura per l’essiccazione e la tritatura di grano e altri prodotti della terra.

Ne derivò uno scatto emozionante dal titolo “Tema: «l’Abruzzo Risorge»” che racchiude l’essenza della volontà della popolazione di risollevarsi dalle perdite e dalla tristezza della guerra. Rappresenta sulla destra i due maestri dell’epoca, che secondo le testimonianze erano la maestra Pierina Nonni e il maestro Lancioni, quest’ultimo nei pressi di una lavagna con su scritto, appunto, l’indicazione tematica “l’abruzzo risorge”. Di fronte, tra le fila, sono riconoscibili alcuni bambini di varie classi d’età comprese tra gli anni ’30 e gli inizi degli anni ’40, che figli e nipoti ancora oggi indicano con soddisfazione, ed allora costituivano le classi elementari della scuola di Poggetello (frazione di Tagliacozzo). Questa, per l’appunto, la località reale dello scatto vincitore di quel concorso per la sezione fotografia.

La zona in questione si è trasformata nel tempo; tra i vari cambiamenti, attorno agli anni 2000, la parte sinistra della costruzione è stata abbattuta per fare spazio ad un parcheggio pubblico in terra battuta, ma i poggetellani non ne dimenticano la storia e sono molte le generazioni ad essere affezionate alla parte cementata che, ancora oggi, è rimasta. (F.G.)


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