Un capolavoro ottocentesco di arte sacra e musica liturgica, simbolo dell’identità storica presso la Chiesa di San Nicola di Bari a Castellafiume, oggi perduto nella sua originaria armonia.
Il maestoso organo a canne, risalente ai primi decenni dell’Ottocento, dominava la controfacciata della Chiesa dall’alto della balconata collocata sopra il portone centrale d’ingresso. Inserito in una solenne cassa ad arco, realizzata in muratura e legno, armoniosamente addossata alla parete, costituiva non solo uno strumento musicale, ma un vero e proprio monumento d’arte sacra. La sua presenza scenografica accoglieva i fedeli fin dall’ingresso, elevando lo sguardo e l’animo verso l’alto in un dialogo simbolico tra architettura, musica e spiritualità.
Sulla balconata dell’organo si trovava una splendida schola cantorum, a un solo scomparto del tipo “a chiglia”, destinata ai cantori. Anch’essa, realizzata in muratura con pannelli lignei, era impreziosita da raffinati stucchi raffiguranti leoni alati che sorreggevano il fiore dell’asfodelo, noto come “fiore degli inferi”, simbolo di memoria ed eternità. Tali decorazioni, di evidente ispirazione simbolica, conferivano all’insieme un profondo valore iconografico, intrecciando richiami teologici e tradizione artistica.
L’organo si distingueva per l’elevato pregio storico e artistico. La facciata era composta da ventiquattro canne in lega di piombo e stagno, disposte in un’unica campata con bocche a mitria, elegantemente organizzate a cuspide con ali laterali ascendenti: una configurazione che donava slancio e armonia all’intera struttura. La tastiera, con oltre cinquanta tasti diatonici ricoperti di madreperla e avorio, testimoniava l’accuratezza costruttiva e la ricercatezza dei materiali impiegati.
Il sistema di alimentazione dell’aria, azionato manualmente tramite due aste laterali, consentiva di dare fiato alle manticerie e richiedeva la presenza e la collaborazione di più persone durante l’esecuzione musicale. Questo aspetto, oggi quasi impensabile, sottolineava la dimensione comunitaria e artigianale della musica liturgica di un tempo.
Sul lato destro, sempre all’interno della Chiesa, si intravedeva il pulpito, impreziosito da un raffinato intaglio ligneo raffigurante una mano che sorregge un Crocifisso, potente simbolo della Parola sostenuta dal sacrificio di Cristo. Sul lato non visibile era collocata una preziosa scala in ferro battuto, finemente lavorata, che ne consentiva l’accesso: ulteriore testimonianza della cura riservata a ogni dettaglio architettonico e decorativo.
Con i lavori di restauro eseguiti negli anni Settanta del Novecento, la fisionomia storica e artistica della Chiesa antica è stata purtroppo profondamente alterata. Interventi improntati a criteri più funzionali che conservativi hanno finito per snaturare l’armonia originaria dell’edificio, privandolo di parte della sua identità estetica e spirituale. Oggi, nel ricordo di quell’organo e degli elementi che lo circondavano, resta viva la consapevolezza di un patrimonio che rappresentava non solo un capolavoro artigianale, ma anche una preziosa testimonianza di fede, arte e storia condivisa.









