L’INTERVISTA/Sarah McKenzie incanta il Teatro dei Marsi



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Avezzano. È la grazia e la leggerezza musicale fatta persona, l’astro nascente del jazz internazionale, Sarah McKenzie, che venerdì 2 dicembre, con una kermesse d’altri tempi, ha letteralmente incantato il pubblico presente al Teatro dei Marsi. La giovane pianista e cantante australiana vanta un bagaglio già colmo di collaborazioni di alto rango come Michael Bublé, Chris Botti o Enrico Rava, e diversi premi, tra i quali un ARIA Award, il Grammy australiano, il diploma al Berklee College of Music e il terzo album, “WeCould be lovers”, uscito nel 2014 e inciso su ‘Impulse!’, la famosa etichetta di Universal, con la supervisione di Norah Jones e Gregory Porter.

sara2Accompagnata da Jo Caleb alla chitarra, Geoff Gascoyne al contrabasso e Marco Valeri alla batteria, Sarah McKenzie ha eseguito diversi brani originali del suo nuovo album, affiancati da classici di Duke Ellington, Kern o Cole Porter. Magica l’interpretazione del brano “Moon River”, composto appositamente per Audrey Hepburn da Johnny Mercer e Henry Mancini nel 1961. Palpabile il grande feeling tra i musicisti, che con precisione e delicatezza hanno eseguito una performance con i fiocchi.

Al termine del concerto la giovane pianista è stata gentile nel concederci una breve intervista. Buona Lettura!

Tutto ha inizio qualche anno fa, quando all’Umbria Jazz Festival hai vinto la borsa di studio per la Berklee College of Music, ma come e quando ti avvicini al mondo del jazz?

Mi sono avvicinata al mondo del jazz all’età di 9 anni, quando avevo un maestro di pianosara3 “Blues & Rock’nRoll” che mi ha ispirato con i suoi folti capelli e grossi anelli vistosi. Suonava alla grande! (ride ndr). Fu la prima persona che mi ha spinto a fare jazz! E poi Oscar Peterson, mi innamorai e entusiasmai del suo “Night Train”. Quindi si, a 9 anni è stata la mia prima volta con il jazz.

Hai dichiarato che il tuo obiettivo artistico è quello di voler essere “un messaggero, cercando di allargare i confini del jazz”, qual è il messaggio di “We Could Be Lovers”?

Il messaggio del jazz è quello di essere realmente se stessi, comunicare passione e speranza. Ed è proprio quello che ho sempre voluto fare! Da quando ho iniziato ad ascoltare Oscar Peterson è cambiata la mia vita e mi auguro di essere fonte di ispirazione per altre persone!

Quanto c’è di autobiografico nelle tue canzoni e quanto pensi possano averti influenzato figure come Abbey Lincoln o Betty Carter?

Scrivo della mia vita quotidiana anche in maniera un pochino fantasiosa! Sono ispirata dalle grandi cantanti jazz come Betty o Abbey, ma sicuramente i miei idoli sono Peterson o Duke Ellington. Prendo qualcosa da ognuno di loro, ma anche dagli eventi di tutti i giorni o dagli incontri con la gente.

Cosa ne pensi di Avezzano, dell’Italia? Hai un pochino di tempo per fermarti e fare un giro tra le nostre montagne?

È la prima volta che vengo ad Avezzano e spero di tornarci presto! Mi piacerebbe fermarmi, assolutamente. Sono stata in diversi posti dell’Italia, è una delle mie nazioni preferite perché avete grande stile, cibo fantastico, gente calorosa, accogliente e amichevole. È un posto bellissimo. Avete delle belle montagne qui, vero?

Certo!

Allora certo che mi piacerebbe fare qualche passeggiata tra le vostre stupende montagne!

 

Grazie alla collaborazione di Nadia D’Innocenzo

Foto di Marco Di Gennaro su gentile concessione del Teatro dei Marsi 

 




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