mercoledì, 3 , Marzo

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Lino delle Fate o Capelli delle Streghe

Il tratturo delle Fate è il Celano-Foggia. Lungo il suo tracciato nasce la Stipa Austroitalica piumata, in dialetto “Pelume”, o Lino delle Fate. La stipa Austroitalica, unica al mondo, si unisce al tesoro del Regio Tratturo, anzi sembra che al pari delle pecore la Stipa abbia segnato il corso dei Tratturi dalla Marsica alla Puglia.

Questa specie, unica al mondo, cresce nelle nostre terre ed in parte dell’Italia centro meridionale. Ad oggi la Marsica era stato dimenticata dai botanici, che inseriscono questa specie solo nelle regioni di Puglia, Molise, Basilicata e Sicilia ed in parte nell’Abruzzo costiero. Infatti persino uno studio recente pubblicato nel 1986 su Webbia, a cura di Moraldo Benito, parla della diffusione della pianta solo nelle località sopra citate.
L’autore da anni seguiva la storia di queste piante effettuando raccolte su tutto il territorio, confrontando le stesse con materiale conservato nei principali Erbari italiani ed europei e scambiando pareri con studiosi monografici del genere. Lo studioso rintracciò generi di stipa austroitalica in territori abruzzesi costieri ma non marsicani.

La Stipa austroitalica è una specie botanica particolarmente protetta a livello europeo (Allegato II della Direttiva habitat 92/43 CEE), in quanto raro endemismo dell’Italia centro-meridionale. E’ una pianta erbacea perenne, cespugliosa, alta dai 30-80 cm, tipica delle praterie steppiche e dei pascoli aridi, soprattutto dove la roccia è affiorante.[1] Nel 2003, successivi studi condotti da Benito Moraldi e Carlo Ricceri hanno portato ad accertare la presenza della Stipa austroitalica oltre che nei territori costieri anche nei territori collinari interni, nello specifico nei terreni a pascolo.

Lino delle Fate o Capelli delle StregheDESCRIZIONE: Tipo: pianta erbacea perenne, cespugliosa. Altezza (min./max) 30-80 cm. Fusto: eretto, rigido Foglie: rigide, con lamina sottile, conduplicata, e con ligula breve. Infiorescenza: pannocchia pauciflora.
Fiori: con lemmi provvisti di reste piumose molto lunghe (20-30 cm), di colore bianco-niveo Spighette: uniflore, provviste di glume subeguali, formate da una parte laminare (lunga circa 2 cm.) e da una resta di uguale lunghezza. Frutto: cariosside

 

Durante le mie ricerche sui Tratturi e sulla civiltà della Transumanza ho fatto una recente ed importantissima scoperta che riguarda la localizzazione nel nostro territorio della specie Stipa austroitalica Martinowsky. Il Lino delle Fate è presente in altri territori Abruzzesi specialmente lungo i Tratturi. Infatti anche nella Marsica è presente la Stipa austroitalica con varianti alle classiche stipe come sottospecie endemica. La mancata catalogazione delle specie nel nostro territorio ha permesso sinora una speculazione dei terreni a pascolo, classificati strumentalmente ed ignorantemente come terreni improduttivi e abbandonati. In questo modo le politiche locali, seguendo interessi economici, hanno favorito un deturpamento del territorio con una vetrificazione la vetrificazione fotovoltaica e la costruzione di Megalitici Mulini eolici a Vento di acciaio.

Invece si dovrebbero porre dei vincoli ai preziosissimi paesaggi dei pascoli rocciosi a pseudo steppa mediterranea dell’entroterra Abruzzese rispettando la direttiva habitat 92743CEE, che stabilisce la tutela prioritaria di tale habitat.

Lino delle Fate o Capelli delle Streghe

Per tali ragioni invito le autorità competenti a prendere le necessarie misure di tutela nei confronti della specie che, a conti fatti, rappresenta una delle specie più importanti della Marsica e d’Abruzzo. La presenza di questa specie è della massima rilevanza ai fini conservazionistici e rappresenta un’ulteriore forte motivazione affinché si arrivi a definire con urgenza un’area protetta nella Marsica e nel Parco Regionale Velino Sirente, per salvaguardare questa ed altre importanti specie presenti.

La stipa Autroitalica era presente nella cultura popolare del nostro territorio, con la denominazione di Lino delle Fate.

Infatti racconti antichi dicono che le fate scendevano sui monti d’Abruzzo per raccogliere queste piante considerate come il lino, per fabbricarsi i propri vestiti argentati in modo da luccicare nella notte. Non sono lontani i tempi in cui i bambini e le bambine giocavano con i Capelli di Fata unendoli in mazzetti e buttandoli in aria per ammirare il loro volteggiare leggero ed unico nel ridiscendere a terra. In alcuni luoghi di montagna non trovando spago o filo per legarli, li intingevano nello sterco di mucca che seccandosi faceva da tenuta al mazzetto, creando una base più pesante dei  “Pelumme”, facendo in modo che ridiscendesse sempre di punta e non dalla parte del fiore.

Non per ultimo, occorre ricordare che lungo i tratturi si svolgevano le processioni di ritorno dalla SS. Trinità di Vallepietra e, proprio in queste processioni, i capelli di Fata ornavano le “Pertiche”, lunghe aste di legno di faggio, con le quali i giovani gareggiavano in onore del culto religioso a chi riportava nel proprio paese la più lunga e pesante. Da non dimenticare che allora il percorso si svolgeva completamente a piedi. Leggende e storia, passato e futuro, sostenibilità e ambiente sono così intrecciati dal Lino delle fate dei tratturi

Parlare di futuro attraverso gli antichi tratturi sembra a dir poco irreale e fantasioso, eppure oggi possiamo osservare come questi tracciati fossero studiati in modo strategico e come siano ancora di piena attualità.

I tratturi furono infatti creati non solo per il transito dei pastori con le loro greggi, ma soprattutto per quegli scambi senza dei quali le popolazioni non avrebbero avuto le possibilità di arricchire, oltre che il proprio patrimonio economico, anche quello culturale.

Questo lavoro nasce, così, con l’intento di mettere a conoscenza delle generazioni odierne e di quelle future quella che fu non solo l’unica fonte di reddito dei nostri avi, ma soprattutto quella pratica lavorativa che servì a congiungere popolazioni diverse, non solo sotto l’aspetto puramente economico, ma anche dal punto di vista culturale e religioso. Il presente testo è dunque utile a far sì che non cada nell’oblio la pratica della pastorizia, che arricchì e unì l’Abruzzo insieme al Molise alla Puglia.

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