LFoundry presenta il piano industriale. Tre anni di tempo per sviluppare nuovi prodotti e stare sul mercato senza dipendere da On Semiconductor



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L’americana On Semiconductor è il principale cliente dello stabilimento LFoundry di Avezzano. Assorbe quasi il 90% della produzione ma solo fino a tutto il 2024

Avezzano – Nel pomeriggio di ieri ha avuto luogo l’incontro organizzato dal MISE per iniziativa della sottosegretaria Alessandra Todde che, nei giorni scorsi, aveva convocato attorno al tavolo virtuale della teleconferenza, i vertici di LFoundry, le Organizzazioni Sindacali e le RSU.

Le prime impressioni dei rappresentanti delle maestranze non sono affatto positive. La segreteria e la RSU della Fim-Cisl fanno sapere che il piano quinquennale presentato dall’Amministratore Delegato, Marcello D’Antiochia, ha un profilo di estrema debolezza, dal momento che paventerebbe l’uscita graduale di On Semiconductor dal portafoglio clienti di LFoundry.

L’americana On Semiconductor è nella sostanza, il principale cliente dello stabilimento LFoundry di Avezzano. Secondo il sindacato assorbirebbe quasi il 90% della produzione, ed è questa la ragione per la quale, il suo eventuale disimpegno, suscita profonda preoccupazione, anche se la direzione aziendale tende a rassicurare ritenendo la perdita delle commesse, compensata dal lancio di nuovi prodotti, tutt’ora ancora in fase di sviluppo.  

Il sindacato lamenta inoltre, la fuoriuscita di professionalità importanti, non adeguatamente rimpiazzate, con evidente depauperamento del know how aziendale. A ciò, andrebbe ad aggiungersi un ulteriore elemento di preoccupazione dovuto all’esiguo impegno della proprietà sul fronte degli investimenti, una proprietà il cui volto effettivo, a detta del sindacato, è faticoso da inquadrare, nonostante le reiterate richieste, rivolte ai piani alti della dirigenza, per conoscerne le reali fattezze.

Con l’uscita definitiva di On Semiconductor dall’orizzonte LFoundry, prevista nel 2024, il futuro resta tutto da definire. Sul tema, la Fim-Cisl prova a ipotizzare alcuni scenari, a partire dal fatto che venendo meno l’acquirente americano, LFoundry dovrà essere pronta a mettere sul mercato chip prodotti in proprio, ma per farlo, è necessario investire di più in ricerca e sviluppo, e i tempi stretti, non giocano a favore.

Un’altra ipotesi, secondo il sindacato, potrebbe prevedere una rinegoziazione delle condizioni contrattuali fra ON Semiconductor e LFoundry, eventualità questa, che sposterebbe il baricentro dei rapporti fra le due società, sull’efficienza della filiera, la capacità produttiva e i costi, il che implicherebbe il vaglio, da parte di On SemiConductor, anche delle offerte di altri competitor.

Va da sé, che un’ipotetica corsa a comprimere i prezzi, da parte dei produttori, per ottenere le commesse, potrebbe implicare effetti indesiderati sulle maestranze. Oggi, i nuovi prodotti sviluppati da LFoundry, contano numeri ancora troppo bassi per consentirle di stare sul mercato in via autonoma, senza dover dipendere dalle commesse dell’americana On Semiconductor.

La contrazione delle forniture agli americani, inizialmente prevista secondo un graduale piano di riduzione è stata totalmente stravolta dalla crisi che si è abbattuta nel settore dei semiconduttori, ulteriormente aggravata dalla crisi pandemica.  A causa dei lockdown su base mondiale, parallelamente al crollo di domanda di chip, nel mondo automotive, ha corrisposto un’impennata della stessa nell’high tech.

Ciò ha creato forti squilibri nella filiera produttiva dei semiconduttori che ha finito per spingere la produzione dei siti già operativi. Proprio questo ha consentito allo stabilimento di Avezzano di rispondere alla domanda, seppure a costi maggiorati per la penuria di materia prima. È del tutto evidente che il carattere eccezionale di questa condizione andrà man mano ad attenuarsi, e proprio per questo, le scelte messe in campo oggi saranno determinanti per il futuro del più importante sito produttivo della provincia dell’Aquila.         



Marianetti MED

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