LFoundry, per la RSU, senza investimenti, il destino dello stabilimento di Avezzano è segnato



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La RSU accusa la proprietà di aver trasformato l’azienda in una mucca da mungere fino all’ultima goccia di latte

Avezzano – La RSU di LFoundry continua a vivere con preoccupazione gli sviluppi del clima aziendale, soprattutto dopo aver analizzato i dati forniti, nel corso di alcuni incontri che la direzione aziendale ha avuto con i dipendenti, i quali per la verità, hanno partecipato in maniera rimaneggiata.

In un comunicato, la RSU fa sapere che solo il 25% circa dei lavoratori, hanno preso parte alle riunioni nel corso delle quali, a domande precise, sarebbero seguite risposte generiche e insufficienti.

Secondo la RSU, la scelta dell’azienda di attribuire ai lavoratori interinali mansioni di natura tecnica, quale presunto atto di inclusione dei lavoratori precari, sarebbe in realtà, un ulteriore passo verso l’incertezza dei ruoli.

Si tratterebbe infatti di attività, dove per la prima volta, non sarebbero stati coinvolti gli operatori, ovvero i naturali candidati, che per esperienza e pratica, hanno sempre rappresentato il bacino dal quale attingere quando bisognava formare nuovi tecnici.

«Adesso capiamo il perché dell’occasione non sfruttata della formazione finanziata, necessaria come il pane quando si fanno i proclami che abbiamo ascoltato durante i Team Member Meeting. Chiaramente noi non siamo contro la stabilizzazione dei Lavoratori somministrati, la delegazione sindacale più volte ha richiesto di concordare un percorso per la loro stabilizzazione, non ultima la proposta del contratto di espansione chiusa in fretta dalla dirigenza perché avrebbe legato la proprietà al territorio, barattando un cambio generazionale sano con una operazione a dir poco discutibile.»

Secondo le Rappresentanze Sindacali Unitarie, alcuni vecchi finanziamenti rimasti fermi in banca e il mancato accesso ai fondi dell’Agenda digitale dimostrerebbero che la proprietà non avrebbe fatto nulla per immettere soldi freschi in Lfoundry.

Il presunto ritorno negativo degli investimenti messi in campo durante la vecchia gestione, quale giustificazione portata dall’azienda per motivare il mancato ricorso ai fondi, non spiega però l’attivismo di altre multinazionali che realizzeranno in Italia e in Europa nuovi stabilimenti proprio grazie a quelle somme.

«L’unica spiegazione valida.» dicono i referenti della RSU «è che una cash cow (vacca da mungere) non può avere certi tipi di legami. Continuiamo poi, con la motivazione del mantenimento della massima segretezza, a non vedere le proiezioni per i prossimi anni, qualche elemento grafico con numeri illeggibili non possono essere scambiati per il piano a cinque anni, non da quel livello di dirigenza.» il comunicato prosegue esprimendo ulteriori perplessità.

«In linea con il nuovo modello di business, la proprietà ha annunciato la volontà di vendere la centrale elettrica, probabilmente al solo scopo di aumentare i margini di guadagno della proprietà. Notizia che lascia perplessi perché non meno di 10 mesi fa tale possibilità era sta assolutamente esclusa forse perché ancora sussistevano vincoli per i finanziamenti pubblici percepiti per l’ammodernamento dell’impianto.»

«Una cosa è certa, produciamo tanti soldi, che vengono investiti altrove per acquisire nuove realtà e a noi rimangono miseri bonus e nulla di concreto. Attenzione, perché i nuovi riconoscimenti, più o meno grandi, conferiti insieme ad una stretta di mano, servono a far passare il concetto che viene premiato chi regala il tempo della propria famiglia all’azienda… un film già visto.»