L’esigenza di migliorare i fondi rustici e le esercitazioni militari nella Marsica (giugno-settembre 1930)

Pur senza entrare nei dettagli della politica finanziaria fascista di questo periodo, da più studiosi del settore è stato affermato che il bilancio 1930-1931 avrebbe ben presto registrato un forte deficit. Così, uno dei «capisaldi della politica  del regime e una delle premesse di un altro degli obiettivi di fondo che in questo periodo Mussolini voleva realizzare, la ruralizzazione della società italiana», non poté realizzarsi appieno poiché di lì a poco la grande crisi sconvolgerà tutto il quadro socio-economico italiano, moltiplicando le spese dello Stato «e facendo diminuire le entrate effettive» (1).

La necessità di fronteggiare la difficile situazione indusse i ministri Acerbo e Rocco ad illustrare alla Camera, in presenza del duce: «La portata innovatrice della legge sulle migliorie nelle locazioni dei fondi rustici», che rimanevano un problema spinoso anche per i coltivatori del Fucino, soprattutto dopo l’accordo del lodo Bottai. Giustamente, l’onorevole Giuseppe Tassinari, osservò: «L’affittuario, non avendo alcuna garanzia di rimborso, a norma delle leggi vigenti, per eventuali miglioramenti lasciati nel fondo, alla fine della locazione, non ha alcun stimolo a compierli». Rincarò la dose il ministro Acerbo, con dichiarazioni che sembravano riferirsi proprio ai possidenti di grandi latifondi come Torlonia: «La tendenza ad eseguire miglioramenti fondiari è più intensamente sentita da chi vive a contatto continuo con la terra, come l’affittuario, che da chi, invece, dando in affitto la sua proprietà ne vive più o meno lontano». Per lui, era un anacronismo «proteggere ancora la borghesia politicamente italiana che per i contratti d’affitto lasciava inalterata la norma dei ferrei privilegi del locatore col non riconoscimento al coltivatore del diritto al compenso per migliorie» (2).

Il 18 giugno 1930, sempre con serrato dibattito alla Camera, gli onorevoli Acerbo, Gervasio e Mottola affrontarono la questione della finanza degli enti locali, senza poter trovare, però, soluzioni adeguate o definitive (3).

Un altro punto da focalizzare per sottolineare altri importanti rilievi zonali, è quello del «culto della nazione e il mito della guerra», dove il simbolismo politico ebbe una funzione predominante nell’organizzazione e nella formazione di giovani squadre fasciste marsicane. La Cronaca degli Abruzzi ci informa che il 6 agosto 1930 a Tagliacozzo giunsero «i balilla della 533ª Legione dell’Urbe». Erano circa ottanta ragazzi, accompagnati dai loro istruttori che montarono un campo presso «il giardino dell’Asilo pro-scola». Li guidava il centurione Dino Ciapriani, affiancato da altri ufficiali. Il podestà Domenico Amicucci, in pieno accordo con i gerarchi romani, fu lieto di ospitare per tutto il mese avanguardisti e balilla molto efficienti, visto che l’accampamento era: «modernamente attrezzato, e ovunque si notavano la massima pulizia ed il massimo ordine». Qualche giorno dopo, al seguito di numerosi giornalisti di Roma e di importanti personalità fasciste, arrivò il principe Borghese, per visitare il campeggio estivo, accompagnato dai consoli Perretti e Forte (4).

Allievi della 2ª centuria della 244ª legione della Bufalotta ospitati ad Aielli

Altra importante adunata ci fu qualche giorno prima del ferragosto ad Ovindoli, con la partecipazione di numerosi avanguardisti romani, che avevano portato una corona in memoria dei caduti di guerra. Accanto a loro si notò la presenza di ben cinquanta colleghi avezzanesi, comandati dal centurione Materazzi e dai capimanipolo Rizzica, Di Giustino e Ranalletta, che parteciparono alle esercitazioni militari alla presenza del commissario prefettizio del comune, professor Varrassi (5).

Tuttavia, l’avvenimento che impressionò di più l’opinione pubblica marsicana, fu l’escursione ad Aielli della «2ª Centuria della 244ª Legione Rurali della Colonia Agricola della Bufalotta di Roma». L’agguerrito drappello, attraversando le montagne della Sabina e i contrafforti del Monte Sirente in pieno assetto di guerra, giunse nel piccolo paese accolto dal podestà Carlo Muzi. Il rancio, confezionato dalle suore di Carità, con l’aiuto delle guardie comunali e di tutto il personale, venne subito distribuito all’affamata truppa di giovani. Partecipò alle esercitazioni anche il segretario politico Alfredo Maccallini. In seguito, la legione, dopo aver deposto la solita corona di fiori ai caduti, sfilò per le vie del paese «riscuotendo gli applausi di tutta la popolazione. Verso le ore 17, dopo un rinfresco di biscotti e vino, la Centuria ripartì per Ovindoli» (6).

Altre importanti notizie del circondario, ci informano della ricostruzione del fascio di San Pelino, che era stato elevato precedentemente a sezione autonoma, con segretario politico appena nominato. Di fatto, venne designato Francesco Ruscitti: «giovane che gode le generali simpatie, al quale è riservato il compito precipuo di riportare il Fascio di S.Pelino alla sua piena efficienza» (7).

In questo periodo, per comprendere meglio anche i movimenti clandestini dei dissidenti marsicani caratterizzati da manifestazioni politiche, è necessario citare le azioni degli anarchici, che stamparono e affissero sui muri di San Benedetto un manifesto contro il regime nei primi giorni di giugno 1930. Il testo inneggiava il compianto Matteotti e lo stile, ricordava i messaggi minacciosi dei sovversivi di San Benedetto: i cosiddetti «vendicatori rossi» che promettevano vendetta. Per questo, la polizia arrestò di nuovo i soliti Francesco Ippoliti e Francesco De Rubeis, quest’ultimo poi deportato a Lampedusa fino al 1935 (8).

NOTE

  1. R.De Felice, Mussolini il duce, I. Gli anni del consenso, 1929-1936, Giulio Einaudi editore, Torino 2019, p.136.
  2. Il Messaggero, Anno 52° – N.138 – Mercoledì, 11 Giugno 1930.
  3. Ivi, Anno 52°- N.140 – Venerdì, 18 Giugno 1930. Il lungo articolo di prima pagina affrontando il problema dell’imposta sulla produzione, propose una tassa per gli allevatori e una complementare, destinata ad integrare i magri bilanci comunali.
  4. Ivi, Anno 52° – N.187- Giovedì, 7 Agosto 1930, Cronaca degli Abruzzi, Marche e Molise, p.6, Da Tagliacozzo. Con i Balilla della 533ª Legione.
  5. Ibidem.
  6. Ivi, Anno 52° – N.194 – Venerdì, 15 Agosto 1930, p.6, La 2ª Centuria della 244ª Legione Rurali in escursione ad Aielli. La scuola di formazione professionale della Bufalotta (Roma), con annesso convitto, fu gestita dai padri Giuseppini, fino al 1952.
  7. Ibidem.
  8. R.Colapietra, Fucino Ieri, 1878-1951, Ente Fucino, Stabilimento roto-litografico «Abruzzo-Press», L’Aquila ottobre 1998, p.174.

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