Vale qui quanto si è detto precedentemente, tenendo conto della metodologia come chiave di ricerca storica.
La situazione viaria del circondario di Avezzano rispecchiava pienamente l’enorme arretratezza delle province periferiche del Regno delle Due Sicilie.
Da questo punto di vista, scriveva il sacerdote Giuseppe Gattinara di Tagliacozzo:
«Il tratturo di Celano, i Piani di Luna, le Zeppe di Collarmele e Forca Caruso altro non presentavano che semplici tracce di pedoni (…) Incomoda era la via mulattiera che da Avezzano pel Salviano menava a Capistrello donde per Valle di Roveto a Sora (…)
Per accedere al capoluogo del circondario (Avezzano) bisognava servirsi di vetture da soma, con il pericolo di rimanere piantati nella fanghiglia dello stradone di Cappelle o di Cesolino.
Basta dire che da Tagliacozzo ad Avezzano non s’impiegavano meno di quattro ore nelle pessime stagioni.
La posta arrivava una volta a settimana, del telegrafo non v’era neppure l’idea, e chi doveva commerciare restava sempre indeciso.
Da ciò il ristagno dei generi e del bestiame, la scarsità di denaro, poco lavoro ed estrema miseria» (1).
Questa descrizione è ampiamente confermata dai dati d’archivio, dai quali risulta che la strada Avezzano–Tagliacozzo era un semplice tracciato per vetture da basto, ampliato solo nel 1828 dal generale borbonico Alessandro Nunziante, che arrivò persino a minacciare l’arresto degli amministratori di Scurcola, poiché i carri d’artiglieria rimanevano spesso impantanati per le piene del fiume Rafia.
I dati storici confermano inoltre che solo nel 1882 fu inaugurata la strada provinciale verso Roma (2).
Parallelamente, le comunicazioni tra la Marsica e Napoli erano estremamente difficili: la Valle Roveto fino a Sora rappresentava una delle linee di frontiera più lunghe e pericolose del Regno, confinante con lo Stato Pontificio.
Tale isolamento fu dovuto a pregiudizi strategici e politici dei Borbone, mentre Gregorio XVI fece realizzare la strada nei territori pontifici. È evidente come questa condizione di isolamento abbia inciso negativamente, alcuni anni dopo, anche sull’impresa del prosciugamento del lago Fucino (3).
Dal 1824 in poi, nel distretto di Avezzano si registrarono peggioramenti nei rapporti socio-economici e nello “spirito pubblico”, segnati da timori, sospetti e angherie tra i ceti sociali, con la conseguente trascuratezza di ogni attività proficua (4).
Lo stesso giudizio critico può essere applicato ai consiglieri comunali del municipio di Avezzano, presieduti dal sindaco Mattei, non sempre all’altezza del proprio ruolo. Dagli Atti del Decurionato emergono i nomi di Contaldi, Parlati, Toccotelli, Mancinelli, Rosati, Jatosti, Saturnini, Colacicchi e Lolli.
Non a caso, il consiglio municipale fu sciolto nel 1829 e ricostituito nel 1832 con nuovi componenti, tra cui Francesco Pancari, Francesco Mattei, Giuseppe Cerri, Girolamo Contaldi, Francesco Giulio Saturnini e il sindaco Agostino Jatosti.
Al sottintendente Valentino Gualtieri seguirono altri funzionari fedelissimi del Borbone, come Maio e D’Elias, aumentando la schiera dei cosiddetti “attendibili”. Nel 1830 il principe Capece Zurlo assunse la giurisdizione amministrativa e militare della provincia dell’Aquila, seguito dal marchese di Santo Stefano (1835), Luigi dei Baroni Ajossa (1846), dal liberale Mariano D’Ayala (1848), e infine da Michele Bevilacqua e Nicola Dommarco (5).
Su questo approccio critico alle fonti si innestano anche interessanti dati demografici, tratti dai “Giornali dell’Intendenza” del 1846:
Avezzano contava 4.122 abitanti, mentre Celano (5.116) e Tagliacozzo (7.515) superavano nettamente il capoluogo marsicano.
Nel complesso, il distretto di Avezzano contava circa 21.674 abitanti.
Successivamente, però, la popolazione di Avezzano raddoppierà, grazie ai lavori di bonifica del lago Fucino e all’arrivo di numerosi “forastieri” (6).
NOTE
1) G.Gattinara, Storia di Tagliacozzo, Città di Castello, S.Lapi, Tip.Editore, 1894, p.49.
2) Ivi, p.75.
3) R. De Cesare, La fine di un regno (Memor), Parte II, Regno di Ferdinando II, Città di Castello, S.Lapi, Tip. Editore 1900, p.595.
4) B.Jatosti, Storia di Avezzano, Volume Primo, Tip. Marsicana di V.Magagnimi, Avezzano, pp.133-137.
5) Giornali degli Atti dell’Intendenza della Seconda Provincia di Abruzzo Ulteriore dell’Aquila (1846), Passim.









