L’addio a “Coppetta”, morire al tempo del Coronavirus senza avere il Coronavirus

Capistrello – Viviamo tempi eccezionali in cui l’interruzione delle relazioni sociali, la distanza dalle persone a cui siamo legati ci fa avvertire ancora più forte la necessità di stare vicini. In fondo ogni cosa viene apprezzata di più quando viene meno. 

Poi accade che all’improvviso qualcuno ci lasci, così, senza preavviso, e ci accorgiamo che le nuove regole non ci permettono nemmeno andare a salutare per l’ultima volta il caro estinto. Morire al tempo del Coronavirus, non è come le altre volte, anche quando si muore per motivi che nulla hanno a che vedere col coronavirus.  

Stamattina ho letto il post struggente di una persona di Capistrello dov’era scritto «Addio fratello mio non ti ho potuto salutare neanche per l’ultima volta. Adesso sei con papà.» poi altri post, di altre persone ,di un altro paese che salutavano “Coppetta” questo il soprannome con cui era conosciutissimo il titolare di un bar di Civitella Roveto.

Persone che si accomiatano dalla vita quasi in punta di piedi, senza cerimonie funebri, senza il corteo degli amici e dei parenti, perché vige il divieto di assembramento. Anche in questo il Coronavirus ci ha costretti a cambiare. «Inutile piangere, si nasce e si muore da soli.»scrive Cesare Pavese, nel suo libro, La casa in collina. 

Mai come in questi tempi, la paura di una pandemia di fronte alla quale siamo ancora disarmati, porta ognuno a chiudersi nella sua tana alzando muri, aumentando le distanze, amplificando le solitudini. Eppure come parte del genere umano nessuno di noi è un’isola ,come scrive John Donne nella sua la celebre poesia, un vero e proprio atto d’amore per tutti gli esseri umani.     

«Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te».