La storica azienda sartoriale di Aielli “Cordone 1956” apre uno showroom in Cina



Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su print

Aielli – L’azienda “Cordone 1956”, fondata da Luigi Cordone ben 63 anni fa, vanta una vastissima esperienza nel campo sartoriale, grazie alla quale riesce a vestire un’ampia clientela in maniera impeccabile, attraverso la creazione di capi unici e personalizzati per linea, per taglio e per la lavorazione completamente manuale, con una cura particolare ai dettagli.

Dall’11 al 14 giugno a Firenze l’impresa ha preso parte per la prima volta alla più importante fiera della moda maschile, ovvero Pitti Uomo, che come è ben risaputo è il crocevia globale delle tendenze e delle novità, il luogo da dove prende slancio la campagna vendite delle aziende, l’occasione in cui promuovere o lanciare un nuovo progetto, presentare al meglio caratteristiche e principi di una collezione e trarre ispirazione per nuove creazioni.

La partecipazione alla fiera di Pitti Uomo ha permesso all’azienda “Cordone 1956” di avere un risalto anche da parte di media giapponesi e coreani, la cui presenza all’evento si è rivelata molto importante anche in vista della recente inaugurazione di uno showroom dell’azienda nella città cinese di Shaoxing, che conta quasi 5 milioni di abitanti, puntando soprattutto sulla vendita di camicie confezionate artigianalmente dalle sapienti mani aiellesi.

La “Cordone 1956” ha realizzato nell’ultimo anno un export pari al 95%, e dopo aver aperto uno showroom a Milano ed uno a New York, quello cinese è il terzo.
Puntiamo sulla Cina per incrementare il nostro fatturato, in quanto è una economia che sta avendo una crescita pazzesca, e vogliamo essere presenti sul mercato nel momento in cui il made in Italy sarà richiesto ancor di piu” spiega Luigi Cordone,  “il nostro obiettivo per l’anno in corso è sicuramente di consolidare la nostra presenza nel mercato americano, in quello londinese e anche degli emirati arabi, ma vediamo con un occhio clinico l’apertura di un negozio monomarca“.