La prostituzione ad Avezzano: da fenomeno sociale a riscatto umano


Avezzano – La prostituzione è un fenomeno che è sempre esistito e da sempre è diffuso fra tutti i popoli, anche se sotto forme diverse. Fra i semiti, ad esempio, era addirittura associata al culto di certe divinità. Qualcosa di simile accadeva in Grecia e presso i Romani, nel culti di Afrodite a Corinto e nei riti in onore di Bacco, i baccanali, che vennero proibiti a Roma proprio a causa della loro violenza e licenziosità. Accanto a tale prostituzione “sacra”, esisteva anche la prostituta che offriva il proprio corpo a scopo di ottenere vantaggi economici o sociali.

Alcuni scrittori e artisti della Grecia antica descrissero alcune grandi figure di cortigiane, la celebre Frine e la splendida Clodia cantata da Catullo, circondate dall’ ammirazione di tutti, dal favore degli uomini più ricchi e influenti. Erano donne che, per la loro bellezza e intelligenza, non si rassegnavano alla subordinazione all’uomo tipica di quelle società, ma si trasformavano in etere, amanti degli ingegni migliori del tempo, della cui amicizia si compiacevano e con i quali formavano una sorta di raffinatissimo salotto letterario. Nel Medioevo, con l’ affermarsi di una profonda religiosità, la figura”diabolica” della donna, la prostituta, venne emarginata in determinati quartieri, con l’ obbligo di portare certi segni o abiti distintivi come marchio della sua infamante condizione. Nessuna società, a quanto pare, è mai stata priva di questa figura, che sembra avere, quindi, una certa funzione sociale, per quanto bassa e riprovevole.

Ad Avezzano, cuori sensibili e anime buone stanno facendo molto per queste ragazze sfortunate che per varie ragioni sono finite sulla strada. Sono le suore del Sacro Cuore sono riuscite a convincere e persuadere queste donne che avevano diritto ad una seconda scelta, la vera vita, quella degna di essere vissuta. Dopo iniziali esitazioni le hanno seguite e si stanno adoperando a cercare un lavoro vero, quello che dà dignità all’essere umano. Poche persone hanno realizzato un’ opera salvifica enorme che contribuisce a dare spessore alla vita di quelle ragazze che fino a qualche tempo fa erano sui marciapiedi di via Collelongo a vendere i loro corpi sotto le redini dei loro protettori . In qualsiasi modo lo si consideri, rimane ingiustamente e inumano, in senso letterale, che un individuo per scegliere quella strada, o perché costretto a farlo, sia costretto, sia costretto a  negarsi come tale. (V.L.)


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