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La Marchesa di Foggia e la epigrafe di Villavallelonga

Redazione

di Leucio Palozzi

Il compianto amico Sandro D’Amato, di S. Benedetto dei Marsi, al tempo residente a Marino (Roma), è stato un illustre archeologo e nel 1978 soggiornò a Villavallelonga, proprio a Colle Quaresima. Pubblicò su “Il Tempo” un interessante articolo, alla vigilia della festa di S. Leucio, il 1° settembre 1978:
Storia e Turismo per il bicentenario di Villavallelonga” e magnificò l’evento che l’indomani avrebbe celebrato la ricorrenza del secondo centenario dall’arrivo della reliquia del Patrono S. Leucio, donata alla comunità locale dalla Diocesi di Trani nel 1778. Il dono fu molto apprezzato dai nostri pastori che avevano intense relazioni con i cittadini del Tavoliere dove si recavano per pascolare greggi e armenti con una transumanza realizzata da secoli ed oggi estinta. I pastori percorrevano il Tratturo regio di Celano fino alla dogana del Tavoliere per entrare a pascolare circa trenta greggi ed armenti, avendo l’erba quale stella polare del loro cammino che iniziava da Villa per dirigersi a oriente, risalendo Amplero sopra il Fucino, così da utilizzare quel Tratturo fino alla Dogana del Tavoliere (seppure fosse più breve, ma non autorizzato, il percorso a sud dal Valico dell’Aceretta).

In quell’articolo, il nostro illustre amico, oltre a riportare l’epigrafe latina che sancì il patronato laico del culto di S. Leucio e la fondazione di Villavallelonga, nel nome attuale, diede altresì notizia di un’altra epigrafe, sempre in latino, per aver qui soggiornato in Via Colle Quaresima, al civico oggi segnato n. 22, in posizione però di difficile lettura a circa 6 m. dal suolo. Dopo tanti anni posso infine svelare l’identità del personaggio che aveva scritto quell’epigrafe latina e cioè la Marchesa di Foggia che volle menzionare ai posteri l’aria balsamica respirata nel suo salutare soggiorno. Nel 1856, si era in pieno Risorgimento e si costruivano le fondamenta del Regno d’Italia, quando ancora il Lago di Fucino conservava tutte le sue acque, e il cavallo o il carretto (o la biga) erano gli unici mezzi di locomozione della Vallelonga conchiusa da quel Lago, ben largo ma non molto profondo, e con facili inondazioni perché al tempo sprovvisto del necessario emissario. Dell’iscrizione ne ho offerto l’informazione, sia nella “Storia di Villavallelonga” del 1982, sia in “Villavallelonga segreta” del 2019, senza essere riuscito a poter svelare l’identità ignota di quel famoso personaggio che lasciò ai posteri l’epigrafe latina, facendo così supporre che fosse stata lasciata da un ecclesiastico, per la padronanza di quella lingua generalmente parlata nelle funzioni religiose del tempo e che nell’anno in cui L’Aquila celebra la sua funzione di capitale italiana della Cultura (2026) segna ormai il 170° anno da quell’evento.

AD · HUNC · COLLIS · QUADRAGESIMALIS ·BALSAMINUM · AeR · ReSPIRANDUM · ACCeSSIE · M · G · B ·     A · D · 1856

Nell’agenda dei sospesi di ricerca storica, a suo tempo annotai l’identità da svelare, senza mai riuscire ad individuare chi abbia lasciato quel messaggio in latino:
AD · HUNC · COLLIS · QUADRAGESIMALIS · BALSAMINUM · AeR · ReSPIRANDUM · ACCeSSIE · M · G · B · A · D · 1856”, traducendosi in italiano: “Sono venuta a respirare quest’aria balsamica di Colle Quaresima”. Seguono il nome M.G.B. e l’anno del Signore 1856. La verità può ora essere svelata, dando la notizia storica che ha richiesto diversi riscontri, perché è stato facile supporre che si potesse trattare dell’ultimo Papa Re e cioè di Pio IX le cui iniziali dei nomi al secolo erano racchiuse in quella sigla M.G.B., di facile attribuzione a Maria Giovanni Battista della famiglia di nascita (Mastai) che identificava quel Pontefice, ma questo ha reso solo più avvincente quella ricerca, e quindi si è esclusa tale eventualità. Dalla direzione del Museo dedicato a quel Pontefice ho appreso che il Papa non ha mai utilizzato la sigla MGB nelle Sue epigrafi in tutto il lungo Pontificato di 32 anni. Dunque, la ricerca andava ristretta al Regno di Napoli (poi Regno delle Due Sicilie). Il negativo riscontro è stato molto utile a riprova che i risultati negativi possono risultare forieri di futuri successivi sviluppi e così utili per raggiungere altri traguardi o comunque giungere ad altre verità.

“Sono venuta a respirare questa aria balsamica di Colle Quaresima”
M.G.B. Maria Grazia Barone A.D. 1856”

Così, passando in rassegna i possibili personaggi dell’epoca, tali cioè da poter essere individuati tra i possibili autori dell’epigrafe latina, recante il bel messaggio sulla salubrità dell’aria di Colle Quaresima, ho in realtà scoperto il vero personaggio al femminile, cioè una persona religiosissima, ma laica, nella Marchesa Maria Grazia Barone M.G.B., nata nel 1829 a Foggia, figlia del patriota Alessio e prima di cinque figli. Dunque, soggiornò a Colle Quaresima nei pressi della originaria parrocchiale di S. Nicola, nel 1856 a 27 anni. Era moglie del Marchese Giacomo Celentano che fu anche Sindaco di Foggia. Da qui il suo viaggio che presumibilmente utilizzò il Tratturo che univa Villa alla Grande Foggia e che in quel tempo costituiva ancora il cuore economico del Regno di Napoli e poi del Regno delle Due Sicilie. La Marchesa però ebbe diversi lutti; prematuramente perse la sua unica figlia e lo stesso marito la lasciò poi senza figli, così da indurla a lungimiranti vedute, in quanto nel 1900 la nobildonna, scrisse di suo pugno un testamento (olografo) a Napoli di ben sedici pagine e regolò l’uso di tutti i suoi ingenti beni terrieri nel Tavoliere per la futura istituzione di una Opera Pia o fondazione ONLUS che avesse la finalità di assistere i poveri e gli anziani. Dopo la sua morte nel 1918, quando il testamento fu pubblicato, iniziò l’attuazione delle sue volontà e fu possibile avviare la grande opera solo nel 1929, con la costruzione affidata ai fratelli Mastrella di Gaetano e il cui progetto comprese anche una Cappella a lei destinata.

Così svelandosi il mistero e la Storia di un personaggio femminile che soggiornò a Villa nel 1856, a testimonianza di un fecondo rapporto dei nostri pastori tra Villa e il Tavoliere, tanto che a Villa venne sviluppato, forse anche in virtù di quel suo soggiorno, il culto al Santuario della Madonna della Lanna, così sorto da una stele già esistente. Così, progredendo un culto derivato dall’Incoronata di Foggia apparsa nell’ultimo sabato d’aprile e primo anno del secondo millennio (1001), nel bosco detto Cervaro. Al di là di questa evoluzione, resta l’importanza di un soggiorno a cui la Marchesa volle dare un risalto epigrafico che forse manterrà a lungo la memoria di quel suo soggiorno, ma anche per l’idea poi sviluppata da Soccorsa Bianchi di istituire dal 1891 il culto per la Madonna della Lanna in origine raffigurata con il bambino in braccio ma con il velo scuro e la veste nera, così festeggiata nello stesso ultimo sabato di aprile, giorno di apparizione della Incoronata di Foggia e qui ora ricordata dal Santuario, a pochi chilometri fuori dal paese, posto a sud a mezza via per raggiungere i pascoli montani del periodo estivo. Un rapporto, dunque, fecondo, con un legame anche spirituale tra le due terre, non solo radicato dalla reliquia di S. Leucio, ma anche dal culto Mariano per la Madonna della Lanna che si sviluppò proprio negli anni successivi al soggiorno della Marchesa e che, cessata la transumanza, ne conserva ora il ricordo e la memoria con il tour bike del Grande tratturo che in estate congiunge Villavallelonga e Orta Nova (FG).

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