Capistrello – La Corte d’Appello di Roma ha assolto un 72enne originario di Capistrello dall’accusa di omicidio colposo nell’ambito del procedimento relativo ad un tragico incidente stradale avvenuto il 22 maggio 2014 lungo la Cristoforo Colombo, a Roma, nel quale perse la vita un giovane di 34 anni, anche lui abruzzese.
La Prima sezione penale della Corte d’Appello ha riformato la sentenza pronunciata in primo grado dal Tribunale di Roma il 20 dicembre 2023, stabilendo nei confronti dell’uomo l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”. In primo grado il 72enne era stato condannato insieme ad un altro imputato, un rumeno di 35 anni.
Secondo l’accusa, quel giorno lungo la carreggiata si trovava un autocarro utilizzato nell’ambito di lavori di manutenzione stradale. Il 35enne, dipendente della ditta che stava effettuando i lavori, aveva parcheggiato l’autocarro sulla corsia di sorpasso e aveva omesso di predisporre correttamente la segnaletica prevista per segnalare l’ostacolo. In questa situazione, l’auto condotta dal 72enne di Capistrello andò ad impattare contro il mezzo nonostante un’estrema manovra verso destra. A quel punto, la vittima, alla guida della sua moto, non avendo percepito tempestivamente l’ostacolo e, nonostante un estremo tentativo di evitarlo, andò a collidere con l’autocarro.
Il 34enne cadde rovinosamente a terra e morì sul colpo. Il punto centrale dell’appello ha riguardato proprio il ruolo attribuito alla vettura del 72enne. Secondo l’impostazione accusatoria, l’auto avrebbe ostacolato la visuale del motociclista che sopraggiungeva, impedendogli di percepire in tempo la presenza del mezzo fermo sulla carreggiata. Una ricostruzione che la Corte d’Appello non ha però ritenuto provata.
Nelle motivazioni i giudici di secondo grado sottolineano come dagli elementi emersi nel dibattimento e dalle risultanze delle consulenze tecniche non sia stato possibile attribuire alla condotta dell’uomo un contributo causalmente rilevante nella morte del motociclista. La Corte evidenzia, in particolare, che la collisione mortale sarebbe avvenuta tra il ciclomotore e il furgone presente sulla corsia, senza che sia stato dimostrato un effettivo coinvolgimento causale dell’automobile condotta dal marsicano.
La condotta di guida del 72enne, difeso dall’avvocato Luigi De Meis, non è stata ritenuta causa dell’incidente mortale e da qui l’assoluzione con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Diversa la posizione dell’altro imputato per il quale la Corte d’Appello ha confermato la condanna con conseguente esecutività nei suoi confronti della sentenza di primo grado.
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